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L’uomo che ferma la lava Via i gringos da Città del Messico Elon Musk è l’uomo più ricco della Storia Design Week di Milano. Il progettista Michele De Lucchi: “Costruisco muri per unire le persone” L’orrore via social Cuba, reportage dall’isola strangolata dall’embargo di Trump Che cosa (non) legge Trump: viaggio nella biblioteca della Casa Bianca È in Italia il primo Museo della filosofia Salone e Fuorisalone. Non ci siete mai stati? Vi spieghiamo cosa fare Quanta vita c’è al cimitero di Manila Giò e Giulia, i falchi sul grattacielo Pirelli di Milano Caravaggio, dieci passi in un mistero Storia di Anna Freud. Per Sigmund non era lei la figlia prediletta Brenda Lodigiani torna a GialappaShow: “Sono esagerata. Amo farmi vedere. Sanremo? Ne sarei felice” Sigari toscani: i nostri sogni (per fortuna) vanno in fumo Nel nome di mio figlio. Intervista al padre del sindaco di New York Charlie Sheen: «Ho messo al tappeto i miei demoni, compresa la balbuzie» Perché dobbiamo riscoprire il genio di Labi Siffre Sempre meglio cantare sul latte (non) versato All’ombra dei colli di Roma crescono le società Benefit 215 dollari. Confezione da tre cerotti di pelle, di Hermes Una stanza tutta per me. Ma non mi serve Fremo a mano La strage con i fucili della mamma Suonare un campanello per aprire la porta ai pesci Adele Bertei e le donne che volevano prendersi New York: a colpi di punk e queer Sono i numeri (non i miti) a dire chi comanda Il progettista Michele De Lucchi e il Salone del Mobile di Milano sul Venerdì Natalia Aspesi: l’Alzheimer e quel dovere implacabile Quando è la famiglia a salvarci
Cinque donne per Varoufakis
Daria Galateria · 2026-06-04 · via Repubblica.it Venerdi

Yanis Varoufakis, l’economista e politico greco – docente a Essex, Cambridge, Sydney, Atene, Austin (Texas), ministro delle Finanze nel 2015, all’apice della crisi finanziaria del suo Paese – fonda il suo pensiero macroeconomico post-keynesiano sulla teoria dei giochi. Le sue memorie, Alza la testa! (subito tradotte per La nave di Teseo) iniziano con un giocattolo: è il settembre 1969, c’è in Grecia il regime dei colonnelli, e, con la madre incinta Eleni, Yanis, nove anni, va in visita allo zio preferito, recluso all’hotel Pefkakia a Drosia, a nord di Atene. L’Esa, la polizia militare, ha requisito l’albergo e lo usa come carcere per i prigionieri politici. Lo zio, a dispetto del buio totale della stanza in cui è detenuto e di settimane di interrogatori e torture, accoglie i due con allegria e grandi risate; al bambino regala un modellino di aeroplano costruito con fiammiferi, carta di sigarette e cartone. Yanis ha visto già molti film di guerra, e riconosce lo Stuka, o Junkers Ju 87, l’aereo da bombardamento della Luftwaffe con le sue svastiche. «Uno Stuka, eh?»: lo riconosce all’uscita anche un “brutto ceffo” dell’Esa, e scaraventa l’aeroplanino contro il muro. Eleni raccoglie i pezzi del giocattolo, assai malridotto; a casa, il piccolo Yanis lo mostra con orgoglio al padre Yorgo, che lo osserva in silenzio. Poi, con orrore del piccolo, taglia a metà la fusoliera, estraendone un foglietto di carta; era il messaggio dello zio ai suoi compagni per coordinare le dichiarazioni alla corte marziale (fu peraltro condannato per sovversione armata).

Riparato con cura, il modellino ha seguito Varoufakis sulle sue scrivanie.Le memorie di Varoufakis sono costruite come cinque ritratti delle donne della sua vita, a cominciare proprio dalla madre Eleni, persona “poco docile”; figlia di un calzolaio e laureata in chimica, abituata a trattare fertilizzanti letali, polemizzava con il fratello – lo zio del giocattolo – contro tutte le soluzioni violente (“poi non si riesce più a immaginarne altre”), e alla caduta del regime militare fece, in campo municipale, politica attiva. Ma ebbe sempre in antipatia i comunisti, fin dal 1944, quando, a causa di un prozio collaborazionista dei nazisti, era stata arrestata dai partigiani. Varoufakis racconta a lungo anche della nonna paterna Anna – educata al Cairo degli Anni Venti dalle Orsoline, e poi dall’esempio di Huda Sha’arawi, che si era tolta il velo in pubblico (era la fondatrice dell’Unione femminista egiziana); e poi di Trisevgeni, la nonna materna, e di Georgia, nonna acquisita; e infine di Danaë, compagna di vita. Tutte forti e anticonformiste, hanno nutrito in Varoufakis la “storia di resistenza” che è il sottotitolo di questo memoir per donne interposte.

Sul Venerdì del 5 giugno 2026