L’allarme aereo, il ronzio del drone. E poi l’impatto, l’esplosione, i detriti che volano, il fuoco nell’appartamento all’ultimo piano, le ambulanze, i due feriti. Scene di vita quotidiana, in Ucraina, ma stavolta è diverso: l’attico del palazzo di molti piani su cui si è schiantato il drone non è in Ucraina ma in Romania. A Galati, lungo le sponde del Danubio che segna il confine tra un paese Nato e l’Ucraina sotto attacco russo.
I caccia in volo per intercettarlo
Per intercettarlo si erano alzati in volo due caccia F16 Fighting Falcon, supportati anche da un elicottero Iar 330 Socat delle forze aeree romene. Il ministero della Difesa romeno dice di aver monitorato il drone, che aveva sconfinato come molte altre volte era accaduto in questi 51 mesi di guerra alle sue porte, fino al momento in cui ha colpito il condominio. I piloti degli F16 erano autorizzati ad abbattere il drone sul territorio romeno. Ma non sono arrivati in tempo.
Di fronte a Galati, in territorio ucraino ci sono i porti sul Danubio che Mosca ha attaccato sistematicamente per tutta la durata della guerra d’invasione, mirando alle infrastrutture portuali per mettere in ginocchio l’economia ucraina e per ostacolare il passaggio di armi e munizioni inviate dagli alleati occidentali di Kiev. E’ la zona dei porti di Reni e Orlivka, e un po’ più giù verso le coste del Mar Nero c’è Izmail, il porto principale e più colpito. Ma la zona in cui è volato il drone, la città di Galati, è lontana una ventina di chilometri dall’Ucraina perché in quel punto il Danubio fa un’ansa e sull’altra sponda non c’è più l’Ucraina ma la Moldavia.
Un altro sconfinamento
Non è il primo sconfinamento legato alla guerra in Ucraina sul territorio romeno: dal 2023 Bucarest ha più volte ritrovato frammenti di droni russi nelle zone di confine sul Danubio e in almeno un caso, nell’aprile scorso a Galati, un velivolo senza pilota aveva provocato danni a edifici e infrastrutture. Ma secondo le autorità romene è la prima volta dall’inizio dell’invasione russa che un drone colpisce un’area densamente abitata causando feriti tra i civili.
La reazione, mentre si lavora ad accertare la dinamica e a chiarire le responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio, è cauta: “Ho convocato oggi alle 11 il Consiglio supremo di difesa nazionale per discutere le implicazioni del più grave incidente che abbia colpito il territorio nazionale dall’inizio della guerra di aggressione della Russa contro l’Ucraina. Adotteremo misure proporzionate nei confronti della Russia - dice il presidente romeno Nicusor Dan - il mio pensiero va innanzitutto ai feriti e ai residenti che hanno vissuto momenti terrificanti nelle proprie case. Li ringrazio per la calma con cui hanno reagito”.
Secondo l’Aeronautica militare ucraina, gruppi di droni russi si stavano dirigendo verso la regione di Odessa in direzione di Reni, la cittadina portuale da cui la città romena di Galati dista venti chilometri. Secondo la Difesa romena “il drone, tracciato dal radar nella parte meridionale di Galati, è entrato nello spazio aereo romeno ed è precipitato sul tetto di un condominio, provocando un incendio . Sul posto sono intervenute squadre specializzate nei soccorsi e squadre dei servizi segreti e della polizia”.
Rutte: “Difenderemo ogni centimetro di territorio”
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha sentito con il presidente della Romania, Nicusor Dan, dopo il drone russo che ha colpito un edificio residenziale a Galati. "Gli ho assicurato la piena solidarietà della Nato ed espresso vicinanza alle persone ferite nell'incidente. Ho ribadito che la Nato è pronta a difendere ogni centimetro del territorio alleato", ha riferito Rutte su X. Il comandante supremo delle forze Nato in Europa, Alexus Grynkewich, ha parlato al telefono con il capo di Stato maggiore romeno e ha discusso con lui l’incursione, l’impatto e la reazione “compresi i due caccia romeni fatti decollare in risposta sotto autorità Nato come parte dell’operazione Eastern Sentry”. E “hanno esaminato queste e altre misure adottate tra Nato e Romania per rafforzare insieme la nostra difesa collettiva” concordando “di mantenersi in contatto particolarmente stretto mentre prosegue l’indagine sull’incidente e vengono valutate eventuali ulteriori misure difensive”. Sullo sfondo resta il tema più delicato per l’Alleanza atlantica: la Romania è un paese Nato e un eventuale attacco deliberato contro il suo territorio potrebbe teoricamente chiamare in causa l’articolo 5 del Trattato, secondo cui un’aggressione armata contro uno Stato membro viene considerata un attacco contro tutti gli alleati.
Per questo, almeno finché non saranno chiarite dinamica e responsabilità dell’incidente, da Bucarest e dalla Nato prevale una linea di estrema cautela. Per ora si parla espressamente di “incidente”, senza muovere accuse diverse come di una provocazione deliberata. Ma è una situazione diplomaticamente esplosiva, perché tira per la giacca la Nato a mostrare di saper difendere i propri confini senza scatenare un’escalation dagli effetti potenzialmente devastanti. In altre occasioni, oltretutto, gli sconfinamenti sono avvenuti tra accuse reciproche di Russia e Ucraina sulla dinamica e le responsabilità: errori, effetti della guerra elettronica che acceca i droni, operazioni false flag per screditare il nemico: nel calderone delle accuse, in questi anni di incidenti collaterali ai confini della guerra, c’è finito di tutto. Il clima è rovente, ma le reazioni per ora mirano più a spegnere l’incendio che ad alzare la mira. La “necessità di far finire la guerra” è la frase più utilizzata, riaprendo il dialogo tra l’Europa e Mosca.





















