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La biblioteca di Borges:digitale.
Luigi Ippolito · 2026-06-20 · via DEV Community

Luigi Ippolito

La biblioteca di Babele di Borges è diventata un'ossessione o metafora potente per pensare l'intelligenza artificiale contemporanea. Il racconto del 1941 descrive una biblioteca infinita composta da gallerie esagonali, dove ogni libro contiene ogni possibile combinazione di 25 simboli ortografici. In essa risiede "la minuta storia del futuro, le autobiografie degli arcangeli, il catalogo fedele della Biblioteca, migliaia e migliaia di cataloghi falsi, la dimostrazione della fallacia di questi cataloghi, la dimostrazione della fallacia del catalogo vero" — eppure la stragrande maggioranza dei volumi è pura cacofonia senza senso.

Questo scenario anticipa con precisione inquietante il problema fondamentale dei Large Language Models (LLM). Come ha notato Léon Bottou, il modello linguistico perfetto permette di navigare una collezione infinita di testi plausibili semplicemente digitando le prime parole, ma "nulla distingue il vero dal falso, l'utile dall'ingannevole, il giusto dallo sbagliato".
La risposta di ChatGPT o di un altro modello generativo è, in un certo senso, un libro estratto a caso dalla Biblioteca di Babele: statisticamente plausibile, grammaticalmente corretta, ma non necessariamente ancorata a una verità esterna.

Jonathan Basile, creatore del sito libraryofbabel.info, ha esplicitamente distinto la sua creazione dall'intelligenza artificiale: "Babele è tutta espressione nella sua forma più irrazionale e decontestualizzata; preferisco pensarla come unintelligenza artificiale".Eppure, paradossalmente, l'IA contemporanea ci ha portato più vicini che mai a realizzare la Biblioteca di Babele: non più un universo fisico di libri, ma un universo digitale di testi generati all'istante, dove la verità è circondata da infinite variazioni di falsità.

La lezione di Borges è duplice. Da un lato, l'IA come strumento di navigazione: usare il Natural Language Processing per estrarre parole inglesi dal "gibberish" della Biblioteca, come dimostra la funzione "Anglishize" di Basile. Dall'altro, un avvertimento etico: se delegassimo completamente all'IA la lettura della Biblioteca, perderemmo il valore della ricerca stessa. I bibliotecari di Borges trascorrono le vite a scorrere libri, e la gioia sta nel trovare, dopo anni di fatica, anche solo un frammento di testo leggibile. La verità non arriva in "risposte perfettamente confezionate", ma si forgia nella confusione e nel fallimento.

In oncologia, questo parallelismo è diventato letterale: i petabyte di dati genomici, linee guida cliniche e risultati di trial somigliano alla Biblioteca di Babele, e l'IA è invocata come il "Libro-Uomo" che traduca il rumore in conoscenza. Ma il fallimento di IBM Watson for Oncology — che prometteva di "digerire" la letteratura medica e proporre trattamenti evidence-based, ma si è rivelato inadeguato, troppo ovvio o semplicemente irrilevante — dimostra che anche l'IA più sofisticata rischia di diventare "un'altra voce nella Biblioteca di Babele: fluente, ma inaffidabile".

Borges conclude il racconto con un gesto di speranza paradossale: la Biblioteca è "illimitata e ciclica". Se un viaggiatore eterno la attraversasse in qualsiasi direzione, dopo secoli troverebbe gli stessi volumi ripetuti nello stesso disordine, che "ripetuto diventa ordine". Così anche nell'espansione apparentemente infinita dei contenuti generati dall'IA, la coerenza non nascerà dalla macchina da sola, ma dalla collaborazione tra giudizio umano e precisione algoritmica. La Biblioteca di Babele non è una minaccia: è un invito a non smettere di cercare, a non delegare la verità, a trovare bellezza anche nel caos.