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Repubblica.it Esteri

Guerra Ucraina - Russia, le news del 13 aprile. Mosca: “Il voto in Ungheria non influirà sul conflitto”. Scad… Attacco senza precedenti di Trump a Leone. Il Papa: “Non ho paura di lui. Continuo contro la guerra” Ecco perché il blocco Usa di Hormuz rischia di devastare il mercato energetico internazionale Il Papa in Algeria, prima tappa di 11 giorni in 4 Paesi africani: “No alle tentazioni neocoloniali” Un Picasso a 100 euro: a Parigi la lotteria per raccogliere fondi per la ricerca sull’Alzheimer Budapest canta "Bella ciao": così la vittoria di Magyar chiude l'era Orbán Ungheria, Magyar nuovo premier. Il vincitore: “Non chiamerò Putin né Trump. Lo zar fermi la guerra” Ungheria, parla Magyar: "Siamo un Paese libero, il nostro posto è in Europa. Basta ingerenze" Elezioni in Perù, Keiko Fujimori in vantaggio: al ballottaggio nel nome del padre Stoccolma, migliaia di iraniani in piazza ascoltano il discorso di Reza Pahlavi a parlamento svedese Bisogna risalire ai tempi di Bonifacio VIII per un attacco così violento Così, con la visita di Leone, l’autoritaria Algeria cerca di riabilitarsi davanti all’Occidente Papa Leone: "Non ho paura di Trump, né di dire ad alta voce il messaggio del Vangelo" Ungheria, la conferenza stampa di Peter Magyar il giorno dopo la vittoria contro Orbán - la diretta Leone XIV replica a Trump: "No al dibattito con lui, continuerò ad alzare la voce contro la guerra" Leone a Trump: "Non voglio dibattiti con lui, ma qualcuno deve alzarsi e dire no alla guerra" Ungheria, il potenziale nuovo ministro della Salute balla scatenato sul palco della vittoria Trump con l'Ia si trasforma in Gesù. Ma poi cancella il post: “Fake news, ero ritratto come medico” Elezioni in Ungheria, le news. Magyar è il nuovo premier: “Abbiamo liberato il Paese” Trump: "Non sono fan di Papa Leone, non crede nella lotta alla criminalità " Papa Leone parte per un lungo tour in Africa: 11 città e paesi per 18mila chilometri e 18 voli Elezioni in Ungheria, i giovani entusiasti: "Orbán se n'è andato. Ora sentiamo che c'è una speranza" Guerra Ucraina - Russia, le news del 12 aprile. Zelensky mercoledì a Roma, vedrà Meloni. Kiev denuncia violaz… Tank israeliano sperona due mezzi italiani Unifil: sale la tensione in Libano Netanyahu: “Libano piegato con la forza, Israele ha ancora molto da fare” Guerra in Iran, le news del 13 aprile. Scatta il blocco Usa di Hormuz. Media: “Passa la prima nave” La ex di Zampolli contro Melania Trump: le accuse che evocano Epstein Usa-Iran, salta la trattativa. Trump: blocchiamo Hormuz Orbán, la fine dell’autocrate braccato dagli scandali: “Ma non mi arrenderò” Usa e Iran, sullo stop all’atomica posizioni lontane
Flotilla di terra, gli attivisti sgomberati ieri in Libia...
Alessia Candito · 2026-05-26 · via Repubblica.it Esteri

I sette attivisti italiani violentemente sgomberati ieri dalla zona cuscinetto nei pressi di Sirte potrebbero tornare già oggi in Italia. Non hanno ricevuto fogli di via, ma per precauzione avrebbero deciso di lasciare il Paese il prima possibile. Picchiati e costretti con la forza a salire sugli autobus e abbandonare l’area in cui per oltre una settimana sono rimasti accampati, nella notte sono stati scortati dalle milizie fino a Misurata. Da lì hanno poi proseguito verso Tripoli, dove sono arrivati questa mattina attorno alle sei.

“Picchiati per costringerci a salire sui bus”

“È stata una nottata complessa, l’operazione di ieri è stata estremamente violenta e inattesa. Non ci hanno dato neanche margine per intavolare una trattativa”, spiega Marco Contadini, uno degli italiani del Land Convoy. Nella serata di ieri, un gruppo di milizie è arrivato all’accampamento di tende messo su dai circa 250 attivisti della carovana umanitaria e ha iniziato a spintonarli e picchiarli per costringerli a salire sugli autobus. “Ci hanno preso a schiaffi e pugni, non abbiamo neanche avuto il tempo di mostrare i passaporti. Con alcuni sono stati particolarmente duri, soprattutto con gli esponenti del comitato direttivo. Ci sono stati dei feriti, ma non tra gli italiani, noi – sottolinea – stiamo tutti bene”.

Donne sgomberate dalla moschea con una pioggia di lacrimogeni

Anche con le donne, spiega Contadini, è stata usata la mano pesante. Da quando la carovana umanitaria è arrivata al confine sono state tutte ospitate nella moschea ed è lì che si sono barricate quando sono arrivate le milizie. Per stanarle, i soldati non hanno esitato a usare una pioggia di lacrimogeni per poi trascinarle sui bus. “Una cosa del genere, all’interno di una moschea non si è mai vista”, commenta turbata un’attivista tunisina. "Ho provato ad avvicinarmi perché c’era una nostra attivista dentro, ma non me l’hanno permesso”, aggiunge Contadini.

Rientro in Italia il prima possibile

Ospitato in un ostello alla periferia di Tripoli, il gruppo sta discutendo la strategia da adottare. L’ipotesi di rimanere in Libia fin quando non arriveranno notizie certe sul rilascio dei dieci attivisti, fra cui gli italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia, fermati in Cirenaica, ha rapidamente perso quota. Gli internazionali hanno tutti il visto in scadenza e comunque poco influirebbe sulla Libia Est un “presidio” in Libia Ovest, è stato il ragionamento. In più, la situazione è delicata, a Tripoli gli equilibri fra le milizie sono ancora instabili e il rischio che le cose possano degenerare c’è sempre. È per questo che anche le rappresentanze diplomatiche e consolari hanno invitato, più o meno esplicitamente tutti, a lasciare il Paese il prima possibile.

Nessuna notizia sui tempi di espulsione dei fermati

"Non abbiamo invece alcuna notizia certa dei dieci attivisti fermati, fra cui i nostri Domenico Centrone e Dina Alberizia”, dice preoccupata Maria Elena Delia. La conferma del trattenimento per ingresso illegale è arrivata ieri con una nota del ministero degli Esteri di Bengasi, secondo cui i dieci volontari "stanno ricevendo l'assistenza medica e umanitaria necessaria, nel pieno rispetto della legge, fino al completamento delle procedure legali e amministrative relative alla loro situazione".

Bengasi: “Sosteniamo la Palestina, ma l’ingresso degli attivisti è contro la legge”

In un comunicato pubblicato sui social, il ministero sottolinea che "le autorità competenti hanno affrontato la questione nel rispetto della responsabilità legale e umanitaria, in conformità con la sovranità nazionale e le leggi e i regolamenti vigenti in Libia, e nel pieno rispetto dei principi dei diritti umani e delle norme umanitarie pertinenti". E ricorda “l'utilizzo del valico di frontiera terrestre è limitato esclusivamente ai cittadini libici ed egiziani, in conformità con gli accordi e i controlli stabiliti tra i due Paesi - aggiunge la nota -, in quanto procedura sovrana e regolamentare in vigore tra di essi". La Libia, si sottolinea nella nota, “ribadisce la sua posizione di fermo sostegno della causa palestinese e dei legittimi diritti del popolo palestinese", ma sottolinea “il rispetto della sovranità nazionale e i controlli legali che regolano la libera circolazione delle persone attraverso le frontiere non possono essere elusi".