


















I palestinesi stanno riutilizzando le macerie della guerra per riasfaltare le strade distrutte durante i due anni di offensiva israeliana su Gaza. Cemento e metallo vengono frantumati e trasformati in materiale utile alla pavimentazione, nell’ambito di un progetto gestito dalle Nazioni Unite che, nelle speranze della popolazione, rappresenta un primo passo verso la rinascita delle città devastate. Alessandro Mrakic, capo dell’ufficio UNDP di Gaza, ha spiegato che il territorio si trova davanti a una delle più grandi operazioni di sgombero postbellico della storia: si stima che ci siano circa 61 milioni di tonnellate di macerie. Secondo l’UNDP, solo per rimuoverle potrebbero servire sette anni. Finora ne sono state eliminate circa 287 mila tonnellate, ma si tratta soltanto della «punta dell’iceberg», ha osservato Mrakic. La ripresa e la ricostruzione della Striscia richiederanno 71,4 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, secondo una valutazione finale dei danni e dei bisogni pubblicata questo mese da Unione Europea, Nazioni Unite e Banca Mondiale. "La guerra è finita, ma questa è l’inizio di un’altra guerra", ha detto Sobhi Dawoud, 60 anni, che vive in un campo di tende a Khan Younis.
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