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Punti chiave
Putin: “Ho ricevuto un messaggio da Mojtaba Khamenei”
Voto a Gaza e Cisgiordania: vittoria dei candidati di Fatah
Araghchi: “Progressi nei negoziati ma ci sono stati sbagli ed eccessi da parte degli Usa”
Araghchi a San Pietroburgo
Axios: “Dall’Iran nuova proposta di riapertura di Hormuz senza il nucleare”
Quattro morti e 51 feriti in raid Idf nel Sud del Libano
E' di quattro morti e 51 feriti il bilancio dei raid israeliani nel Sud del Libano. Lo riporta il ministero della Sanità della libanese.
Metsola: “Il regime in Iran continua a colpire i dissidenti”
"Nella nebbia della guerra e nonostante il cessate il fuoco, il regime iraniano continua a perpetrare esecuzioni arbitrarie e a detenere i dissidenti". Lo ha detto la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, in apertura della plenaria a Strasburgo. "Narges Mohammadi, attivista per i diritti umani e vincitrice del premio Nobel per la pace, è stata condannata nuovamente a sette anni e mezzo di carcere a febbraio. Attualmente si trova in gravi condizioni, dopo essere stata colpita da un infarto il mese scorso, mentre era in detenzione. Nasrin Sotoudeh, avvocata per i diritti umani e vincitrice del premio Saharov, è stata di recente arrestata a Teheran. Sono due donne di straordinario coraggio, che hanno dato tutto per la giustizia e la dignità umana e che rappresentano la volontà e la resistenza di tantissime persone in Iran", ha sottolineato Metsola, chiedendo "la loro liberazione immediata e senza condizioni" "Questo Parlamento sarà sempre la voce di coloro che sono stati messi a tacere e un palcoscenico per coloro che si alzano in piedi - ha aggiunto -. Noi non distoglieremo lo sguardo".
Trump vede consiglieri, proposta Teheran "in discussione"
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha incontrato i suoi principali consiglieri per la sicurezza nazionale per esaminare la nuova proposta negoziale iraniana che, allo stato attuale, è "in fase di discussione". Lo ha confermato la portavoce della Casa Bianca, Karolin Leavitt, in quella che è stata la sua ultima conferenza stampa prima della pausa per la maternità. Il piano, secondo quanto riportato dai media, prevederebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz, con la revoca dei blocchi navali sia da parte di Teheran che di Washington, in vista di un successivo giro di colloqui dedicato solo al dossier nucleare. "Solo perché è stata riportata la notizia, posso confermare che il presidente ha incontrato il suo team per la sicurezza nazionale questa mattina", ha affermato Leavitt, secondo la quale spetterà al presidente rilasciare qualsiasi altra informazione in materia.
Teheran: “Sanzioni inumane Ue mai state legate ai diritti umani”
"Le sanzioni disumane dell'Ue sull'Iran non sono mai state una questione di 'diritti umani', ma "erano progettate per calpestare i diritti fondamentali degli iraniani comuni. Nessuno si beve più questo stanco teatrino morale". Lo scrive su X Esmail Baghaei, portavoce del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, ripostando le dichiarazioni di stamattina di Ursula von der Leyen secondo cui è prematuro revocare le sanzioni europee all'Iran.
"Questa postura non vi farà guadagnare, né a voi né al vostro elettorato, un'oncia di credibilità sul palcoscenico mondiale. Semmai, dimostra solo ulteriormente il doppio standard e l'ipocrisia della classe dirigente europea, e accelera la vergognosa discesa dell'Europa nell'irrilevanza", ha concluso.
Media: “Vance teme che il Pentagono nasconda lo stato delle scorte di armi Usa”
Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, teme che le scorte di armi americane siano meno ricche di quanto sostiene il Pentagono e intende raccogliere dati più affidabili. Lo scrive The Atlantic, secondo il quale Vance in privato avrebbe espresso dubbi sulla versione offerta dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che parla di una guerra di successo e di riserve di armamenti "robuste". Sui media statunitensi sono però filtrati numerosi rapporti di intelligence che descrivono una realtà opposta: l'arsenale iraniano sarebbe molto lontano dall'essere esaurito e le forze Usa avrebbero già utilizzato una quota "significativa" di armi critiche. Vance teme in particolare che stiano terminando le riserve di alcuni tipi di munizioni e che ciò indebolirebbe la posizione degli Usa in vista di futuri conflitti.
Hezbollah: “Il regime miserabile di Aoun vende il Libano ai sionisti”
"Attaccare un'intera comunità e dipingerla come nemica non permetterà a un regime spregevole di vendere il Paese ai sionisti!". Lo ha affermato in un comunicato stampa Ali Ammar, parlamentare di Hezbollah, in risposta alle parole del presidente libanese Joseph Aoun, che aveva accusato l'organizzazione terroristica di aver "trascinato il proprio Paese in guerra per servire interessi esterni", in riferimento al supporto fornito a Teheran. Ammar ha definito "un regime miserabile" quello guidato da Aoun, affermando che "la resistenza rimarrà il simbolo della dignità della nazione". "Quanto ai sottomessi e ai traditori - ha proseguito - la prostrazione davanti agli invasori non conferirà loro il minimo onore nazionale". L'esponente di Hezbollah ha concluso ricordando che "le famiglie dei martiri in tutto il Libano incarnano il patriottismo. Non hanno bisogno di alcun certificato di appartenenza, perché il sangue dei loro figli laverà via la vergogna di un regime che umilia la sua patria".
Teheran: “Ci insultavano ora ci supplicano per il passaggio”
"I Paesi che un tempo ci insultavano e ci sminuivano e rifiutavano di esportarci carburante per jet, ora supplicano di poter far passare le loro navi nello Stretto di Hormuz e di garantire i loro rifornimenti energetici". Lo afferma il vicepresidente dell'Iran, Mohammad Reza Aref, secondo quanto riporta l'emittente pubblica Irib.
Casa Bianca: “Trump ha discusso la proposta dell'Iran con i suoi collaboratori”
Donald Trump ha parlato della proposta dell'Iran con i suoi collaboratori oggi. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.
Netanyahu: “Razzi e droni di Hezbollha impongono proseguimento delle azioni militari”
La duplice minaccia di razzi e droni di Hezbollah impone la continuazione dell'azione militare in Libano. E' quanto sostenuto dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo quanto riferito dal suo ufficio. "Restano ancora due minacce principali provenienti da Hezbollah: i razzi di tipo 122 e i droni. Ciò richiede una combinazione di azioni operative e tecnologiche", ha affermato Netanyahu.
Rubio: “L'Iran fa sul serio sull'accordo, la sua economia è in ginocchio”
Marco Rubio sostiene che l'Iran "faccia sul serio" sull'accordo per tirarsi fuori "dal caos in cui si trovano". In un'intervista a Fox News il segretario di Stato ha spiegato inoltre che la leadership del regime" è a brandelli" e sta cercando di "guadagnare tempo". "Credo che facciano sul serio considerati tutti i problemi che l'Iran aveva già. Pochi mesi fa hanno affrontato delle rivolte, rivolte di natura economica. L'inflazione è peggiorata Stanno ancora affrontando una siccità. Hanno ancora difficoltà a pagare gli stipendi. La loro economia è in ginocchio e devono far fronte a sanzioni paralizzanti imposte da tutto il mondo. Tutti questi problemi sussistono e molti di essi sono addirittura peggiori", ha sottolineato Rubio. "E ora si ritrovano con la metà dei missili, senza più fabbriche, senza marina e senza aviazione. Tutto ciò è stato distrutto. Dunque, la loro situazione è peggiore e sono più deboli", ha affermato.
Netanyahu: “Lavoro non finito, Idf agisca contro Hezbollah”
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato "enormi successi" in Libano, esortando al contempo le forze armate ad agire contro le minacce che Hezbollah continua a porre. Intervenendo alla conferenza dello Stato maggiore dell'Idf, il capo di governo ha sottolineato che "il lavoro non è finito". "Ci sono ancora due grandi minacce provenienti da Hezbollah: la minaccia dei razzi e quella dei droni", ha affermato, sostenendo che il gruppo sciita filo-iraniano "possiede ancora circa il 10% dei missili". "Quello che mi aspetto da voi è che risolviate questi due problemi, perché credo che possiamo risolvere anche la questione politica", ha concluso Netanyahu.
Merz: “Usa umiliati, iraniani più forti di quanto si aspettassero”
"Un'intera nazione è stata umiliata dalla leadership iraniana". Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in quello che appare essere un riferimento agli Stati Uniti, come riferito dai media di Berlino. Parlando durante una visita in una scuola a a Marsberg, nella regione del Sauerland, Merz ha parlato dell'andamento del conflitto con l'Iran, sottolineando come sia "abbastanza ovvio" che gli Stati Uniti "siano entrati in questa guerra senza alcuna strategia". "Gli iraniani - ha sottolineato - sono chiaramente più forti di quanto ci si aspettasse e gli americani chiaramente non hanno una strategia convincente neanche nei negoziati".
Macron: “Parlerò nelle prossime ore con l'Iran dello stretto di Hormuz”
Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato oggi che contatterà le autorità iraniane per "affrontare il problema" dell'aumento dei prezzi del carburante "alla radice" e provare a ottenere la riapertura dello Stretto di Hormuz. "La causa del problema - ha detto il presidente parlando nel corso di una visita ad Andorra - è che oggi c'è questo blocco e lo stretto di Hormuz è chiuso. Quindi, bisogna affrontare il problema alla radice, consentire alle cose di rimettersi in moto". Macron ha anticipato che parlerà "con le autorità iraniane" fin dalla conclusione della visita ad Andorra, sperando di "convincere" le parti in causa "nelle prossime ore". "E' importante poter riaprire da una parte e dall'altra il traffico per consentire al gas, al petrolio, ai fertilizzanti, alle merci di poter passare lo stretto", perché il blocco "ha impatto sull'economia mondiale", ha aggiunto. Quanto alla guerra in Medio Oriente e alle conseguenze sul prezzo dei carburanti in Francia, il presidente ha dichiarato che il governo sta facendo "il massimo", ed ha garantito che lo stato è "al fianco" dei francesi che subiscono prezzi che "pesano".
Rubio: “Non possiamo tollerare che l’Iran gestisca lo Stretto di Hormuz”
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato a Fox News che una "normalizzazione" non è possibile alla luce del modo in cui l'Iran gestisce il passaggio nello Stretto di Hormuz, sottolineando che Washington "non può tollerarlo".
Rubio ha criticato in particolare le condizioni poste da Teheran per una riapertura della rotta marittima tra cui il coordinamento con l'Iran, il pagamento di diritti di transito e le minacce di colpire le navi in transito affermando che tali richieste "non rappresentano una vera apertura". Il capo della diplomazia americana ritiene tuttavia che "gli iraniani siano seri nei loro tentativi di uscire dalla loro situazione difficile, dato che il loro paese ha sofferto molti problemi".
Araghchi dopo l’incontro con Putin: “Proposte idee molto buone”
"Idee molto buone" sono state proposte durante il colloquio che si è tenuto a Mosca tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Lo ha indicato in una nota il capo della diplomazia di Teheran, definendo "molto positivo" l'incontro con Putin, durato più di un'ora e mezza. "Sono stati discussi e analizzati nel dettaglio tutti gli argomenti, dalle relazioni bilaterali alle questioni regionali, così come la guerra e l'aggressione del regime americano e del regime sionista", ha dichiarato Araghchi, parlando di "basi ottime" per la cooperazione con Mosca. "Putin ha anche affermato che non solo la Russia, ma ora il mondo intero ammira il popolo iraniano, per la sua resistenza contro l'America e per la sua vittoria in questa guerra iniqua e ingiusta - ha aggiunto Araghchi - Ringraziamo i nostri amici russi per il loro sostegno durante questa guerra e dichiariamo la volontà della Repubblica Islamica dell'Iran di continuare le relazioni strategiche e il partenariato strategico con la Russia nelle nuove condizioni".
Israele trattiene 169 milioni di euro di fondi destinati all’Anp
Israele sta trattenendo 590 milioni di shekel, poco meno di 169 milioni di euro, di fondi destinati all'Autorità nazionale palestinese. Lo ha reso noto il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, precisando che tali risorse sono state dirottate per coprire presunti debiti dell'Anp nei confronti della compagnia elettrica, dell'acquedotto e delle società ambientali israeliane.
Il ministro ha anche sostenuto che parte dei fondi era destinata da Ramallah a "gruppi terroristici". "La nostra politica è chiara: ogni shekel destinato a incoraggiare il terrorismo o attività ostili verrà bloccato", ha assicurato il leader di estrema destra.
A febbraio, il ministro palestinese delle Finanze, Estephan Salameh, aveva denunciato gravi difficoltà finanziarie per l'Anp, nel mezzo della crisi economica più pesante dalla sua fondazione. All'origine, aveva sottolineato, c'è il continuo rifiuto delle autorità israeliane di trasferire le entrate fiscali e i dazi doganali riscossi per suo conto.
Libano, il ministro israeliano Katz: “Hezbollah sta giocando con il fuoco”
Incontrando la coordinatrice speciale delle Nazioni Unite per il Libano, Jeanine Hennis-Plasschaert, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha affermato che il capo di Hezbollah, Naim Qassem, sta "giocando con il fuoco".
"Non ci sarà alcun cessate il fuoco reale in Libano finché le nostre forze e le comunità della Galilea continueranno a essere bersagliate dal fuoco", ha dichiarato Katz a Hennis-Plasschaert, secondo quanto riportato dall'ufficio del ministro. Katz ha aggiunto che il governo libanese "deve garantire il disarmo di Hezbollah, innanzitutto a sud del fiume Litani e in seguito in tutto il Libano".
Concluso incontro Araghchi-Putin: è durato quasi due ore
Si è concluso l'incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a San Pietroburgo. La conversazione è durata quasi due ore, riferisce l'agenzia Ria Novosti.
I negoziati si sono svolti nella Biblioteca presidenziale e per la parte russa hanno partecipato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, il consigliere del Cremlino, Yuri Ushakov e il capo della direzione generale dello Stato Maggiore delle Forze Armate russe Igor Kostyukov. Oltre ad Araghchi, la delegazione iraniana comprendeva il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi e l'ambasciatore iraniano a Mosca, Kazem Jalali.
Lavrov: “Colloquio Putin-Araghchi è stato utile”
I colloqui tra il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sono stati "utili", ha affermato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, parlando con la stampa che gli ha chiesto dell'andamento dell'incontro a San Pietroburgo.
Araghchi: “Gli Usa chiedono di negoziare, stiamo valutando”
Gli Stati Uniti non hanno raggiunto nessuno dei loro obiettivi durante la guerra con l'Iran e per questo ora propongono negoziati, che Teheran sta attualmente valutando. Lo ha sottolineato durante la sua visita a Mosca il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. "L'Iran si trova di fronte alla più grande superpotenza mondiale, ma gli Stati Uniti non hanno raggiunto nemmeno uno dei loro obiettivi.
Ecco perché il presidente Donald Trump chiede di negoziare e noi stiamo valutando questa opzione", ha affermato Araghchi al giornalista russo Pavel Zarubin, stando a quanto riferito dalle agenzie di stampa Tass e Ria Novosti.
Libano: 2.521 morti e 7.804 feriti nei raid israeliani dall’inizio della guerra
A partire dal 2 marzo, 2.521 persone sono state uccise e 7.804 ferite negli attacchi israeliani in Libano. Lo ha riferito il ministero della Salute di Beirut.
Gli Emirati bacchettano gli alleati del Golfo: “Troppo deboli”
Gli Emirati Arabi Uniti hanno criticato gli alleati del Golfo per quella che ritengono una risposta debole agli attacchi iraniani nella regione. "La posizione del Consiglio di cooperazione del Golfo è stata storicamente la più debole, considerando la natura dell'attacco e la minaccia che rappresentava per tutti", ha detto il consigliere presidenziale Anwar Gargash. Gli Emirati, ha detto in una conferenza stampa, si aspettavano che la Lega araba non avrebbe reagito, ma non il Ccg: "E' stata una sorpresa".
Le monarchie del Golfo Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno sempre avuto "rapporti difficili" con l'Iran, ha ricordato Gargash, e negli ultimi anni hanno perseguito una "politica di contenimento" attraverso la mediazione, le partnership energetiche, accordi e, nel caso degli Emirati, legami commerciali. Ma "queste politiche hanno fallito miseramente e ora stiamo affrontando una grande rivalutazione", ha ammonito.
Il ministro iraniano Araghchi in Russia accusa gli Usa: “Hanno fatto fallire i colloqui”
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Washington di aver fatto fallire i colloqui di pace, al suo arrivo in Russia, ultima tappa del suo tour diplomatico.
I tentativi di rilanciare i negoziati su un cessate il fuoco e la riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz - avviati all'inizio di aprile a Islamabad - sono finora falliti a causa della ferma posizione assunta da Washington e Teheran.
"L'approccio americano ha fatto sì che il precedente round di negoziati, nonostante alcuni progressi, non raggiungesse i suoi obiettivi a causa di richieste eccessive", ha denunciato Abbas Araghchi al suo arrivo a San Pietroburgo.
Il ministro degli Esteri, che cerca di ottenere sostegno nella guerra contro Washington, ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin. A quasi tre settimane dal cessate il fuoco raggiunto al termine di 40 giorni di ostilità tra Iran e Israele, alleato degli Stati Uniti, Mosca rimane uno dei principali sostenitori della Repubblica Islamica. La Russia farà "tutto il possibile" per garantire che "la pace possa essere raggiunta il più rapidamente possibile", ha assicurato il presidente Putin al ministro iraniano, secondo quanto riportato dai media statali russi.
Il presidente russo Vladimir Putin, in un incontro con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, ha annunciato di aver ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei.
"La scorsa settimana ho ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema iraniana. Vorrei chiederle di trasmetterle la mia sincera gratitudine e di confermare che la Russia, come l'Iran, intende proseguire le nostre relazioni strategiche", ha dichiarato Putin.
Putin vede il ministro degli Esteri iraniano Araghchi a San Pietroburgo: “Faremo il possibile per la pace”
Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in visita a San Pietroburgo. Lo riporta l'agenzia di stampa Ria Novosti, spiegando che Putin ha detto ad Araghchi che la Russia farà tutto il possibile, nell'interesse dell'Iran e degli altri Paesi della regione, per garantire la pace in Medio Oriente nel più breve tempo possibile.
Solo 7 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz in 24 ore
Nelle ultime 24 ore, almeno sette navi, principalmente portarinfuse, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz.
Il dato è in linea con la ridotta attività di traffico marino registrata nei giorni scorsi, mentre i colloqui tra Iran e Stati Uniti sono in una fase di stallo. Secondo la società di tracciamento navale Kpler e un'analisi satellitare separata condotta dagli specialisti di analisi dati SynMax, tra le imbarcazioni figurano navi in partenza da porti iracheni e una nave da carico di rinfuse secche proveniente da un porto iraniano. Il traffico marittimo che ha attraversato la cruciale via d'acqua all'ingresso del Golfo, durante il precario cessate il fuoco tra Washington e Teheran, rappresenta solo una frazione dei 140 transiti giornalieri medi registrati prima dell'inizio della guerra con l'Iran, il 28 febbraio.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dirottato 37 navi da quando è stato imposto il blocco all'Iran il 13 aprile, ha dichiarato l'esercito il 25 aprile. Secondo le analisi satellitari di TankerTrackers.com, sei petroliere iraniane sono rientrate nei porti iraniani e hanno fatto ritorno a Hormuz nei giorni scorsi, trasportando circa 10,5 milioni di barili di petrolio. Secondo un'analisi satellitare separata condotta da TankerTrackers.com, circa quattro milioni di barili di petrolio iraniano a bordo di petroliere hanno attraversato il blocco statunitense il 24 aprile.
Teheran: “All’esercito il controllo di Hormuz, pedaggi in rial”
Il controllo dello stretto di Hormuz sarà affidato strutturalmente all'esercito e i pedaggi per l'attraversamento dovranno essere pagati nella moneta locale, il rial. A riferirlo è stato Ebrahim Azizi, capo della commissione per la Sicurezza nazionale nel parlamento iraniano, intervistato dalla televisione di Stato. In discussione in parlamento c'è una proposta che prevede anche il pagamento del passaggio per lo stretto in rial locale.
Il cancelliere tedesco Merz: “Iran più forte del previsto, Usa non hanno strategia”
Gli iraniani "sono evidentemente più forti del previsto", laddove gli americani stanno dimostrando di non avere alcuna strategia. Lo ha dichiarato il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, a margine di una visita a una scuola a Marburg.
Un 15enne ucciso da esercito Israele a Gaza
Un bambino palestinese è stato ucciso e una persona è rimasta ferita in un attacco israeliano nel nord della Striscia di Gaza. L'agenzia di stampa Wafa ha riferito che il quindicenne Ayham al-Omari è stato ucciso dal fuoco dell'esercito israeliano nella zona di Beit Lahiya.
Tajani: “Ho parlato con Rubio e con l’Iran per accelerare l’accordo”
Sul blocco dello Stretto di Hormuz "ho parlato con il ministro degli esteri iraniano e l'altra sera con il segretario di Stato americano Rubio insistendo sulla necessità di accelerare i tempi per trovare un accordo.
Speriamo che i colloqui vadano avanti e le proposte possano essere accettate per aprire lo Stretto di Hormuz". A dirlo il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di un incontro a Pistoia.
Tajani: “Pronti con la Marina per sminare lo Stretto di Hormuz”
"Siamo pronti come Italia a intervenire con la nostra Marina Militare per sminare lo Stretto di Hormuz". Così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando a margine di un incontro a Pistoia.
"Continuiamo a lavorare - ha proseguito ancora Tajani - sperando che prevalga il buon senso. Tutto dipende dall'accordo fra le parti. Noi spingiamo al massimo e abbiamo dato disponibilità a fare tutto ciò che serve continuando a parlare sia con gli iraniani che con gli americani".
Financial Times: ecco perché gli Emirati hanno chiesto al Pakistan un rimborso da 3,5 miliardi di dollari
Geopolitica e finanza sempre più interconnesse. E' il quadro che emerge da un articolo del Financial Times dopo l' 'improvvisa' restituzione agli Emirati arabi uniti da parte del Pakistan, che tenta la difficile mediazione tra Usa e Iran, di un deposito di circa 3,5 miliardi di dollari presso la Banca centrale. Quella che Islamabad ha descritto come una semplice "transazione di routine", è arrivata questo mese - secondo il Ft, che cita fonti vicine alla vicenda - dopo una richiesta shock degli Emirati, che avrebbe colto di sorpresa il ministero delle Finanze di Islamabad, così come l'Fmi. Una richiesta, stando alle fonti, che ha minacciato di prosciugare un quinto delle riserve della Banca centrale del Pakistan e ha messo a repentaglio il piano di aiuti del valore di sette miliardi di dollari dell'Fmi, concordato due anni fa.
Dietro alle mosse emiratine ci sarebbe la frustrazione, crescente, ad Abu Dhabi per le più recenti scelte pachistane in politica estera. Gli analisti fanno riferimento sia al rafforzamento dei legami tra Islamabad e Riad, che lo scorso anno hanno firmato un patto di difesa, che a quella che sarebbe stata considerata come una risposta “fiacca” da parte del Pakistan agli attacchi iraniani contro i Paesi del Golfo, quando Teheran “rispondeva” alle operazioni americane e israeliane, fermate da una fragile tregua. Tre consiglieri pachistani hanno riferito che gli Emirati avevano lasciato intendere a Islamabad di volere una linea più dura nei confronti dell'Iran. Neil Quilliam, di Chatham House, è convinto il ruolo del Pakistan come mediatore abbia irritato gli Emirati. Dal punto di vista degli Emirati, ha osservato, "non c'è neutralità" e "se si fa da mediatori, si è in una posizione intermedia". E agli Emirati non piace.
Israele attacca la Biennale di Venezia dopo le critiche della giuria: “Spettacolo di falso indottrinamento”
Israele all'attacco della Biennale Arte di Venezia, che sarà inaugurata ufficialmente il 9 maggio, dopo che la giuria internazionale - presieduta da Solange Farkas, fondatrice di Videobrasil - ha deciso di escludere dalla premiazione i Paesi accusati di "crimini contro l'umanità", pur non citando esplicitamente lo Stato ebraico né la Russia. In un post su X il ministero degli Esteri israeliano accusa: "Il boicottaggio dell'artista israeliano Belu-Simion Fainaru da parte della giuria internazionale della Biennale di Venezia è una contaminazione del mondo dell'arte. La giuria politica ha trasformato la Biennale da uno spazio artistico aperto di idee libere e sconfinate in uno spettacolo di falso indottrinamento politico anti-israeliana". L'artista Belu-Simion Fainaru, nato a Bucarest nel 1959 ed emigrato in Israele nel 1973, è stato scelto per rappresentare lo Stato di Israele alla 61esima Esposizione internazionale d'Arte: il sui lavoro sarà ospitato nel padiglione nazionale che dal 9 maggio al 22 novembre 2026 sarà allestito all'Arsenale e non ai Giardini, dove sono in corso lavori di ristrutturazione.
Axios: Trump riunisce i suoi per decidere i prossimi passi
Il presidente americano Donald Trump terrà oggi una riunione di crisi per decidere le prossime mosse con l'Iran. Lo ha riferito il sito Axios, Trump ha convocato nella Situation Room i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale e di politica estera. "L'incontro dovrebbe concentrarsi sull'attuale stallo nei negoziati con l'Iran e sulle possibili opzioni per le prossime fasi della guerra", ha spiegato Axios.
L'Iran ha fatto arrivare a Washington una nuova proposta in cui accetterebbe di trattare sul suo programma nucleare a patto che gli Usa tolgano l'assedio allo stretto di Hormuz.
Nei colloqui con i mediatori pakistani, egiziani, turchi e qatarioti durante il fine settimana, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avrebbe chiarito che non c'è consenso nella leadership iraniana su come affrontare le richieste degli Stati Uniti. Gli Usa pretendono che l'Iran sospenda l'arricchimento dell'uranio per almeno un decennio e rimuova il materiale radioattivo dal Paese.
Ghalibaf (Iran): “Nemici confusi e delusi per il sacrificio della nazione”
Il presidente del parlamento Iraniano, Mohammad Ghalibaf, si è detto "orgoglioso" di essere fra i "30 milioni di iraniani" pronti a sacrificarsi per la patria, "eroi" che hanno mandato in confusione e deluso le aspettative di vittoria di Stati Uniti e Israele. "Il sacrificio della nazione orgogliosa dell'Iran ha deluso e confuso i nemici", ha scritto su X a commento di un post della campagna Jan Fada (Sacrificio per l'Iran).
"Voi, eterni eroi della storia, siete sempre al fianco della nostra cara Iran, e il sostegno del nostro Iran sarà sempre con voi, coraggiosi e patriottici figli", ha aggiunto.
Pizzaballa: “Le responsabilità sono diverse, c'è chi occupa e chi è occupato”
"Esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato. Le responsabilità sono diverse. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità". Così il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, nella lettera 'Tornarono a Gerusalemme con grande gioia'. Nel testo il porporato riflette sul fatto che "il dolore rimane sempre dolore, e non è nostra intenzione stilare una graduatoria della sofferenza".
Voto a Gaza e Cisgiordania: vittoria dei candidati di Fatah
In base ai risultati quasi definitivi, i sostenitori del presidente palestinese Mahmoud Abbas e del suo partito Fatah hanno conquistato la maggior parte dei seggi del consiglio comunale della città di Deir el-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, e hanno vinto in Cisgiordania.
Sabato, per la prima volta in 20 anni, oltre 70mila aventi diritto sono stati chiamati alle urne per eleggere i propri rappresentanti locali. Hamas, che governa l'enclave palestinese dal 2007, non aveva formalmente presentato candidati a Gaza e ha boicottato le elezioni in Cisgiordania occupata, dove la vittoria di Fatah, il partito del presidente palestinese, era ampiamente prevista.
Con il 95% delle schede scrutinate, in Cisgiordania Fatah, la formazione del presidente dell'Autorità nazionale palestinese Abbas, si aggiudica alcuni importanti comuni come Hebron, mentre in altri come Nablus o Ramallah, il risultato è stato ottenuto per acclamazione, non essendosi presentate altre liste. I candidati sono per lo più di indipendenti formatisi all'interno dell'opposizione di Fatah, nei confronti della quale i sondaggi evidenziano comunque un malcontento generale soprattutto sul tema del rinnovamento della leadership.
A Deir el-Balah invece, alcuni candidati di una delle quattro liste in corsa erano considerati da residenti e analisti come vicini ad Hamas, rendendo il voto un potenziale indicatore di sostegno al gruppo dopo il conflitto con Israele.
I risultati preliminari riportati da Al Jazeera indicano che questa lista, "Deir el-Balah ci unisce", ha conquistato solo due dei 15 seggi del consiglio. La lista Nahdat Deir el-Balah, sostenuta dal partito Fatah, si è invece aggiudicata sei seggi.
Gli altri seggi sono stati vinti da altri due gruppi, Futuro di Deir el-Balah e Pace e Costruzione, non affiliati a nessuna delle due fazioni.
Le elezioni si sono svolte "in un momento estremamente delicato, in un contesto di sfide complesse e circostanze eccezionali", ha ricordato il premier palestinese Mohammed Mustafa nella conferenza stampa tenuta ieri al fianco del presidente della Commissione elettorale centrale, Rami Hamdallah, che ha presentato i risultati del voto.
Hamdallah ha rimarcato che la Commissione ha trattato la Cisgiordania e la Striscia di Gaza come "un'unica entità geografica", nonostante le grandi difficoltà incontrate durante il processo, in particolare a Deir el-Balah per far entrare il materiale elettorale.
Sono stati i residenti di Gaza, ha aggiunto, a stampare localmente le schede elettorali e a preparare le urne, consentendo così lo svolgimento delle elezioni nella sola città dell'enclave che ha subito meno danni dal conflitto.
Hamdallah ha precisato che l'affluenza alle urne a Deir el-Balah è stata del 23%, pari a 15.962 votanti su 70.449 aventi diritto, mentre in Cisgiordania è stata del 56%, pari a circa 522.000 votanti.
Pasdaran: “Al momento giusto saremo al fianco di Libano e Palestina”
I Guardiani della rivoluzione si preparano a dare manforte a Hezbollah in Libano e ai palestinesi. Ad annunciarlo è stato il comandante della Forza Quds dei Pasdaran, Esmail Qaani.
"L'eroica resistenza dell'Hezbollah libanese ha dimostrato che le narrazioni ingannevoli del regime sionista (Israele, ndr) per mettere alla resistenza e distruggere l'Hezbollah non sono altro che menzogne", ha dichiarato a quanto riportano i media iraniani.
"Il regime sionista, nonostante abbia sostenuto costi esorbitanti, impiegato ingenti risorse umane e militari e sperperato il denaro dei contribuenti americani, è più disperato e impotente che mai di fronte all'iniziativa e alla fermezza dei coraggiosi giovani libanesi", ha assicurato.
"I fronti della resistenza sono più forti e più uniti che mai, al fianco dell'eroico Hezbollah. Quando sarà il momento, interverranno per sostenere i popoli oppressi del Libano e della Palestina e faranno pentire i criminali sionisti delle loro azioni atroci", ha ammonito.
Idf: “Oltre 50 siti di Hezbollah distrutti in Libano negli ultimi giorni”
L'esercito israeliano ha dichiarato di aver distrutto negli ultimi giorni oltre 50 siti infrastrutturali di Hezbollah, tra cui un complesso sotterraneo utilizzato dal gruppo.
Secondo un comunicato delle Forze di difesa israeliane, durante un raid mirato nella zona di Aadshit al-Qusayr, nel sud del Libano, le truppe hanno scoperto un deposito di armi all'interno di una stanza per bambini. L'esercito ha affermato che il sito conteneva esplosivi, fucili Kalashnikov, granate, lanciarazzi Rpg, mitragliatrici e munizioni. "L'organizzazione terroristica Hezbollah sfrutta cinicamente la popolazione civile in Libano per compiere attacchi terroristici contro civili israeliani e truppe delle Forze di Difesa Israeliane", ha affermato l'esercito.
Israele, Netanyahu tiene consultazioni con i vertici della Difesa
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta attualmente tenendo una consultazione telefonica sulla sicurezza con i vertici delle forze armate. Lo riporta Ynet.
Bbc: 2.400 marittimi su 105 navi bloccate a Hormuz
Da settimane, 2.400 marittimi sono bloccati su oltre 105 petroliere cui viene impedito di attraversare lo Stretto di Hormuz. A riferirlo alla Bbc è stato l'amministratore delegato dell'associazione di categoria Intertanko, Tim Wilkins.
A bordo delle navi ferme c'è "grande preoccupazione, stress e stanchezza", ha riferito. Gli equipaggi devono amministrare con oculatezza i beni di prima necessità, tra cui cibo e acqua, e occuparsi di mantenere le imbarcazioni in piena efficienza e liberarsi dei rifiuti. Molti di questi marinai "sono bloccati senza alcuna certezza su quando potranno tornare a casa", ha sottolineato.
Libano, attacco di Israele con droni nel sud: un morto
Almeno una persona è rimasta uccisa in un attacco di droni lanciati dall'esercito israeliano sulla città di Qalila, nel sud del Libano. Lo riporta l'agenzia di stampa Nna.
Araghchi sul fallimento dei colloqui: “Dagli Usa richieste eccessive”
Nuove accuse agli Stati Uniti arrivano dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Dalla Russia, Araghchi ha puntato il dito contro contro "richieste eccessive" degli Usa in riferimento al flop dei colloqui in Pakistan. Lo riferisce l'iraniana Press Tv dopo le notizie di Axios sulla proposta che sarebbe stata presentata dall'Iran agli Stati Uniti tramite i mediatori del Pakistan
Araghchi: “Progressi nei negoziati ma ci sono stati sbagli ed eccessi da parte degli Usa”
Al suo arrivo a San Pietroburgo, il ministro degli Esteri Seyyed Abbas Araghchi ha segnalato progressi nel processo negoziale ipotecati da quello che definisce "approcci sbagliati" e "richieste eccessive" degli Stati Uniti. Lo ha riferito l'agenzia stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim, riportando le dichiarazioni di Araghchi al suo arrivo all'aeroporto di San Pietroburgo. "In ogni caso, ci sono stati sviluppi nel processo negoziale ma gli approcci sbagliati e gli eccessi degli Stati Uniti hanno fatto sì che il precedente ciclo di negoziati non raggiungesse i suoi obiettivi nonostante i progressi", ha detto il capo della diplomazia di Teheran. In merito alla sua visita bilaterale di ieri in Pakistan, Araghchi ha affermato che "per quanto riguarda il Pakistan, questo Paese amico ha svolto un ruolo importante nella mediazione dei negoziati tra Iran e Stati Uniti di recente, ed era necessario discutere degli ultimi sviluppi". A Islamabad, ha aggiunto, "abbiamo esaminato quanto accaduto in passato e discusso come e a quali condizioni i negoziati potrebbero proseguire"
Araghchi: “Condizioni per proseguire i negoziati con gli Usa”
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito "molto positiva" la visita dello scorso fine settimana a Islamabad, affermando che sono state esaminate e fissate le "condizioni specifiche" in base alle quali potranno proseguire i negoziati tra Iran e Stati Uniti. Secondo quanto riferito dall'agenzia Irna, Araghchi – ora a San Pietroburgo per incontrare Putin – ha sottolineato che le condizioni poste da Teheran sono "molto importanti", dopo aver lasciato il Pakistan senza mostrare una vera apertura ai colloqui con Washington. Gli Stati Uniti avevano a loro volta annullato l'invio a Islamabad degli emissari Steve Witkoff e Jared Kushner.
Araghchi a San Pietroburgo
I media russi riportano che il ministro degli Esteri iraniano Araghchi è arrivato a San Pietroburgo per incontrare Putin.
Marina Usa: “Fin qui bloccate 38 navi iraniane”
Navi e elicotteri della Marina statunitense hanno intercettato 38 navi mercantili collegate all'Iran dall'inizio del blocco navale. Lo ha riferito il Comando Centrale degli Stati Uniti in Medio Oriente. "La Marina statunitense continua a far rispettare il blocco dei porti iraniani, impedendo alle navi di entrare o uscire. Le forze statunitensi hanno ordinato a 38 navi di invertire la rotta o di tornare in porto", si legge in una nota. In particolare, sabato, un elicottero della Marina statunitense decollato dal cacciatorpediniere lanciamissili USS Pinckney ha intercettato la nave mercantile Sevan, soggetta a sanzioni statunitensi, nel Mar Arabico. Su ordine delle forze armate statunitensi, la nave è stata rimandata in Iran. Inoltre, la scorsa settimana, due petroliere soggette a sanzioni e appartenenti alla "flotta ombra" iraniana, la Majestic X e la Tifani, sono state sequestrate nell'Oceano Indiano dal Comando Indo-Pacifico degli Stati Uniti. "Continueremo le attività di contrasto marittimo a livello globale per smantellare le reti illecite e intercettare le navi soggette a sanzioni che forniscono supporto materiale all'Iran ovunque operino", ha sottolineato il comando.
Axios: “Dall’Iran nuova proposta di riapertura di Hormuz senza il nucleare”
L'Iran, tramite mediatori pakistani, avrebbe consegnato agli Stati Uniti una nuova proposta sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sulla fine della guerra, con i negoziati sul nucleare rinviati a una fase successiva. A riferirlo è Axios, citando un funzionario statunitense e due fonti a conoscenza della questione.
Mosca conferma l’incontro con Araghchi
Il Cremlino ha confermato che il presidente Vladimir Putin riceverà oggi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, atteso in Russia mentre i negoziati tra Iran e Stati Uniti restano in stallo. Lo riporta l'agenzia statale russa Tass. Araghchi ha lasciato Islamabad domenica, secondo quanto riferito dal suo ministero. Interpellato da Tass su un possibile incontro tra i due, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha risposto in maniera affermativa. Il ministro iraniano era rientrato domenica a Islamabad dopo una breve visita in Oman, mentre proseguono gli sforzi di mediazione per rilanciare i colloqui tra Teheran e Washington, dopo un primo incontro concluso senza accordo due settimane fa. Secondo l'ambasciatore iraniano in Russia Kazem Jalali, Araghchi avrebbe dovuto recarsi anche a San Pietroburgo per incontrare il presidente russo, "nel quadro dell'azione diplomatica volta a promuovere gli interessi del Paese e in un contesto di minacce esterne", ha scritto su X.
Per Jalali, Iran e Russia presentano "un fronte unito" contro le "forze egemoniche globali" e a favore di "un mondo libero da unilateralismo e dominio occidentale". In precedenza, citando Jalali, l'agenzia iraniana Isna aveva riferito che tra gli obiettivi di Araghchi c'è quello di discutere con i responsabili russi degli sviluppi più recenti dei negoziati con gli Stati Uniti.
Araghchi oggi a Mosca da Putin
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, incontrerà oggi il presidente russo Vladimir Putin, durante una visita a Mosca. L'agenzia di stampa Isna ha citato l'ambasciatore di Teheran in Russia, Kazem Jalali, il quale ha affermato che i due si incontreranno e "si consulteranno con i funzionari russi in merito agli ultimi sviluppi dei negoziati, del cessate il fuoco e delle vicende correlate". La Russia presenterà un rapporto sui negoziati per porre fine alla guerra con gli Stati Uniti e Israele.
Trump: “Il sistema petrolifero rischia di esplodere entro tre giorni”
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito che il sistema petrolifero dell'Iran potrebbe "esplodere" entro tre giorni, in caso di ulteriori interruzioni delle infrastrutture energetiche del Paese. Trump ha spiegato a Fox News che, se il petrolio non può essere trasportato, "continua ad accumularsi meccanicamente e nel sottosuolo", aumentando la pressione nei sistemi di condutture e nelle strutture sotterranee, fino a provocare "una rottura o un'esplosione che potrebbe danneggiare il sistema in modo permanente". Trump ha aggiunto che, anche in caso di ricostruzione, le infrastrutture potrebbero tornare solo a circa "il 50%" della loro capacità attuale, definendo lo scenario una conseguenza "molto, molto potente".
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