Il 13 settembre saranno trent’anni dalla morte di Tupac Shakur, uno dei grandi del rap. Aveva 25 anni era all’apice del successo e al centro della faida tra East Coast e West Coast nell'hip-hop anni 90. Ora, dopo tre decenni, si apre un nuovo capitolo legale per il suo omicidio: mentre si avvicina il processo contro l'unico imputato formalmente accusato, Duane "Keffe D" Davis, programmato a partire dal 10 agosto, il fratellastro del re dell'hip hop, Maurice Shakur (Mopreme), ha presentato una denuncia civile per omicidio colposo contro Davis e altri 100 "John Doe", cioè ignoti cospiratori che avrebbero decretato la morte di Tupac.
Trascrizioni del giudice istruttore nel caso penale contro Davis e interviste di un documentario Netflix uscito a dicembre indicherebbero secondo Mopreme il coinvolgimento di altre persone. Davis è l'unico ad essere arrivato al banco degli imputati dopo aver scritto nel suo memoir del 2019 che si trovava a bordo della Cadillac bianca da cui sono partiti i colpi fatali che ferirono l'artista che morì sei giorni dopo nell’ospedale di Las Vegas. Le ricostruzioni indicano che avrebbe passato la pistola all'esecutore materiale, Orlando Anderson, ucciso nel 1998 a Compton, Los Angeles, sempre nell'ambito della "guerra" tra East Coast e West Coast nell'hip-hop anni 90.
Tre anni fa il nome di Tupac Shakur è stato inciso sul marciapiede più famoso al mondo lungo l'Hollywood Boulevard ottenendo così la stella sulla Walk of Fame.
Tupac a soli 25 anni aveva già venduto milioni di dischi ed è ancora oggi considerato uno dei migliori e più influenti rapper di tutti i tempi nonostante la sua breve carriera musicale finita il 7 settembre 1996 quando quattro proiettili vennero esplosi contro la sua auto in corsa a Las Vegas dove aveva appena assistito a un incontro tra Mike Tyson e Bruce Seldon: trasportato all’University Medical Center morì sei giorni dopo.























