Quando Marx scriveva che la storia si ripete sempre due volte, la prima in tragedia, la seconda in farsa, non poteva certo immaginare tempi come i nostri, in cui farsa e tragedia sono così intrecciate da non riuscire più a distinguerle. Come dobbiamo prendere, per esempio, l'idea che a quanto pare è venuta agli ucraini: ribattezzare "Donnyland" una regione del loro Paese per titillare l'ego di Donald Trump?
La storia l'ha svelata il New York Times e ripresa anche Repubblica: l'ipotizzato Donnyland (vedi mappa) è una propaggine del Donbass che gli ucraini stanno cercando di difendere dall'assalto russo, una striscia di terra "punteggiata dalle macerie di quattro anni di guerra, dove non resta altro che una miniera di carbone e alcuni sparuti negozietti che vendono ai soldati palloncini per le fidanzate in visita". Un possibile compromesso in vista di un accordo di pace potrebbe essere farne una zona semiautonoma smilitarizzata offshore, una specie di mini paradiso fiscale à la Monaco (nel senso dello staterello mediterraneo) che faccia da cuscinetto tra Ucraina e Russia attirando anche capitali e investimenti. Il nome Donnyland, inventato dai diplomatici di Kiev (i quali avrebbero anche disegnato una bandiera e composto un inno con l'intelligenza artificiale) ma per ora non riportato da documenti ufficiali, dovrebbe aiutarli a convincere Trump a ritornare dalla parte di Zelensky dopo aver fatto capire al mondo intero che preferisce di gran lunga Putin.
A me "Donnyland" sa tanto di battuta, una di quelle trovate nate dalla disperazione e dal black humor tipico di chi da quattro anni combatte in trincea convivendo con la morte. Ma chissà, magari funziona. L'imperatore di Washington sarà volatile e contraddittorio (eufemismi) ma se c'è un tratto costante del suo carattere è la sensibilità alla piaggeria. Da quando è tornato alla Casa Bianca si sta facendo dedicare di tutto: il Kennedy Center for the Arts, di cui ha assunto anche la presidenza; lo United States Institute for Peace di Washington; l'aeroporto di Palm Beach; e naturalmente la sua futura biblioteca presidenziale, il salone dei ricevimenti che sta sorgendo sulle macerie di un'intera ala della Casa Bianca, e persino l'Arc de Trump, il gigantesco arco di trionfo che vuole far costruire per festeggiare i 250 anni degli Stati Uniti (ma in realtà quando una giornalista gli ha chiesto che cosa celebrerà l'arco, Trump ha risposto: "me. Sarà bellissimo"). In attesa dell'arco, Trump si è fatto rappresentare anche sulla moneta celebrativa in oro a 24 carati che il Tesoro Usa ha emesso sempre per l'anniversario della Dichiarazione d'indipendenza, il prossimo 4 luglio. Ad approvare l'effigie, una commissione nominata interamente dal presidente. Peso e dimensioni della medaglia sono ancora da stabilire, ma uno dei commissari fa una facile previsione: "più grande sarà, meglio è".
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