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Repubblica.it Venerdi

L’uomo che ferma la lava Via i gringos da Città del Messico Elon Musk è l’uomo più ricco della Storia Design Week di Milano. Il progettista Michele De Lucchi: “Costruisco muri per unire le persone” L’orrore via social Cuba, reportage dall’isola strangolata dall’embargo di Trump Che cosa (non) legge Trump: viaggio nella biblioteca della Casa Bianca È in Italia il primo Museo della filosofia Salone e Fuorisalone. Non ci siete mai stati? Vi spieghiamo cosa fare Quanta vita c’è al cimitero di Manila Giò e Giulia, i falchi sul grattacielo Pirelli di Milano Caravaggio, dieci passi in un mistero Storia di Anna Freud. Per Sigmund non era lei la figlia prediletta Brenda Lodigiani torna a GialappaShow: “Sono esagerata. Amo farmi vedere. Sanremo? Ne sarei felice” Sigari toscani: i nostri sogni (per fortuna) vanno in fumo Nel nome di mio figlio. Intervista al padre del sindaco di New York Charlie Sheen: «Ho messo al tappeto i miei demoni, compresa la balbuzie» Perché dobbiamo riscoprire il genio di Labi Siffre Sempre meglio cantare sul latte (non) versato All’ombra dei colli di Roma crescono le società Benefit 215 dollari. Confezione da tre cerotti di pelle, di Hermes Una stanza tutta per me. Ma non mi serve Fremo a mano La strage con i fucili della mamma Suonare un campanello per aprire la porta ai pesci Adele Bertei e le donne che volevano prendersi New York: a colpi di punk e queer Sono i numeri (non i miti) a dire chi comanda Il progettista Michele De Lucchi e il Salone del Mobile di Milano sul Venerdì Natalia Aspesi: l’Alzheimer e quel dovere implacabile Quando è la famiglia a salvarci
Quel che resta di Sparta
Michele Gravino · 2026-05-22 · via Repubblica.it Venerdi

Sul Venerdì in edicola un articolo di Marco Bracconi si occupa di Sparta: rispolverato una ventina d'anni fa dal film 300, con i virilissimi soldati di Leonida che si immolano alle Termopili per salvare la Grecia dall'invasione degli infidi persiani, il mito della città in stato di guerra permanente torna ad affascinare le destre di tutto il mondo, dai neonazisti italiani al mondo MAGA americano, fino a Israele dove, spiegava Francesca Caferri sempre sul Venerdìdi qualche settimana fa, lo stesso Netanyahu ha evocato "l’idea di un Paese militarizzato, autosufficiente e pronto a difendersi da solo di fronte al crescente isolamento".

Di Sparta poi si è tornati a parlare anche in occasione della recente visita di Trump in Cina, quando Xi Jinping ha detto di temere la "trappola di Tucidide", che prende il nome dal grande storico greco che raccontò la guerra del Peloponneso del V secolo a.C.: sarebbe quel meccanismo che porta una potenza dominante (all'epoca appunto Sparta) e una emergente (Atene) a scivolare quasi automaticamente verso la guerra.

Chi come me ha fatto il liceo classico un bel po' di tempo fa conserva un ricordo abbastanza schematico della rivalità al centro della storia greca: Atene era una polis democratica, culturalmente aperta e vivace, culla della filosofia, della tragedia, della commedia; Sparta invece una società aristocratica, conservatrice, ossessionata dalla purezza razziale, che conosceva un'unica arte, quella della guerra. Sarebbero questi i motivi per cui dell'Atene classica, pur sconfitta dalla rivale, restano maestose testimonianze architettoniche e intellettuali, e la stessa città è ancora una grande capitale, mentre Sparta è ridotta a un piccolo villaggio e non rimane traccia di opere artistiche o letterarie dei suoi antichi cittadini. Ora, gli storici interpellati da Bracconi precisano che questa è una versione molto semplificata della storia, che Atene non era certo un modello di pacifismo e accoglienza allo straniero, e che non ha senso trasferire contesti di 2.500 anni fa ad uso del presente. Però ecco, com'è fatta l'Acropoli di Atene ce l'abbiamo presente più o meno tutti. Mentre Sparta antica è questa qua.

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