Se le parole sindaca, ministra e medica urtano (ancora) il sistema nervoso di molti - donne e uomini - non è detto che dietro ci sia per forza una mentalità retrograda: spesso è solo pigrizia. Lo dice il linguista Edoardo Lombardi Vallauri, che ha mandato in libreria L’italiano in bilico. Quello che sì, quello che no (il Mulino), una radiografia dei fenomeni che stanno attraversando la lingua, tra parole che cambiano di significato, oscillazioni della grammatica, anglicismi, dialoghi via chat ecc.
Rispetto ai nomi femminili, Vallauri dice che i contrari sono ostili, il più delle volte, a qualsiasi novità nell’italiano per ragioni quasi psicologiche. Il senso di inadeguatezza e il timore di cambiare portano cioè a individuare «errori della lingua là dove invece c’è solo il suo continuare a svolgere le funzioni necessarie in una realtà che muta». Dunque sindaca è italiano quanto sindaco, e rafforzare idee conservatrici invocando argomenti linguistici non è un gioco cristallino. Ma, aggiunge, non irritiamoci se Beatrice Venezi definisce se stessa direttore: ha il diritto di chiamarsi come vuole, e non sarà la sua scelta a impedire che la direttrice d’orchestra acquisisca spazio e prestigio nel sentire comune. Quanto all’inglese, Vallauri sfida plotoni di puristi: se c’è chi preferisce dire meeting per riunione e report per relazione, chi siamo noi per opporci?
Sul Venerdì del 1° maggio 2026






















