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Luigi Ippolito · 2026-06-20 · via DEV Community

Gustavo Manso (Haas School of Business, UC Berkeley) e Nassim Taleb affrontano entrambi il problema centrale dell'innovazione, ma da angolazioni complementari: Manso con la precisione del contratto ottimale, Taleb con la filosofia dell'antifragilità. Entrambi convergono su un'idea contro-intuitiva: per generare innovazione dirompente, bisogna proteggere il fallimento.


Manso: Il contratto come strumento di tolleranza

Il lavoro di Manso si concentra sui meccanismi di incentivazione che rendono l'innovazione possibile all'interno delle organizzazioni. La sua ricerca fondamentale (2011) modella esplicitamente il trade-off tra exploration (esplorazione di azioni nuove e non testate) e exploitation (sfruttamento di azioni note).

Manso dimostra che i contratti ottimali per motivare l'innovazione richiedono una combinazione specifica: tolleranza per i fallimenti nel breve termine e ricompensa per il successo nel lungo termine. Questo è l'esatto opposto del classico "pay-for-performance" (paga in base alle prestazioni), che funziona bene per compiti routine ma soffoca l'innovazione. Come ha osservato Bengt Holmström (1989), citato da Manso, le attività innovative "richiedono una tolleranza eccezionale per il fallimento" perché il processo è imprevedibile e idiosincratico.

Uno studio empirico fondamentale — che applica direttamente la teoria di Manso al venture capital — ha mostrato che i VC più tolleranti verso il fallimento generano startup significativamente più innovative. Un aumento dell'1% nella tolleranza al fallimento del VC porta a un aumento dello 0,5% nelle citazioni per brevetto. L'effetto è amplificato nelle recessioni e per le startup in fase iniziale.

Manso ha anche esteso questa logica al finanziamento della ricerca scientifica, mostrando come la struttura dei fondi influenzi gli studi dirompenti. La sua analisi suggerisce che le leggi del lavoro che proteggono i dipendenti dal licenziamento arbitrario — attraverso quello che gli studiosi chiamano "effetto assicurativo" — aumentano l'output innovativo, perché i ricercatori si sentono più al sicuro nel correre rischi.


Taleb: L'antifragilità come strategia esistenziale

Taleb, nel suo Antifragile (2012), sposta il focus dal contratto alla natura del sistema. La sua intuizione geniale è che esistono tre categorie, non due: il fragile (che si rompe sotto stress), il robusto (che resiste allo stress), e l'antifragile — che cresce e migliora grazie allo stress, al disordine, al caos.

Per Taleb, l'innovazione è per definizione un'impresa antifragile: "Il rischio antifragile — non l'educazione e la ricerca formale organizzata — è in gran parte responsabile dell'innovazione e della crescita". La sua ricetta per finanziare l'innovazione è quella che chiama strategia "1/N": piccole quantità per tentativo, molti tentativi, più ampi di quanto si voglia. "Poiché il vincitore avrà un payoff esplosivo, illimitato, l'approccio giusto richiede uno stile di finanziamento cieco". Come un venture capitalist gli ha detto: "Il payoff può essere così grande che non puoi permetterti di non essere in tutto".

Taleb è sprezzante verso la pianificazione centralizzata e la ricerca "scientistica": i governi e le università "hanno fatto pochissimo per l'innovazione e la scoperta, proprio perché cercano il complicato, il lurido, il sensazionale, il narrato, lo scientistico, il grandioso, raramente la ruota sulla valigia". La vera innovazione, sostiene, viene dai praticoni, non dai teorici.


Il punto di convergenza: il fallimento come prerequisito

Manso e Taleb si incontrano su un terreno comune: il fallimento non è un incidente da evitare, ma una caratteristica strutturale del processo innovativo.

Manso lo formalizza in termini di termination threshold: un principale tollerante verso il fallimento sceglie una soglia di abbandono del progetto più bassa del livello ottimale ex-post, incoraggiando l'agente a innovare. Un principale intollerante fa l'opposto, liquidando prematuramente i progetti promettenti.

Taleb lo esprime in termini di opzione: piccole perdere controllate, guadagni potenzialmente illimitati. La start-up antifragile "fallisce piccolo" ma "impara enormemente".

Entrambi rifiutano la logica del "fail fast" celebratorio fine a se stesso: per Manso, la tolleranza deve essere strutturata contrattualmente; per Taleb, deve essere sistemica. E entrambi suggeriscono che il problema non è il fallimento in sé, ma la liquidazione prematura dei progetti che hanno ancora potenziale esplorativo.


La distanza: ottimizzazione vs. epistemologia

La differenza tra i due è di temperamento e metodo.

Manso è un economista finanziario che usa modelli formali. Il suo focus è sui contratti ottimali e gli incentivi. La sua ricerca è accademica "top-down". Per lui, il problema è come strutturare la tolleranza.

Taleb è un filosofo-statistico che usa aforismi e narrativa. Il suo focus è sulla natura dei sistemi complessi. Ha un sospetto verso l'accademia e un approccio "bottom-up". Per lui, il problema è perché la tolleranza è necessaria.

Taleb probabilmente considererebbe Manso troppo "scientistico" — troppo fiducioso nella modellazione formale. Manso, dal canto suo, probabilmente troverebbe Taleb provocatorio ma difficile da operazionalizzare in un contratto di venture capital.


La sintesi possibile

Il contributo congiunto di Manso e Taleb offre una risposta articolata al problema dell'innovazione.

A livello micro (Manso): i contratti devono proteggere l'esplorazione attraverso la tolleranza per i fallimenti a breve termine e il reward per il successo a lungo termine.

A livello macro (Taleb): i sistemi devono essere strutturati per essere antifragili — molti piccoli tentativi, costi flessibili, payoff asimmetrici, nessuna dipendenza da un unico progetto.

A livello culturale (entrambi): il fallimento non è una vergogna da nascondere, ma un dato di fatto da gestire strategicamente. Come ha scritto un imprenditore citato da Taleb: "Il mio primo prodotto era spazzatura, ma la conoscenza che ho acquisito era inestimabile".

In un mondo che celebra l'innovazione ma punisce il fallimento, Manso e Taleb ci ricordano che le due cose sono inseparabili. L'innovazione dirompente — quella che cambia il mondo — non può essere pianificata, solo permetta. E per permetterla, bisogna prima imparare a tollerare il suo prezzo inevitabile: il fallimento.