In Italia ce ne siamo sbarazzati tra il 1968 e il 1969, quando con due sentenze la Corte costituzionale ha giudicato che il tempo del reato di adulterio fosse passato. Poi è caduto il delitto d’onore: era solo il 1981 e infatti quel mondo lo respiriamo ancora; l’adulterio, per dire, rispunta dal codice civile nei casi di separazione o divorzio e pesa nelle controversie sugli alimenti.
Ricordare la nostra storia è utile quando ci indigniamo per le vicissitudini, in Egitto, della ligure Nessy Guerra, accusata dall’ex marito (italo-egiziano) di avere avuto una relazione extraconiugale, quindi trascinata in tribunale e condannata anche in appello. In Egitto una donna adultera rischia molto più dell’uomo: lei il carcere fino a due anni, lui fino a sei mesi, ma con tatto: la punizione arriva solo se il fattaccio è avvenuto nella casa coniugale. L’islamologa Renata Pepicelli, docente all’Università di Pisa, spiega a Bioritmi che nei casi come quelli di Nessy Guerra, oltre a finire in carcere, le madri rischiano di perdere i bambini: «Non lo decreta un automatismo, ma il codice di famiglia egiziano è fortemente discriminatorio e, dopo le condanne, i giudici possono stabilire l’inidoneità a occuparsi dei figli a causa della condotta immorale». L’Egitto discute da anni della necessità di rivedere il codice di famiglia. Sarebbe ora. Ma occhio: non è detto che la riforma sarà dalla parte delle donne, anzi.
Sul Venerdì del 15 maggio 2026










