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Ebola, piano americano per portare gli infetti in Kenya. ...
Elena Dusi · 2026-06-02 · via Repubblica.it Esteri

“Non vogliamo e non possiamo ammettere alcun caso di Ebola nel nostro paese”. Così sabato scorso decretava il segretario di stato americano Marco Rubio. Il suo diktat contro il virus che si sta espandendo con oltre mille casi in Repubblica Democratica del Congo prevedeva la costruzione di un ospedale in Kenya per accogliere gli eventuali cittadini americani contagiati.

Già un medico statunitense, un missionario in un centro di cura evangelico a Bunia (nel nordest del Congo, epicentro dell’epidemia) si era ammalato a metà maggio. L’ospedale Charité lo sta curando in isolamento a Berlino. Un collega con cui lavorava è in osservazione a Praga. Eventuali nuovi casi, nelle intenzioni di Washington, verrebbero così tenuti alla larga del territorio Usa, tanto meglio se direttamente sul continente d’origine del virus.

La paura del Kenya

Il ragionamento non ha affatto convinto il paese africano. Anche il Kenya, che non ha registrato alcun contagio, ma confina con l’Uganda che ne conta otto, ha tutte le intenzioni di tenere Ebola fuori dalla porta. La Corte Suprema di Nairobi ha quindi decretato l’illegittimità della proposta di Washington. Nessuna struttura di isolamento riservata a cittadini americani sarebbe stata costruita sul suo territorio.

Più ambigua è stata la risposta del governo kenyano. Gli Usa sostengono di averne ricevuto l’assenso. Il ministro della Salute Aden Duale ha provato a spiegare che il centro sanitario americano fa parte di una strategia di rafforzamento delle risposte d’emergenza del paese.

(reuters)

Washington non sente ragioni

Washington ha interpretato queste parole come una luce verde. Incurante della sentenza della Corte Suprema, ha organizzato un ponte aereo verso la base militare di Laikipia, nella cittadina di Nanyuki, che si trova un centinaio di chilometri a nord di Nairobi, dove sorgerebbe l’ospedale per la quarantena da 50 posti per gli eventuali contagiati. Al suo interno verrebbero accolti pazienti positivi al virus ma senza sintomi.

Già nei primi giorni dell’epidemia (annunciata dall’Oms il 16 maggio) l’amministrazione Trump aveva deciso che tutti i viaggiatori non americani provenienti dai paesi colpiti da Ebola avrebbero dovuto essere respinti dagli Usa.

“Protestiamo per salvarci la vita”

I cittadini del Kenya in questa situazione ambigua hanno deciso di far sentire la loro voce. Alcune centinaia di persone ieri hanno cercato di avvicinarsi alla base, facendo rumore con i fischietti e bruciando copertoni, fronteggiati da carri armati e soldati. Negli scontri due persone sono rimaste uccise.

“Nanyuki è una piccola città” ha spiegato uno di loro alla Reuters. “Il personale militare della base vive accanto a noi. I loro bambini vanno a scuola con i nostri. Se qualcuno si infetta, tutti finiremo per infettarci. Stiamo protestando per salvarci la vita”.

(reuters)

Anche leader locali come il governatore del distretto di Laikipia (del quale Nanyuki è il capoluogo) Joshua Irungu si sono detti contrari al centro di quarantena americano: “Esporrà il nostro popolo a Ebola”.

Il testo dell’accordo resta segreto

A poco, per convincerli, sono serviti la dichiarazione di Duale (“il centro sarà usato anche dai cittadini kenyani”) e l’impegno (per ora solo a parole) di Rubio di erogare al paese 13,5 milioni di dollari per rafforzare il sistema sanitario.

La sentenza della Corte Suprema di Nairobi era stata sollecitata da un’associazione per la difesa dei diritti costituzionali del Kenya, il Katiba Institute. Il gruppo di cittadini aveva chiesto di leggere il testo dell’accordo con gli Usa. Il governo di Nairobi non aveva risposto, evitando anche di pronunciarsi con chiarezza sull’esistenza o meno del patto. A parlare per lui sono gli aerei militari con le insegne a stelle e strisce che da giorni atterrano a decollano a Laikipia. “Aspettiamo i dettagli del documento. Vogliamo che sia portato in Parlamento e discusso pubblicamente” ha spiegato la presidentessa di Katiba, Nora Mbagathi su X. “La nostra obiezione legale resterà efficace fino a quando non sarà dimostrato che il progetto risponde agli interessi dei kenyani”.