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Flotilla, altri due giorni di carcere per gli attivisti t...
di Alessia C · 2026-05-03 · via Repubblica.it Esteri

Thiago Avila e Saif Abukashek, i due membri del direttivo della Global Sumud Flotilla fermati durante il raid della Marina israeliana e portati ad Ashkelon a differenza degli altri 173, liberati in Grecia, dovranno rimanere nel carcere di Shika in Israele almeno altri due giorni.

Provati, stanchi, da giorni in sciopero della fame per protestare contro violenze e abusi subiti, i due sono comparsi in aula con indosso la divisa marrone dei detenuti e ai piedi di Avila, come mostra un video girato durante l’udienza pubblica, le catene. Sul volto, Avila mostrava i segni delle botte ricevute, su cui già ieri il personale consolare brasiliano che era riuscito a incontrarlo in carcere, aveva lanciato l’allarme.

Saif Abu Keshek
Saif Abu Keshek 

Sui polsi dello spagnolo-palestinese Saif Abukashek invece c’erano ancora i segni delle fascette con cui gli sono stati legati i polsi per quasi due giorni. Un “trattamento inumano” lo hanno definito gli avvocati della ong Adalah che li assistono, sollevando la questione durante l’udienza, ma su cui il tribunale non è intervenuto.

Contro i due attivisti accuse di terrorismo

Il giudice del tribunale locale ha invece accolto parzialmente la richiesta dell’avvocato dello Stato, che aveva chiesto per entrambi altri quattro giorni dietro le sbarre perché sospettati di “assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con agenti stranieri, fornitura di servizi e trasferimento di beni per conto di un'organizzazione terroristica”. Non si tratta di un’incriminazione formale ma di ipotesi di reato “sotto indagine” che comunque in Israele rende possibile il prolungamento della detenzione.

L’ira di Spagna e Brasile: “azione illegale”

Inutilmente gli avvocati di Adalah che assistono i due attivisti hanno contestato l’assenza di base legale della detenzione stessa, ricordando che Avila e Abukashek sono stati catturati in acque internazionali di competenza europea. Il verdetto rischia di rendere ancor più tesi i rapporti con Spagna e Brasile, che già nei giorni scorsi con una nota congiunta hanno condannato “il rapimento dei nostri connazionali in acque internazionali”. Raid, cattura e deportazione in Israele di Avila e Abukasheck – si leggeva – sono “azione palesemente illegale, al di fuori della loro giurisdizione, che costituisce un affronto al diritto internazionale, è soggetta a giudizio dinanzi ai tribunali internazionali e si configura come reato penale ai sensi delle nostre rispettive giurisdizioni". Concetti ribaditi ieri dal ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares che ha chiesto l’immediato rilascio di Saif Abukashek, da oltre vent’anni cittadino spagnolo, fermato in acque internazionali con un raid "completamente illegale" e "inaccettabile", "al di fuori di qualsiasi giurisdizione".

Petizioni e appelli per la liberazione

Per la liberazione dei due attivisti, ci si muove anche in Italia, con un esposto urgente presentato alla procura di Roma, e in Europa, con un ricorso urgente alla Corte europea per i diritti dell'uomo, mentre a livello mondiale è partita una raccolta firme che in poche ore conta già con migliaia di sottoscrizioni. Per loro ha fatto un appello anche Greta Thunberg, in passato più volte in missione con le flotille che hanno tentato di raggiungere la Striscia, ma che ha deciso di disertare l’ultima spedizione per continuare il lavoro a terra.

Flotilla per Gaza, Greta Thunberg: “Liberate gli attivisti Abukeshek e Avila arrestati da Israele”

In Italia alcuni degli attivisti bloccati e rilasciati

“Quello che è avvenuto di fronte alle coste greche non è un atto di pirateria, ma la consapevole conseguenza del supporto dei governi europei al regime israeliano. Il blocco navale imposto su Gaza si è esteso a tutto il Mediterraneo sino alle nostre coste”, ha detto in nottata Tony La Piccirella, membro del comitato direttivo, anche lui fermato durante il raid israeliano insieme ad altri 175 attivisti e rimasto per quaranta ore in isolamento su una nave militare israeliana. Con altri attivisti, fra cui diversi italiani, La Piccirella sta rientrando in Italia “per testimoniare gli abusi subiti e l’azione totalmente illegale che è stata commessa”, mentre in Grecia il resto della Flotilla sta approfittando dei giorni di maltempo per rimettere in sesto le barche e ripartire.

La Flotilla si prepara a ripartire

Alcune delle vele abbordate dalla Marina israeliana e lasciate alla deriva dopo la cattura dell’equipaggio sono state recuperate. Tutte sono state danneggiate, la maggior parte hanno vele squarciate e cime tranciate, ma alcune hanno ancora motori funzionanti quindi, con non poco lavoro, a breve potranno tornare in mare. Meltemi permettendo, tra tre-quattro giorni la flotta potrebbe ripartire. “Se fino a qualche giorno fa avevamo due milioni di ragioni, tante quante i cittadini di Gaza, per raggiungere la Striscia, oggi – dicono da bordo, con un pensiero ai due attivisti detenuti – ne abbiamo due in più”.