Nong Khai (Thailandia). «Quando non piove, l’Irlanda è un posto magnifico», mi spiega Michael, sorseggiando pensieroso il suo tonico post-allenamento. Peccato solo che in Irlanda piova spessissimo. Questo Michael non lo dice ma è chiaro che lo pensa. Poi torna a farsi silenzioso e mi chiedo su cosa stia rimuginando; cosa significhi lasciare la propria casa per sempre, avendone ancora fiere tracce sulla pelle. Lui, che di vite ne ha saggiate molte, almeno tre: agricoltore nella sua campagna irlandese, poi insegnante di inglese in giro per il mondo, oggi dispensatore di massime e piacevoli chiacchiere nell’attesa che qualcosa accada. Quando accadrà, ne è convinto, difficilmente sarà positiva.
Del resto, così recita l’incipit delle Murphy’s Golden Rules, le dieci regole di Murphy, che sono incise su una targhetta appesa alla parete del suo pub irlandese sulle sponde del Mekong, in Thailandia. Il “fiume gentile” si riflette nei suoi occhiali da sole, scandendo le prime luci della mattina. In un silenzio dei più sinceri, i minuti si consumano e i posacenere si riempiono.
Un altro mondo
Da più di quattro anni Michael gestisce la sua attività a Nong Khai, una cittadina tranquilla in Thailandia, prossima al confine con il Laos. Il suo Irish Pub è molto più che un semplice locale. È un rifugio per forestieri nostalgici che, stufi di voltare pagine, hanno compreso che forse era l’intero libro a non avere più senso. Un luogo in cui gli expat si alleggeriscono dal peso dei ricordi lasciati dietro di sé. Ma ancor prima è un luogo di ritrovo, in cui una piccola comunità di anziani racconta un modo diverso e sempre più consolidato di vivere la vecchiaia. Trascorrere la pensione all’estero sta diventando una nuova frontiera della terza età, soprattutto nelle società occidentali. Nella sola Thailandia, il numero di stranieri titolari di visti per pensionamento è quasi quintuplicato in sedici anni passando da 10.709 nel 2005 a 52.040 nel 2021 (ultimo dato disponibile). Una scelta apparentemente dettata dal richiamo per l’esotico, ma che affonda le radici in motivazioni più strutturali: l’invecchiamento delle società europee, l’aumento del costo della vita e la minore tenuta economica dei sistemi pensionistici.
I numeri
Nei Paesi Ocse le pensioni costituiscono in media il 63,2 per cento del reddito netto precedente di un lavoratore medio, con il 14,8 per cento degli over 65 che vive in condizioni di povertà relativa. Numeri che incidono fortemente sulla società di un’Europa sempre più anziana. Dentro lo squilibrio tra redditi post-impiego e costo della vita, molti anziani cercano altrove una possibilità di esistenza più dignitosa o almeno più sostenibile dal punto di vista economico. In questo contesto, il Sudest asiatico si è consolidato come una delle mete più gettonate, con la Thailandia candidata a diventare uno dei principali hub del pensionamento internazionale. «Da più di dieci anni sono stabilmente qui, ed è estremamente conveniente. Non solo ci permette di vivere comodamente con i nostri risparmi, ma è anche un Paese sicuro, caldo tutto l’anno, e con una deliziosa cucina locale», mi racconta Grant, ex pilota di aerei australiano.
La Thailandia ha intercettato questo bisogno attraverso politiche e programmi mirati, attirando una migrazione economica regolata e selettiva, costruita intorno ai bisogni e ai consumi degli stranieri, con particolare attenzione proprio agli anziani. Tra le principali misure spicca il programma Ltr per wealthy pensioners, che offre un canale dedicato ai pensionati con almeno 80 mila dollari annui di reddito passivo, oppure 40 mila dollari accompagnati da ulteriori investimenti per 250 mila dollari nel Paese. Una manovra che, secondo il Thailand Board of Investment, nei primi tre anni ha generato 23 miliardi di baht, contribuendo alla crescita di un mercato fatto di servizi immobiliari, sanitari e assistenziali per gli stranieri.«Molti amici erano preoccupati quando gli ho detto che sarei partito» insiste Grant «però con un’assicurazione sanitaria oggi si può disporre di medicine e cure di qualità. Ma visto il tempo che passa forse è meglio che dica ai miei figli in Australia dove ho nascosto il portafogli», continua con voce malinconica.
All’improvviso, dalle file di sgabelli, si erge una voce rauca e spanciata:«Dillo a me! Passo io da casa tua a dirglielo, fidati». Grasse risate rimbombano nel locale, Grant mi guarda, sorride, e chiude gli occhi. «Quasi all’improvviso arriva un tempo in cui ci si deve aggrappare al senso dell’umorismo, piuttosto che a uno scopo».
Ricominciare
Il sole si nasconde ora dopo ora, portando via il caldo e l’umidità. Neon verdi, arancioni e blu colorano il pub mentre gli ultimi bagliori di luce infuocano la corrente del fiume. Il bancone si riempie di bicchieri che le cameriere si assicurano di mantenere colmi. Nell’aria si mescolano sghignazzi e risate.
«È tua quella mazza appesa al muro?», chiedo. Michael sorride. «Sì, ma nel caso servisse, solo mia moglie potrebbe usarla», dice indicando Miya, la sua compagna, con cui ha aperto il pub. Lei si accorge della nostra attenzione e ci rivolge una vispa occhiata, prima di dirigersi in cucina. «È una tigre», mi dice Michael con voce sommessa, mentre i suoi occhi azzurri continuano a seguirla. «Da quando ci conosciamo ci prendiamo cura a vicenda. Io avevo i miei problemi, lei i suoi. Abbiamo imparato a risolverli insieme. Con lei ho ritrovato l’importanza della presenza, che pensavo di non avere più».
Michael non è l’unico a pensarla così. Se le ragioni economiche spiegano spesso la scelta di partire, la possibilità di ricominciare daccapo e le attenzioni che ci sono verso gli stranieri a livello di assistenza e di vita quotidiana, diventano una delle principali ragioni per restare. Anche a costo di fare i conti con la distanza dagli affetti, con i ricordi lasciati a casa, e con tutta l’incertezza che questa scelta porta con sé. Per molti pensionati occidentali la Thailandia sta rappresentando un luogo dove il denaro dura di più, ma anche un Paese in cui la vecchiaia sembra poter sfuggire alla solitudine che spesso li accompagnava a casa.
In Europa, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, solitudine e isolamento sociale dovrebbero essere considerati una priorità di salute pubblica, con circa un anziano su quattro che sperimenta isolamento sociale, ma questo non accade quasi mai. Uno studio del 2025 stima che la solitudine riguardi il 27,6 per cento degli anziani a livello globale. Un fenomeno accompagnato dall’aumento delle persone single in tarda età in Europa, dove quasi un terzo degli over 65 vive in solitudine.
Molti frequentatori dell’Irish pub erano alla ricerca proprio di questa medicina per l’anima: un momento insieme, una carezza, a good conversation. Mentre esco dal locale, ripenso all’ultima pillola delle Murphy’s Golden Rules: “La luce in fondo al tunnel è il faro di un treno che ti sta per investire”. E forse, da queste parti, la felicità è racchiusa in una tanto consapevole quanto amara ironia: non illudersi di evitare il treno, ma avere qualcuno a fianco con cui ridere mentre tira dritto verso di te.
Sul Venerdì del 5 giugno 2026









