Le donne trattengono la pipì molto più degli uomini, ma mica per farsi del male: se ti scappa mentre sei fuori casa, il mondo diventa cattivo, i bagni dei bar per lo più indecenti, irraggiungibili quelli dei centri commerciali, e lasciamo stare treni e stazioni; se poi sei in un luogo aperto, addio. Non è solo per ragioni fisiologiche che per gli uomini è più facile.
Tabù e condizionamenti, norme implicite e imbarazzo sociale incidono sulla vita quotidiana; e, per esempio, a scuola il ritegno nel chiedere di andare in bagno è molto più forte nelle ragazze (21 per cento), che nei ragazzi (8). Questo è uno dei mille dati del corposo rapporto sulla salute di genere stilato dal think tank di Teha Group, presentato ieri a Roma, in una prospettiva che affianca alla dimensione sanitaria quella culturale ed economica. Qui citiamo i dati, sul trattenere la pipì: i principali ostacoli sono le condizioni igieniche dei bagni (secondo il 90,7 per cento delle donne), la mancanza di servizi (87,4 per cento) e le giornate troppo frenetiche (43,5). Fatica di vivere a parte, si va incontro a infezioni e ad altri danni alla salute. Ma le nostre città non sono pensate per donne e bambini. E se lui quando non ce la fa più se la cava dietro a un albero, lei può solo sperare di potere imitare da qualche parte la bambina-fontana di Bruxelles senza vergognarsi troppo.
Sul Venerdì del 24 aprile 2026


























