Il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, oggi presenta un'interrogazione al ministro dell'Economia e delle finanze Giorgetti e al ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso sulla vicenda della buonuscita richiesta dall'amministratrice delegata di Terna Giuseppina Di Foggia, in procinto di passare alla presidenza di Eni. Secondo Misiani "i fatti sono di una gravità che non può essere ignorata. Di Foggia, nominata da questo governo nel 2023 e ora scaricata dallo stesso esecutivo che l'aveva voluta, avrebbe chiesto a Terna una buonuscita di 7,3 milioni di euro nonostante sia destinata alla presidenza di un'altra grande partecipata pubblica. Una pretesa che appare in diretto contrasto sia con la policy di Cassa depositi e prestiti, che esclude la buonuscita in caso di transito tra società controllate dallo stesso azionista pubblico, sia con lo statuto di Terna, che non prevede severance in caso di dimissioni volontarie. Stiamo parlando di risorse di una concessionaria di un servizio pubblico essenziale, che opera in regime di tariffa regolata. Quei soldi li pagano gli utenti e i contribuenti. La vicenda è la spia di una gestione complessivamente improvvisata e opaca delle nomine pubbliche da parte del governo Meloni, che ha già prodotto criticità in Eni, Leonardo, Poste Italiane e Mediobanca. Il risultato, in questo caso, è uno stallo istituzionale che vede Palazzo Chigi, il Mef e Cdp in aperto contrasto, con un danno rilevante alla governance di due società di importanza sistemica per l'economia e la sicurezza energetica del Paese".
Conclude Misiani: "Ho chiesto ai ministri di chiarire se siano a conoscenza della trattativa in corso e se ritengano la pretesa compatibile con le norme applicabili, quali iniziative intendano assumere per impedire l'erogazione di somme prive di idonea base giuridica, e se non sia giunto il momento di una revisione organica della disciplina dei trattamenti di fine mandato dei vertici delle partecipate pubbliche, per garantire criteri omogenei, trasparenti e proporzionati. Il Parlamento deve essere messo nelle condizioni di valutare compiutamente questa vicenda".
Angelo Bonelli, co-leader di Avs, davanti Montecitorio, commenta: “L’unica risposta seria che il governo può dare è accompagnare alla porta questa dirigente o presunta tale e non darle la presidenza dell’Eni. Come si può dare la presidenza dell’Eni a chi di fatto ha costruito un’operazione di contrattazione per avere 7 milioni e 300 mila euro? Il punto è che questa persona l’hanno messa loro anche a Terna. Ci sono queste porte girevoli nei cda delle società che contano su cui il governo deve dare spiegazioni agli italiani”.























