Ma voi ce lo vedete Proust che butta la spazzatura? Al Comune di Cabourg evidentemente sì, visto che sui cassonetti è disegnato un Marcel elegantissimo che deposita umido e plastica negli appositi contenitori. Del resto tutto, in questa cittadina normanna sull’Atlantico, parla dell’autore della Recherche, che ci veniva in vacanza all’ombra delle fanciulle in fiore anche se poi nel romanzo la ribattezzò Balbec. Il lungomare si chiama Promenade Marcel Proust, le sue frasi campeggiano sui cartelli sparsi per la città e dentro il maestoso Grand Hôtel affacciato sull’oceano, e la sua statua accoglie i visitatori della Villa du Temps Retrouvé, simpatico museo multimediale con dipinti, oggetti e filmati per immergersi nella vita della Belle Époque.
Cabourg e le vicine Deauville e Trouville – con le architetture eclettiche, i giardini curatissimi e le spiagge sterminate da cui la marea si ritrae anche per centinaia di metri – conservano un po’ del fascino malinconico di quelle villeggiature a cavallo tra Otto e Novecento; magari, più che nel pieno dell’estate, è meglio andarci in primavera, quando i turisti sono pochi, i b&b economici e la leggendaria piovosità della Francia settentrionale può lasciare il posto a belle giornate soleggiate e ventose. Arrivando da Parigi (circa due ore e mezza in auto) ci si può fermare a Rouen, con la sua cattedrale, o a Giverny, nella casa-museo di Monet; poco più a est ci sono il suggestivo villaggio medievale di Honfleur, il sanguigno porto di Le Havre, le falesie di Étretat; nell’entroterra città d’arte come Caen e Bayeux (ma fino al 2027 senza il celebre arazzo dell'XI secolo, che in autunno andrà in prestito al British Museum di Londra). Continuando poi a ovest lungo la costa si arriva alle spiagge, ai memoriali e ai residuati bellici dello sbarco alleato del 1944. E per chi ama mangiare e bere (ostriche e altri frutti di mare, burro salato e formaggi, sidro e Calvados) ça va sans dire, c’è l’imbarazzo della scelta.
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