Nove italiani su dieci riconoscono il valore della biodiversità. Lo dice un sondaggio Swg commissionato da Fondazione Capellino. Ma riconoscere non basta: qualcuno deve agire in modo strutturale. Fondazione Capellino lo fa attraverso un meccanismo unico in Italia. Almo Nature, azienda italiana di alimenti per animali domestici, è al 100 per cento di sua proprietà: ogni euro di profitto non va agli azionisti, ma torna alla natura. È la Reintegration Economy, un modello in cui il mercato finanzia la biodiversità per statuto, non per generosità occasionale. I risultati sono già misurabili: oltre un milione di euro investiti in progetti conclusi, dal corridoio ecologico lungo il fiume Araguaia in Brasile alla tutela del lupo sull’arco alpino, dalla protezione degli orsi bruni nei Balcani alle aree marine protette in Sardegna. Un portafoglio che cresce ogni anno, con ecosistemi lontanissimi tra loro uniti dalla stessa logica: restituire alla natura ciò che il mercato le ha sottratto. E il futuro ha già un luogo: Villa Fortuna, in Piemonte, dove l’agricoltura biodiversa sperimenta nuovi modelli e dove sorgerà la Scuola internazionale della biodiversità. Fondazione Capellino dimostra che si può costruire un’impresa in cui la natura diventa il motivo per cui esiste.




















