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Repubblica.it Esteri

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Mali, jihadisti e tuareg contro la giunta militare sosten...
di Leonardo · 2026-04-26 · via Repubblica.it Esteri

Situazione confusa e allarmante in Mali, dove una serie di gruppi armati ha avviato da ieri, sabato, all’alba un attacco coordinato in diverse parti del paese. All’azione sono i jihadisti di Jnim (Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani), affiliato ad Al Qaeda, ma anche i tuareg del Fronte per la liberazione dell’Azawad (Fla), in lotta da anni nel nord-est del paese, per ottenere l’indipendenza dal potere centrale. Esistono da anni connessioni fra i tuareg dell’Fla e gli islamisti di Jnim, che stanno agendo insieme per dare un definitivo scossone al regime militare di Assimi Goita, sostenuto dalla Russia.

Gli attacchi hanno avuto luogo in quattro distinte località del paese e ancora oggi si segnalano scontri sul posto: a Kidal, nell’estremo Nord-Est, e, più a sud, a Gao, la città più grande di tutto il Mali settentrionale. E poi a Sévaré, nel Centro, e a Kati, vicino alla capitale Bamako (situata nell’estremo sud-ovest del paese), sobborgo dove è localizzata la residenza di Goita. L’esercito del Mali ha evocato “gruppi terroristici”non identificati, specificando più tardi che la situazione era “sotto controllo”, ma ammettendo la morte di 16 persone, tra civili e militari. Ma sulla base delle segnalazioni di osservatori e di foto e video postati sui social, la situazione non sembra per niente incoraggiante. I ribelli tuareg hanno già annunciato di aver preso il controllo di Kidal, mentre i jihadisti di Jnim hanno proclamato una “vittoria”, frutto di un coordinamento con i loro “partner” e “grazie alla partecipazione attiva dei nostri fratelli del Fronte di liberazione dell’Azawad”.

Sadio Camara, ministro della Difesa e uno dei principali rappresentanti della giunta militare, è stato ucciso a Kati nell’assalto alla sua residenza, che è stata praticamente distrutta dai jihadisti. Quanto al presidente, Goita, è rimasto silenzioso fin dagli inizi degli attacchi, che continuano domenica e che prendono di mira anche l’aeroporto di Bamako.

I militari hanno conquistato il potere nel Mali mediante due golpe nel 2020 e nel 2021. Da allora Bamako ha preso le distanze dalla Francia, che era presente militarmente in loco (l’operazione Barkhane, fino al 2022) per aiutare il paese a contrastare i jihadisti. I francesi sono stati sostituiti dai russi, prima tramite le forze paramilitari di Wagner, poi confluite nell’Africa Corps, sotto il controllo diretto del ministero della Difesa a Mosca. Ma i russi non sono stati capaci di sradicare il problema jihadista, che anzi si è aggravato (come nei due paesi limitrofi, Burkina Faso e Niger, caduti anch’essi nell’orbita di Putin).

La situazione è degenerata in particolare nel Mali, dove, a partire dal settembre 2025, i guerriglieri di Jnim, sotto la guida del temibile Iyad Ag Ghali, hanno imposto un blocco alle forniture di carburante a Bamako, incendiando i camion-cisterna in arrivo e imponendo posti di blocco sulle strade di accesso alla capitale. Hanno così spinto l’economia verso il collasso. A metà marzo, per strappare una tregua negli attacchi ai convogli dei camion di benzina, Goita è stato addirittura costretto a liberare dal carcere circa 200 jihadisti. Il malcontento contro il regime sale nel Mali, tanto più che gli attacchi di Jnim provocano morti e distruzioni. Secondo l’Indice mondiale del terrorismo, pubblicato nelle scorse settimane, il Sahel concentra da solo la metà dei decessi dovuti alle violenze legate al terrorismo a livello di tutto il pianeta. Goita aveva promesso il ritorno del potere ai civili nel marzo 2024, ma così non è stato. Anzi, nel luglio 2025 il regime gli ha accordato un mandato presidenziale di cinque anni rinnovabili, “per tutte le volte che sarà necessario” e, ovviamente, senza il ricorso a elezioni.