Due ore e mezza di «bella conversazione bolognese» con Elly Schlein, per parlare di tutto «anche di Vannacci, figurarsi». Romano Prodi ieri dal palco di Repubblica delle Idee, nell’intervista a Francesco Bei, ascoltata in prima fila dalla segretaria del Pd, ha dimostrato di essere davvero “professore in scienza della coalizione”.
Professore, l’incontro con Schlein è molto importante…
«Abbiamo avuto una conversazione veramente ampia, a casa mia e abbiamo parlato di tutto».
Dell’ex generale cosa ne pensa?
«La spinta verso l’estremismo è un’infezione che sta prendendo la democrazia, bisogna riprendere il ruolo dei partiti e questo compito grava soprattutto sul Pd, l’unica struttura che può avere un colloquio con la gente».
Vannacci è un problema anche per Giorgia Meloni, se lo lascia fuori dalla coalizione può farle perdere le elezioni, secondo lei come finirà?
«Penso che Vannacci starà dentro (la coalizione di centrodestra, ndr) dopo essere cresciuto fuori. Il problema è per Forza Italia che si è sempre detta incompatibile. Ma sarebbe un suicidio per loro tenerlo fuori».
Di fronte a questi nuovi “pifferai magici” della destra, cosa deve fare la sinistra per convincere?
«Una politica riformista, di nuovi contenuti, fatta con la gente e di popolo, come fece anche l’Ulivo. Porre attenzione su quello che sta a cuore alla gente».
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha proposto la riforma dei medici di famiglia e se l’è dovuta rimangiare…
«Schillaci aveva presentato una proposta di riforma dei medici di famiglia e delle case di comunità che andava nella giusta direzione, è un tema che abbiamo sempre sostenuto anche noi, non possiamo vivere in un Paese che ha avuto l’ultima riforma della sanità nel 1978 quando gli strumenti erano diversi. Se una riforma è giusta bisogna sostenerla, anche quando arriva dall’avversario politico, è questo lo spirito riformista ».
Lei che aggettivo assocerebbe alla parola “riformismo”?
«Riformismo concreto, di cui si vedono i risultati: avete visto l’angoscia che c’è sulla salute almeno in un terzo delle famiglie, per le liste d’attesa? È una situazione che vent’anni fa non esisteva in queste dimensioni».
La patrimoniale aiuterebbe?
«Siccome non si riesce a farla, non facciamola, però non possiamo dire che sia un meccanismo demoniaco».
Cosa manca al Pd per essere il baricentro di tutti i riformismi?
«Come partito si è rafforzato, il problema ora è andare al governo e per questo serve una coalizione con diverse voci che confluiscano in un unico programma, la parola compromesso è positiva. Bisogna fare l’accordo sui contenuti, se lo facciamo sui personalismi l’accordo non ci sarà mai».
Le primarie sono il metodo giusto per scegliere il leader?
«Le primarie non sono né sacre né da biasimare, sono uno strumento da usare in modo appropriato. Devono avvenire dopo un processo di definizione chiaro».
Occhetto ha detto che senza la Bolognina non ci sarebbe stato il Pd, lei concorda?
«Credo fosse figlia dei tempi. Poi sì, creò le condizioni perché nascesse il Partito democratico».
Da ex presidente della Commissione europea, come ha vissuto l’esclusione dell’Italia dai principali tavoli diplomatici sulla guerra in Ucraina?
«Non ho goduto, è stata un’umiliazione per l’Italia. Che ai tavoli vadano Germania, Francia e un Paese che non è più nell’Unione europea come il Regno Unito per me è un dramma».
L’Ucraina nell’Unione?
«Deve avere un posto nell’Ue, ma prima viene la pace. I quattro protagonisti delle due guerre in corso sono esausti e in questi casi il compromesso è più facile».
Anche in Iran?
«Spero che si firmi presto una tregua di lungo periodo in cui non toccheranno l’aspetto definitivo dell’arma nucleare ma tutti i problemi di contorno, riportando quella normalità che diluisce i danni».

























