

























I guardiani della rivoluzione iraniana hanno comunicato di aver sequestrato due navi che transitavano nello stretto di Hormuz, una è la Msc Francesca, una portacontainer di proprietà di una società registrata a Panama ma che opera sotto il cappello della Msc, la più grande società di navigazione al mondo italo-svizzera. L’altra è la portacontainer Epaminondas, di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping ma è operata da Msc. L'Iran “ha respinto le condizioni statunitensi per i negoziati”, fa sapere la tv di Stato di Teheran, aggiungendo che Trump “ha esteso unilateralmente” il cessate il fuoco. Per il consigliere iraniano Ghalibaf la proroga Usa è uno "stratagemma per guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa". Il vicepresidente Vance ha annullato il suo viaggio in Pakistan.
Punti chiave
Media Israele: “Hezbollah lancia missile contro Idf in sud Paese”
Un portavoce dell'esercito israeliano ha riferito che Hezbollah ha lanciato un drone contro le forze israeliani operanti nel Libano meridionale. Lo riporta la testata israeliana Channel 12. "Il velivolo è stato intercettato dall'aeronautica e non ha oltrepassato il confine israeliano. Non è scattato alcun allarme, come previsto dal protocollo", ha dichiarato il portavoce. "Si tratta di una palese violazione dell'accordo di cessate il fuoco. L'Idf continuerà ad agire per bonificare l'area sotto il loro controllo e per eliminare le minacce ai cittadini dello Stato di Israele e alle sue forze".
La portacontainer Epaminondas sequestrata da Teheran è gestita da Msc
di Massimo Minella
Anche la portacontainer Epaminondas è di proprietà della compagnia greca Technomar Shipping ma è operata da Msc, sono due al momento le navi coinvolte per la compagnia di Aponte.
Axios: “Da Trump 3-5 giorni all'Iran per una proposta”
Donald Trump sta concedendo alle fazioni in conflitto in Iran un breve arco di tempo, "altri tre-cinque giorni di cessate il fuoco", per unirsi di fronte a una proposta coerente. Lo riporta Axios citando alcune fonti americane, secondo le quali la tregua non è tempo indeterminato. I negoziatori di Trump ritengono che un accordo sia ancora raggiungibile, ma temono di non avere nessuno in Iran che abbia l'autorità di dire sì. "Abbiamo riscontrato una frattura assoluta all'interno dell'Iran fra i negoziatori e i militari, con nessuna delle due parti che ha accesso alla Guida Suprema, che non risponde", ha riferito un funzionario ad Axios.
Aoun: “Mantenere la pace civile è la linea rossa invalicabile”
"A nessuna parte sarà consentito ostacolare l'attuazione delle misure di sicurezza o minare la stabilità. Mantenere la pace civile in questa fase della storia del nostro Paese è una linea rossa invalicabile". Lo ha affermato il presidente libanese Joseph Aoun, durante una riunione di alto livello sulla sicurezza, chiedendo una più rigorosa applicazione delle misure governative a Beirut e in tutto il Paese, unitamente a un maggiore dispiegamento di forze militari e di sicurezza.
Beirut: “Chiederemo a Israele la proroga per la tregua di un mese”
Il Libano chiederà una proroga di un mese del cessate il fuoco durante i colloqui con Israele che si terranno domani a Washington. Lo ha riferito una fonte ufficiale all'Afp. "Il Libano chiederà una proroga di un mese del cessate il fuoco, il rigoroso rispetto dell'accordo e la cessazione dei bombardamenti e delle operazioni di distruzione israeliane nelle aree in cui sono presenti", ha dichiarato. Da parte sua il presidente Joseph Aoun ha dichiarato che "sono in corso contatti per prorogare il cessate il fuoco", che scade domenica, per altri dieci giorni.
Parlamento iraniano: "Occhio per occhio, petroliera per petroliera"
"Occhio per occhio, petroliera per petroliera": lo ha affermato Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione Esteri e Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, citato dall'emittente libanese Al Mayadeen, in un riferimento alle due navi mercantili sequestrate dai Pasdaran nello Stretto di Hormuz. "Così come la nostra risposta al nemico durante i 40 giorni di guerra è stata decisa e forte, non rimarremo in silenzio di fronte ai pirati, 'soci di Epstein'. Non saranno in grado di trasformare il gioco, in cui hanno perso, in una vittoria", ha aggiunto.
Herzog augura successo ai colloqui: “Sogno di andare a Beirut”
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha augurato "grande successo" alle squadre negoziali attese domani a Washington per un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, esprimendo il "sogno" di poter un giorno "guidare direttamente fino a Beirut" e visitarla. In un discorso davanti ai diplomatici stranieri, in occasione della Festa dell'Indipendenza, il capo di Stato ha salutato "le squadre che si riuniranno, si spera, domani a Washington, augurando loro grande successo nel perseguire la pace tra Israele e Libano". "Ma per raggiungere questo obiettivo - ha aggiunto - Israele deve garantire la sicurezza dei suoi confini". "Israele è ansioso di collaborare con tutti voi per contribuire a plasmare un Medio Oriente in cui tutti i nostri figli e le nostre figlie possano ereditare opportunità anzichè paura, ereditare le promesse del domani, e non i conflitti di ieri", ha proseguito davanti alla platea. Tra i presenti anche gli ambasciatori di Emirati e Bahrein con i quali Israele ha stretto relazioni diplomatiche con gli Accordi di Abramo nel 2020. "Il mio sogno è quello di salire in macchina e guidare direttamente fino a Beirut, per visitare quella splendida città, per stringere amicizia con la brava gente del Libano, coloro che condividono con noi la preghiera per un futuro migliore", ha affermato Herzog.
Una delle due navi sequestrate dai Pasdaran è gestita dal gruppo italo-svizzero Msc
dalla nostra inviata a Islamabad Gabriella Colarusso e Massimo Minella
I guardiani della rivoluzione iraniana hanno comunicato di aver sequestrato due navi che transitavano nello stretto di Hormuz, una è la Msc Francesca, una portacontainer di proprietà di una società registrata a Panama ma che opera sotto il cappello della Msc, la più grande società di navigazione al mondo italo-svizzera. La Msc è stata fondata da un italiano, l'armatore di origini campane Gianluigi Aponte. Il manager aveva da poco trasferito la proprietà della Msc ai figli.
L'agenzia di stampa iraniana Tasnim, legata ai Pasdaran, accusa la Msc Francesca e l'altra nave sequestrata, la greca Epaminodes, di aver "operato senza autorizzazione, violato ripetutamente i regolamenti, manipolato i sistemi di ausilio alla navigazione e tentato di uscire clandestinamente dallo Stretto di Hormuz, mettendo a repentaglio la sicurezza marittima". Ma contro la Francesca gli iraniani muovono un'accusa in più definendola legata "al regime sionista", l'espressione che usano per indicare Israele. La moglie di Aponte, Rafaela Diamant-Aponte, co-fondatrice del gruppo Msc, è una imprenditrice italo-svizzera di origini ebraiche, nata ad Haifa nella Palestina mandataria, da cui è emigrata quando era ancora adolescente.
Il gruppo Msc opera in tutto il mondo.
Ambasciatore iraniano in Pakistan incontra il primo ministro Sharif
L'ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam ha incontrato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif a Islamabad, poche ore dopo che la Casa Bianca aveva acconsentito a prorogare la tregua con Teheran. Lo riporta la Cnn, che cita l'ufficio del primo ministro pakistano. Moghadam ha chiesto a Sharif "di discutere della situazione regionale in corso e degli sforzi di pace". Nella tarda serata di ieri, Sharif aveva ringraziato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per aver "accettato gentilmente" la richiesta, aggiungendo che Islamabad avrebbe "continuato i suoi sinceri sforzi per una soluzione negoziata del conflitto".
Jorgensen: “Crisi energia sarà lunga; mesi o anni difficili”
L'attuale crisi energetica è destinata ad avere effetti a lungo. Lo ha dichiarato il commissario europeo per l'Energia, Dan Jorgensen, nella conferenza stampa di presentazione di Accelerate Eu, il piano europeo contro la crisi energetica causata dalla guerra in Iran. "Dobbiamo essere chiari e diretti nel descrivere il tipo di crisi che stiamo vivendo. Non si tratta di un lieve aumento dei prezzi a breve termine. Questa è una crisi probabilmente grave quanto quelle del 1973 e del 2022 messe insieme. Ciò significa che ci attendono mesi, o forse addirittura anni, molto difficili, a seconda, ovviamente degli sviluppi in Medio Oriente", ha detto Jorgensen ribadendo che, anche nello scenario migliore, la situazione "rimane grave". "Se ipotizziamo che domani arrivi la pace, ci vorranno ad esempio due anni, forse anche di più, perché il Qatar ricostruisca le proprie infrastrutture di produzione e trasporto del gas. Questo significa che i prezzi del Gnl sul mercato mondiale non si stabilizzeranno, né diminuiranno, nei prossimi due anni", ha precisato il commissario europeo. "Per il petrolio, la situazione è leggermente diversa. Probabilmente ci aspettiamo che la capacità produttiva possa essere aumentata abbastanza rapidamente, anche se le infrastrutture sono state distrutte, ma ci vorranno comunque dalle due alle quattro settimane. E poi, ovviamente, c'è il tempo necessario per vendere i prodotti in Europa. Quindi, anche lo scenario migliore si preannuncia piuttosto negativo per i prossimi mesi, e gli effetti si faranno sentire per anni", ha proseguito. Nello scenario peggiore, che dipende dagli sviluppi della situazione geopolitica, "si parlerebbe di conseguenze di vasta portata e diffuse per la nostra economia nel suo complesso", ha concluso Jorgensen.
Iran: “Uccisi miliziani separatisti al confine col Belucistan”
"Alcuni membri del gruppo separatista Jaish al-Adl (Esercito di Dio) sono stati uccisi durante un'operazione condotta dalle forze di sicurezza nella città di Rask, nella provincia sud-orientale del Sistan-Baluchestan". Lo ha riferito la televisione di Stato citando un comunicato delle forze stesse. "Il gruppo operativo di questi terroristi è stato smantellato ed è stato sequestrato un ingente quantitativo di armi ed esplosivi", ha aggiunto il comunicato. Jaish al-Adl è una milizia sunnita jihadista baluchi che ha sede in Pakistan e ha ripetutamente condotto attacchi contro le città di confine nella provincia iraniana del Sistan-Baluchestan.
Iran: "Andremo a Islamabad se sarà nell'interesse nazionale"
L'Iran non intende abbandonare i mezzi diplomatici per risolvere il conflitto con gli Stati Uniti e vi ricorrerà quando si verificheranno le condizioni necessarie, ha dichiarato Esmail Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica islamica. "La diplomazia è uno strumento per garantire gli interessi e la sicurezza nazionale, e agiremo quando riterremo che si siano create le condizioni necessarie e logiche per utilizzare questo strumento al fine di promuovere gli interessi nazionali e consolidare i risultati ottenuti dal popolo iraniano nel contrastare gli obiettivi nefasti del nemico", ha dichiarato Baqaei, secondo quanto riportato dal ministero degli Esteri di Teheran. "L'Iran non ha violato nessun impegno sulla partecipazione al secondo round di colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad, poichè il Paese non ha mai dichiarato che vi avrebbe preso parte", ha aggiunto il portavoce.
Pasdaran, sequestrate le 2 navi colpite a Hormuz
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno sequestrato le due imbarcazioni precedentemente colpite da armi da fuoco nello Stretto di Hormuz. Secondo l'agenzia di stampa Tasnim, ripresa da Sky News Uk, le due navi erano "non conformi" e sono state identificate come la nave portacontainer Msc Francesca e la Epaminondas. Le due nave ha aggiunto che sono state "scortati fino alla costa iraniana". Tasnim ha inoltre affermato che le navi avevano "messo in pericolo la sicurezza marittima operando senza i permessi necessari e manomettendo i sistemi di navigazione".
Bbc: “Terza nave attaccata a Hormuz”
Una terza nave da carico è stata attaccata mentre tentava di attraversare lo Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dalla società di intelligence marittima Vanguard a BBC Verify. La nave, la MSC Francesca battente bandiera panamense, è stata presa di mira a circa sei miglia nautiche al largo delle coste dell'Iran mentre si dirigeva verso sud, uscendo dallo Stretto per entrare nel Golfo di Oman. La MSC Francesca è una portacontainer gestita dalla Mediterranean Shipping Company S.r.l., con sede a Sorrento, in Italia. Sebbene la nave stessa sia registrata a Panama e di proprietà della Kangiles Seas Corporation SA, essa opera sotto l'egida del Gruppo MSC.
Media: “Almeno 2 petroliere iraniane hanno superato il blocco in settimana”
"Almeno due petroliere iraniane a pieno carico sono salpate dal Golfo Persico e hanno superato un blocco navale statunitense questa settimana, nell'ambito di una flottiglia che ha aggirato le navi da guerra e trasportato circa nove milioni di barili di petrolio sul mercato". Lo ha riferito Tasnim, citando Bloomberg. Nel frattempo, Tasnim ha citato l'agenzia britannica per la sicurezza marittima (Ukmto) secondo cui una seconda nave mercantile è stata colpita oggi dalle forze iraniane. Le autorità e i media iraniani non hanno ancora rilasciato commenti ufficiali sugli incidenti.
Ft, almeno 34 petroliere legate a Teheran hanno aggirato blocco Usa
Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita il gruppo di monitoraggio Vortexa, almeno 34 petroliere collegate all'Iran hanno eluso il blocco statunitense dall'inizio del provvedimento. Secondo il rapporto, 19 delle imbarcazioni sono uscite dal Golfo Persico attraverso il blocco, mentre 15 vi sono entrate dal Mar Arabico dirigendosi verso l'Iran. Sei delle petroliere in partenza trasportavano petrolio greggio iraniano, per un carico totale di circa 10,7 milioni di barili. Sulla base di un prezzo ipotizzato di 10 dollari rispetto al petrolio Brent, si stima che le spedizioni possano aver generato un fatturato di circa 910 milioni di dollari. Il petrolio iraniano viene solitamente venduto a prezzo scontato perché soggetto a sanzioni.
Capo Idf, pronti a tornare a combattere su tutti fronti
Le forze armate israeliane restano in stato di massima allerta e sono pronte a tornare a combattere su tutti i fronti. Lo ha affermato il capo di Stato Maggiore dell'Idf, Eyal Zamir, durante la cerimonia di premiazione in occasione della Festa dell'Indipendenza. "Dall'inferno del 7 ottobre, abbiamo lavorato per ristabilire la nostra forza militare attraverso combattimenti continui", ha sottolineato, guardando alle guerre con Iran e Libano, al momento congelate grazie a fragili cessate il fuoco. "In questo momento, le forze armate mantengono un elevato livello di allerta e prontezza operativa, pronte a tornare immediatamente e con forza in combattimento in tutti i settori", ha assicurato Zamir.
Telefonata Araghchi-Tajani su ultimi sviluppi regionali
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha riferito di aver avuto una conversazione telefonica con il titolare della Farnesina, Antonio Tajani. Secondo quanto riportato sul canale Telegram del capo della diplomazia di Teheran, c'è stato uno "scambio di opinioni sugli ultimi sviluppi regionali e sulle questioni relativa al cessate il fuoco e ai negoziati".
Trump contro Wsj: “Nessuno mi considera fesso”
Donald Trump contro il Wall Street Journal, che - ha affermato il tycoon - "ha perso la retta via". Il presidente degli Stati Uniti attacca "un idiota nel comitato editoriale del Wall Street Journal, di nome Elliot Kaufman", che "di me scrive che sono stato preso per un 'fesso'". "Certamente non la pensa così l'Iran! Né nessun altro", ha scritto il tycoon nelle ultime ore in un lungo post su Truth in cui fa riferimento all'editoriale di due giorni fa intitolato 'Gli iraniani prendono Trump per un fesso'. "Davvero? Per 47 anni hanno ucciso la nostra gente e molti altri e si sono approfittati di ogni presidente, ad eccezione di me", ha proseguito Trump nel messaggio insistendo sul fatto che "lo Stretto di Hormuz è bloccato e completamente sotto il controllo degli Usa" e che "si dice l'Iran stia perdendo 500 milioni di dollari al giorno". "Tutta la loro Marina è in fondo al mare, l'Aeronautica è andata, le loro difese aeree e i radar sono stati spazzati via", ha incalzato, tornando anche sulle operazioni dello scorso giugno. "I loro laboratori nucleari e le zone di deposito sono stati distrutti - ha aggiunto - I loro leader sono morti". Per Trump la Repubblica islamica è una "catastrofe economica appesa a un filo". Non mancano nel lungo post critiche all'ex presidente Barack Obama e ad "altri presidenti", accusati di "non aver fatto nulla per fermarli". Il tycoon conclude scrivendo di "immaginare Rupert Murdoch abbia detto" di scrivere l'editoriale "in questo modo perché il Wsj ha perso la retta via" ed è "solo un altro foglio politico in declino".
Ukmto, spari contro cargo che lasciava l’Iran
Nuovo incidente nello Stretto di Hormuz: colpi d'arma da fuoco sono stati sparati contro una nave mercantile che stava lasciando l'Iran a circa 15 km a ovest delle coste della Repubblica islamica. Lo ha riferito l'Agenzia britannica per le operazioni marittime (Ukmto) su X, precisando che il cargo è ora fermo. L'equipaggio è sano e salvo e non si segnalano danni alla nave, ha aggiunto. In precedenza l'Ukmto ha riportato una segnalazione di un mercantile attaccato da una motovedetta iraniana mentre si trovava a una trentina di km dalle coste dell'Oman, subendo danni significativi al ponte.
Teheran: “Non abbiamo mai dato l'ok al secondo round di colloqui”
"L'Iran non ha violato alcun impegno riguardo alla partecipazione al secondo ciclo di colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad, poiché il Paese non ha mai dichiarato che vi avrebbe preso parte": lo ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei. "Se giungeremo alla conclusione che recarci a Islamabad per i colloqui sarà nell'interesse nazionale, ci andremo, ma finora non abbiamo preso alcuna decisione in merito", ha sottolineato in un'intervista alla Bbc. "Gli Stati Uniti non hanno mostrato alcuna buona volontà o serietà nei colloqui e hanno cambiato ripetutamente la loro posizione", ha sottolineato, aggiungendo che "l' attuale blocco statunitense dei porti iraniani nello Stretto di Hormuz è un atto aggressivo e continua tuttora".
Media, houthi riprenderanno attacchi nel Mar Rosso
I ribelli Houthi yemeniti dovrebbero riprendere gli attacchi contro le navi nel Mar Rosso. Lo riporta Ynet News citando i media libanesi. Una "fonte militare ben informata" a Sanàa ha detto al quotidiano libanese Al-Akhbar che "la dimostrazione di forza americana nel Mar Rosso non continuerà". La stessa fonte ha aggiunto di prevedere "un ritorno degli attacchi", simili a quelli precedentemente perpetrati contro portaerei e navi da guerra statunitensi nel Mar Rosso e nel Mar Arabico, durante un periodo in cui gli Houthi affermavano di agire a sostegno di Gaza.
Pasdaran: “Abbiamo dito sul grilletto, se ci attaccano avranno una lezione”
"In risposta alle ripetute minacce del presidente degli Stati Uniti e dei comandanti dell'esercito aggressivo e terroristico di quel Paese, avvertiamo che le nostre potenti forze sono da tempo in stato di massima prontezza e terranno il dito sul grilletto, in modo che in caso di aggressione o azione contro l'Iran". Lo ha dichiarato il portavoce del Comando di Khatamolanbia, Ebrahim Zolfaghari. "In caso di aggressione, le forze iraniane attaccheranno immediatamente gli obiettivi prestabiliti e impartiranno un'altra lezione agli aggressivi Stati Uniti e al regime sionista assassino di bambini, in modo più severo di prima", ha aggiunto, secondo quanto riportato da Tasnim.
Teheran: “Usa tolgano il blocco e noi negozieremo a Islamabad”
"Gli Stati Uniti devono cessare la loro 'violazione del cessate il fuoco' prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati". Lo ha affermato l'ambasciatore iraniano all'Onu Amir-Saeid Iravani al media iraniano Shargh, così come riportato da Al-Jazeera. "Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo ciclo di negoziati si terrà a Islamabad - ha aggiunto - L'Iran è pronto a qualsiasi scenario. Non siamo stati noi a iniziare l'aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l'Iran è pronto anche a quella".
Pasdaran: colpita una portacontainer nello stretto di Hormuz
L'Iran ha applicato "la legge marittima a una nave portacontainer che ha ignorato gli avvertimenti". Così Tasnim, l'agenzia di stampa iraniana affiliata ai Pasdaran, ha riportato la notizia di un attacco da parte di una motovedetta dei Guardiani della rivoluzione a un mercantile che si trovava nello Stretto a una trentina di km dall'Oman. "Le forze armate iraniane hanno aperto il fuoco contro una nave portacontainer dopo che questa aveva ignorato ripetuti avvertimenti, causando danni significativi all'imbarcazione", ha aggiunto Tasnim. L'Agenzia britannica per le operazioni marittime (Ukmto), riportando la segnalazione del cargo, ha sostenuto che non ci sia stata comunicazione via radio con la motovedetta dei Pasdaran.
Impiccato un uomo in Iran: “Era una spia del Mossad”
Un uomo è stato giustiziato in Iran con l'accusa di essere stato una spia del Mossad. Lo riporta l'agenzia Tasnim. "Mehdi Farid, figlio di Amanollah, è stato impiccato per aver collaborato intensamente con il servizio di spionaggio terroristico del Mossad, in seguito di un processo e della conferma della sentenza definitiva della Corte Suprema", si legge in una nota. Farid "era responsabile della sezione amministrativa del comitato di Difesa non militare di una delle organizzazioni sensibili del Paese e aveva stabilito un contatto con il servizio di spionaggio terroristico del regime israeliano tramite il cyberspazio", spiega il comunicato ufficiale.
Trump: “Con Hormuz aperto non ci sarebbe accordo con Teheran”
"L'Iran non vuole che lo Stretto di Hormuz venga chiuso, lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!). Dicono di volerlo chiudere solo perché io l'ho completamente bloccato (chiuso!), quindi vogliono semplicemente 'salvare la faccia". Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un post sul social Truth. "Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendomi: Signore, l'Iran vuole aprire lo Stretto, immediatamente", aggiunge Trump, "ma se lo facessimo, non ci sarebbe mai un accordo con l'Iran, a meno che non facessimo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!".
Wall Street Journal: Trump non vuole riprendere la guerra
Ufficialmente continua a brandire la minaccia di nuovi attacchi, ma il presidente americano Donald Trump vorrebbe finire una volta per tutte la guerra in Iran. A riferirlo è il Wall Street Journal che ha raccontato le ore frenetiche che hanno preceduto la proroga del cessate il fuoco con Teheran. Durante gli incontri di ieri, i consiglieri hanno spiegato a Trump che il governo iraniano non è compatto sulla linea da tenere e che esiste una fazione più intransigente, allineata con i Pasdaran, che non vuole piegarsi alle richieste del presidente. Tanto da sollevare dubbi che l'Iran sia davvero in grado di negoziare e attenersi a qualsiasi impegno.
Anche se Trump ha minacciato di riprendere la campagna militare, le fonti del Wsj hanno riferito che il presidente è apparso cauto sulla prospettiva di ricominciare le ostilità e prolungare un conflitto che è molto impopolare tra gli americani. Da qui la decisione di tenere sotto pressione l'Iran finchè non farà una proposta concreta di accordo. Sarà allora che il presidente deciderà se i negoziati potranno andare avanti o se le ostilità riprenderanno.
Dagli Emirati Arabi al Kuwait: i giacimenti nella lista degli obiettivi dei pasdaran
Nella lista dei potenziali obbiettivi dei pasdaran annunciata da Mousavi vi sono diversi Paesi. Negli Emirati Arabi Uniti si citano “i giacimenti petroliferi di Zouk Al-Ula, a Ruwais, la quarta raffineria più grande al mondo, e Habshan, uno dei più grandi impianti di trattamento del gas del Medio Oriente”. In Arabia Saudita a essere presi di mira sarebbero “Ghawar, il più grande giacimento petrolifero onshore al mondo, e Abqaiq, il più grande impianto di trattamento e stabilizzazione del greggio al mondo”. In Kuwait toccherebbe a “Burgan, il secondo giacimento petrolifero più grande del mondo, e le raffinerie di Mina Abdullah e Mina Al-Ahmadi, il cui attacco significherebbe tagliare l'arteria principale delle esportazioni petrolifere del Kuwait”. In Qatar si guarda agli "impianti del complesso di Ras Laffan; un attacco a questo complesso significherebbe la distruzione di un investimento di 6 miliardi di dollari, una cifra equivalente all'importo totale dei beni iraniani congelati in quel paese". Infine il Bahrein, con "il giacimento petrolifero di Abu Safa e la raffineria di Sakhir, che ospita la Quinta Flotta degli Stati Uniti ed è stato anche un centro chiave dell'aggressione americana contro l'Iran durante la Guerra di Ramadan".
Le guardie della rivoluzione ai Paesi del Golfo: “Se aiutano gli Usa diranno addio al petrolio”
I Guardiani della rivoluzione iraniani hanno aggiornato la lista dei possibili obbiettivi nel Golfo Persico, se dovesse riprendere la guerra: non più siti militari americani, ma impianti di produzione energetica. Ad annunciarlo è stato il comandante della forza Aerospaziale dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Seyyed Majid Mousavi, in un "messaggio alla nazione iraniana" riportato dall'agenzia Fars. "Se i paesi confinanti a sud consentiranno ai nemici di utilizzare il loro territorio e le loro strutture per attaccare il popolo iraniano, dovranno dire addio alla produzione petrolifera in Medio Oriente", ha ammonito. Alcuni paesi della costa del Golfo "hanno permesso che il loro territorio fosse utilizzato dai nemici dell'Iran e ora, se questo sostegno dovesse continuare, la loro linfa vitale economica sarebbe messa in grave pericolo", ha ammonito.
Il segretario Onu: proroga della tregua è un passo verso la de-escalation
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha commentato con favore la decisione del presidente americano Donald Trump di estendere il cessate il fuoco in Iran. "Questo è un passo importante verso la de-escalation e la creazione di uno spazio cruciale per la diplomazia e la costruzione della fiducia tra Iran e Stati Uniti", ha sottolineato Guterres in una dichiarazione ufficiale.
Guterres ha invitato tutte le parti a "costruire su questo slancio" e ad "astenersi da" azioni che potrebbero minare il cessate il fuoco.
Ira di Trump per l’editoriale del Wsj: “Nessuno mi ritiene un babbeo”
Donald Trump non ha gradito un editoriale del Wall Street Journal che lo dipinge con "babbeo" gabbato dagli iraniani. In un post su Truth, il presidente americano ha definito "un idiota" l'autore dell'articolo, Elliot Kaufman, e attaccato direttamente l'editore Rupert Murdoch. Il Wsj "ha appena scritto un editoriale intitolato: Gli iraniani considerano Trump un fesso. Davvero? Per 47 anni hanno ucciso i nostri cittadini, e molti altri, e hanno approfittato di ogni Presidente, tranne me, e che cosa gli ho dato io? Un Paese in macerie!", ha scritto. "La loro intera Marina è sul fondo del mare, la loro Aeronautica non esiste più, le loro difese antiaeree e i loro radar sono stati spazzati via, i loro laboratori nucleari e le aree di stoccaggio sono stati annientati in una buia sera di giugno dai nostri grandi bombardieri B2; i loro leader sono morti, incluso il generale Soleimani, il loro genio del male che ha distrutto la vita di tanti con le sue bombe artigianali piazzate ai bordi delle strade; lo Stretto di Hormuz è bloccato e totalmente controllato dagli Stati Uniti, senza che alcuna nave possa dirigersi verso i porti iraniani si dice che stiano perdendo 500 milioni di dollari al giorno per questo", ha elencato.
Trump ha poi preso di mira il suo predecessore Barack Obama che avrebbe "dato loro 1,7 miliardi di dollari in contanti", mentre "altri presidenti non hanno fatto nulla per fermarli". Eppure, "nonostante tutto questo, c'è un imbecille" al Wall Street Journal "che scrive che io sarei stato preso per un 'allocco'. L'Iran di certo non lo pensa! Nè lo pensa nessun altro", ha proseguito. "Immagino che Rupert Murdoch gli abbia detto di scrivere così, perchè il Wall Street Journal ha perso la rotta, non è più una lettura indispensabile, solo l'ennesimo giornalaccio politico in declino", ha assicurato.
Ghalibaf smentisce il suo consigliere: “Positivo il cessate il fuoco di Trump”
Non sono piaciute al presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Ghalibaf, i commenti del suo consigliere Mahdi Mohammadi sulla proroga del cessate il fuoco. Mohammadi aveva dichiarato che la tregua “è uno stratagemma per guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa, è giunto il momento per l'Iran di prendere l'iniziativa”. Ma Ghalibaf ha fatto sapere di non condividere. “In qualità di presidente dell'Assemblea Consultiva Islamica, il signor Ghalibaf si avvale della consulenza di stimati esperti in ambito culturale, economico, sociale, politico e in altri settori, dalle cui opinioni trae sempre beneficio. Tuttavia, le opinioni espresse da questi consulenti, che è loro naturale diritto, non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale del signor Ghalibaf”, ha dichiarato un alto funzionario del parlamento all'agenzia Tasnim.
“Le osservazioni di questi stimati consiglieri, e di alcune altre persone presenti ai negoziati, riguardo ai colloqui, al cessate il fuoco e così via, sono personali e riflettono i loro punti di vista”, ha insistito la fonte, “le posizioni del signor Ghalibaf vengono rese note attraverso i suoi canali ufficiali sui social media o con le sue dichiarazioni”.
L’Iran denuncia gli Usa all’Onu per pirateria
L'ambasciata iraniana presso le Nazioni Unite ha condannato gli Stati Uniti per una condotta che presenta "i tratti distintivi della pirateria" dopo che le forze militari statunitensi hanno attaccato una nave mercantile iraniana nel Mar d'Oman. "Il 19 aprile 2026, nelle vicinanze delle coste iraniane nel Mar d'Oman, le forze militari statunitensi hanno condotto un attacco ostile e illegale contro la nave mercantile iraniana Toska", si legge in una lettera indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e alla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, come riporta AlJazeera.
"Questo attacco contro una nave civile costituisce una grave e manifesta violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale", si afferma nella nota. "Le deliberate intimidazioni e il terrore psicologico inflitti all'equipaggio e alle loro famiglie aggravano ulteriormente la gravità di questo atto. Tale condotta presenta i tratti distintivi della pirateria e costituisce una pericolosa escalation che mette seriamente a repentaglio la sicurezza delle vitali rotte marittime".
Teheran: niente trattative sul nucleare anche se gli Usa tolgono blocco a Hormuz
L'Iran ha chiarito che non intende trattare con gli Stati Uniti dei suoi programmi nucleare e missilistico, anche fosse tolto il blocco navale a Hormuz. “Anche se il blocco fosse revocato, la nostra partecipazione ai negoziati deve essere subordinata alla condizione che non vengano sollevate questioni che violino la nostra indipendenza e dignità, prime fra tutte le nostre capacità difensive e missilistiche, nonché le nostre capacità e conoscenze nucleari£, ha spiegato la televisione di Stato, voce ufficiale del regime. “Il rifiuto di negoziare sulle nostre capacità missilistiche, di difesa e nucleari significa condurre trattative dignitose, e l'insistenza del nostro team negoziale su questa posizione onorevole e di forza costituisce una garanzia”, ha sottolineato Irib tv.
“Si tratta di salvaguardare la resilienza delle forze armate e del popolo paziente, che ha sopportato il fuoco nemico in due guerre e un colpo di Stato affinchè questi loro beni possano essere preservati", ha proseguito l'emittente, "è certamente saggio che ciò che il nemico non è riuscito a sottrarre all'Iran in due guerre, un colpo di Stato e anni di sanzioni, non possa esserci sottratto con negoziati" e "questa decisione del regime di non partecipare al secondo round di colloqui si basa proprio su questa logica".
Gli Stati Uniti e Israele hanno tentato "di impadronirsi delle nostre risorse strategiche, tra cui la nostra unità nazionale, le capacità nucleari e missilistiche, nonché la nostra indipendenza e integrità territoriale, ma hanno fallito", ha assicurato l'emittente.
Wsj: Trump non desidera veder riprendere i combattimenti con l'Iran
Il presidente americano Donald Trump, malgrado l'avvertimento sulla volontà di non voler prolungare il cessate il fuoco, ha fatto esattamente questo: ha segnalato che non desidera riprendere i combattimenti con l'Iran, estendendo "il cessate il fuoco fino al momento in cui verrà presentata la proposta" dell'Iran e "le discussioni saranno concluse, in un senso o nell'altro". È quanto scrive il Wsj, ricordando che i funzionari iraniani continuano ad avvertire di essere pronti a riprendere le ostilità, se necessario, e non hanno ancora confermato di accettare la possibile estensione del cessate il fuoco. Tuttavia, nelle ultime due settimane Teheran ha anche scelto la via della diplomazia, pur continuando a esigere che gli Stati Uniti smantellino il blocco imposto ai porti iraniani. Finché le parti eviteranno un'escalation, rimangono sul tavolo due opzioni concrete: Iran e Usa possono lasciare che i rispettivi blocchi facciano il loro corso: quello statunitense sui porti iraniani e di Teheran sullo Stretto di Hormuz. Tuttavia, entrambe le parti rischierebbero perdite economiche a causa di uno stallo prolungato. Inoltre, quando le navi vengono fermate e ispezionate, il rischio che incidenti sfuggano di mano è concreto. L'alternativa consiste nel trovare una soluzione discreta, diplomatica e possibilmente temporanea alla questione del blocco statunitense, per poi riprendere i colloqui nei prossimi giorni.
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