NEW YORK - La Corte Suprema a maggioranza conservatrice torna in soccorso di Donald Trump, stavolta sull’immigrazione. Con due sentenze approvate con i voti dei giudici che lui aveva nominato nel primo mandato, ha infatti dato via libera ad altrettanti provvedimenti che facilitano le sue politiche restrittive. Una scelta ideologica, prima che giuridica, come ormai spesso accade con questa corte, che molti americani non considerano più legittima, ma solo un braccio della volontà politica del presidente che l’ha creata.
Con una votazione di 6 a 3, ossia i giudici conservatori compatti contro i liberal, il massimo tribunale americano ha autorizzato l'amministrazione Trump a revocare le tutele legali per i migranti in fuga da violenze e disastri naturali ad Haiti e in Siria, esponendo così centinaia di migliaia di altre persone al rischio di espulsione. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna potrà ora porre fine allo "status di protezione temporanea" (TPS), un programma che tutela complessivamente 1,3 milioni di persone provenienti da 17 paesi. Pazienza se a casa rischiano persecuzioni e magari la morte.
Sempre con un voto di 6 a 3, la Corte Suprema ha inoltre spianato la strada affinché l'amministrazione Trump possa potenzialmente ripristinare una politica migratoria utilizzata in passato per respingere i migranti in cerca di asilo al confine tra Stati Uniti e Messico. Il tribunale ha infatti annullato l'ordinanza di una corte di grado inferiore che bloccava tale pratica, limitando il numero di persone autorizzate a richiedere asilo ogni giorno.
Si tratta di due decisioni che cancellano l’approccio compassionevole della politica americana, in favore della posizione ideologica del movimento Maga contro tutti gli immigrati in generale. Un segnale lanciato al mondo sul fatto che questi principi non fanno più parte delle priorità di Washington, incoraggiando così i governi a non prenderli in considerazione nelle loro scelte politiche.

























