A Venezia è stato bloccato dalle forze di polizia il tentato blitz delle attiviste anti Putin dei collettivi Pussy Riot e Femen prima di arrivare in piazza San Marco. Le manifestanti, con in testa un passamontagna rosa, hanno fatto una corsa dalla piazza della chiesa di San Moisè verso la celebre piazza ma dopo nemmeno trenta metri sono state bloccate da un cordone di polizia lungo Salizada San Moisè di fronte alla calle di Cà Giustinian, dove si trova la sede della Fondazione Biennale. Qui Nadya Tolokonnikova, leader delle Pussy Riot, è riuscita a entrare all'interno per tentare di parlare con il presidente Pietrangelo Buttafuoco – che però era assente perché in quel momento all'Arsenale – ed è stata ricevuta da un funzionario. Le è stato detto di inviare una mail con il suo numero di telefono per essere richiamata. Fuori, intanto, contro la riapertura del padoglione russo sono stati scanditi cori e slogan come "No al sangue russo a Venezia" e "No a Putin a Venezia".
La protesta ha avuto ripercussioni nella stretta via, creando disagi alle centinaia di turisti e cittadini, costretti a cercare strade alternative per aggirare il blocco.
È solo l’ultimo blitz della manifestanti a Venezia. Come annunciato, ieri, hanno fatto irruzione davanti al padiglione russo intonando slogan contro Putin e lanciando fumogeni rosa alternati a quelli giallo e blu, i colori della bandiera Ucraina. Alla protesta delle attiviste hanno aderito anche alcuni manifestanti vicini ai dissidenti russi. Intanto, dopo le dimissioni della giuria internazionale, sono arrivate altre defezioni: il regista russo Alexander Sokurov e la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry "per indisponibilità dell'ultima ora" non parteciperanno all'evento della Parola/Il dissenso e la pace previsto durante la preapertura della Biennale.
Seguiranno altre forme di contestazioni. Europa Radicale, Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression lanciano un appello a partiti e società civile: "No alla propaganda travestita da cultura del Padiglione Russia, megafono di un regime liberticida. Portiamo in laguna la vera arte libera, russa e dei popoli colonizzati e oppressi dall'imperialismo russo", riporta una nota, secondo cui "si rafforza e si allarga il fronte politico e civile che aderisce e sostiene la 'Biennale del Dissenso', il corteo che il prossimo sabato 9 maggio alle 10 partirà dal Ponte della Paglia e, lungo Riva degli Schiavoni e Riva Sette Martiri, arriverà fino ai Giardini della Biennale", a Venezia. Hanno già aderito: Memorial Italia, Comunità degli ucraini di Venezia, Associazione radicale Adelaide Aglietta, Associazione Enzo Tortora - Radicali Milano, Radicali Verona, Ponte Atlantico, +Europa, Azione, Partito Liberaldemocratico, insieme a Ivan Scalfarotto e Lia Quartapelle. “È un'iniziativa aperta a cittadini, associazioni e istituzioni che non intendono accettare che la cultura europea diventi lo spazio di legittimazione, anche indiretta, di regimi liberticidi
"L'iniziativa - prosegue la nota - nasce da una convinzione non negoziabile: non esiste neutralità possibile tra libertà e oppressione. Quando l'arte viene piegata a strumento di propaganda di un regime autoritario, a strumento che vuole coprire crimini e criminali di guerra, il silenzio o l'equidistanza diventano complicità. Non contestiamo l'arte, ma l'arte di regime – dichiarano i promotori – Rifiutiamo l'ipocrisia di una neutralità culturale che finisce per legittimare la violenza politica”.
























