Questa notizia circola da un po' su social e giornali (anche su Repubblica). Quando l'ho intercettata, la settimana scorsa, avevo appena chiuso la rubrica e mi sono mangiato le mani: era un viaggio da fermo perfetto! Non pensavo che avrebbe "retto" un'altra settimana. Invece è restato tutto come prima e quindi non posso farmela e farvela scappare.
Dunque: qualche tempo fa il generale Vannacci ha aperto a Firenze la sede del suo movimento Futuro nazionale, in piazza Tanucci, dove fino a poco fa c'era il Caffè Sofia. È arrivato all'inaugurazione accolto da sostenitori che cantavano l'inno nazionale e da contestatori che proprio di fronte hanno servito una "ribollita antifascista". La sede è stata subito segnalata su Google Maps. E subito gli "utenti" hanno cominciato a recensirla. Solo che tutte le recensioni (attualmente ce ne sono più di 50) ne parlano come se all'indirizzo di Futuro Nazionale ci fosse un negozio di kebab. "Cipolla rancida e pane vecchio. La carne non proprio di qualità. Le salse: insulse". "Kebab strepitoso, la salsina al ricino è indimenticabile!" "Gay-friendly, inclusivo, multiculturale. L'angolo con il bookcrossing etico e l'alternativa vegana sono sorprese graditissime". "Kebab senza infamia e senza lode. Simpatico il titolare, Abdul Vannacallah" e via lodando o insultando, comunque sfottendo.
L'accostamento tra il Generale e la carne allo spiedo di origine mediorientalenasce da una trasmissione di Rete 4 in cui una ragazza di origine africana esclamò: «Lui avrebbe tratti caucasici? Mi sembra il turco che mi vende il kebab».
Non si sa se l'ondata di pseudorecensioni sia coordinata o se, come forse è più probabile, sia scattato un effetto di emulazione. Contro il review bombing – il fenomeno degli utenti che accorrono in massa a recensire negativamente un prodotto o un locale – è addirittura stata approvata una legge: per evitare truffe, concorrenza sleale o ricatti prevede che chi recensisce un ristorante o un locale debba farlo entro un mese dalla visita e provare che ci è stato veramente. Ma la legge non è ancora operativa perché mancano le linee guida di Antitrust e Agcom. E comunque nulla dice del caso in cui un movimento politico venga scambiato per un kebabbaro. Un mese dopo l'inaugurazione, alcuni dei cittadini che protestarono in piazza hanno ricevuto multe da mille a diecimila euro. Contro i recensori malevoli, invece, Vannacci non ha voluto o potuto fare nulla: le recensioni sono ancora tutte lì. Eccone un'altra: "Curiosa l'idea del kebab al contrario, dove gli ingredienti vengono disposti all'esterno della piadina arrotolata, ma davvero poco pratica nel momento della consumazione. Le mani si sporcano, le salse colano e il pane si ammolla fino a collassare. Un prodotto inutile che fa sentire chi lo consuma poco intelligente per averlo scelto".
Dalla newsletter Finalmente è Venerdì del 1° maggio 2026. Clicca qui per iscriverti, è gratis
























