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Repubblica.it Esteri

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Inferno Kostiantynivka. I russi in difficoltà ovunque, te...
Gianluca Di Feo · 2026-06-18 · via Repubblica.it Esteri

I russi sono in difficoltà ovunque, ma portano avanti con sanguinosa determinazione il compito assegnato da Putin: occupare il Donetsk, la terra pretesa dal Cremlino per chiudere la guerra. Oggi sono vicini a ottenere un successo strategico: occupare Kostiantynivka, una delle quattro città fortezza che proteggono l’ultima parte del Donbass rimasta in mani ucraine. Se dovesse cadere, i russi potranno puntare su Kramatorsk, la capitale della resistenza agli invasori.

C’è una cortina di propaganda e di notizie distorte che avvolge la sorte di Kostiantynivka, con il sospetto che Mosca stia impiegando pure l’intelligenza artificiale per amplificare i risultati sul campo. Ma è chiaro che la situazione per i difensori è diventata critica. Da settimane i russi continuano a infiltrare squadre di fanti, spesso due alla volta, tra le macerie del centro. Ora sono riusciti a penetrare nella “cuspide” che chiude i quartieri settentrionali e minacciano di interrompere l’unica strada per i rifornimenti.

Meno di duemila persone rimaste

Kostiantynivka è un inferno. Prima del 2022 ci vivevano settantamila persone, adesso i civili sono meno di duemila. I palazzi sono stati sistematicamente demoliti da centinaia di bombe plananti da una tonnellata, che i caccia sganciano restando lontano dalla gittata della contraerea. Sciami di droni d’ogni tipo volano senza sosta su tutta l’area urbano: duellano tra loro ma quelli russi adesso sono in netto vantaggio e si gettano su ogni persona. Si vive sottoterra, dove i soldati ucraini affrontano turni di quattro mesi prima di venire sostituiti.

Il comando di Kiev ha rivestito l’arteria che collega a Sloviansk di reti per frenare i raid dei quadricotteri. C’è un lungo reportage video girato dai cronisti del “Kyiv Independent” che documenta la realtà della striscia d’asfalto: nessun veicolo osa percorrerla; ci sono solo piccoli robot su ruote e colonne di fanti che si spingono verso la prima linea. I reduci che lasciano il fronte sono laconici: “Kostiantynivka? E’ un maledetto disastro. Ma teniamo duro”.

Quasi un anno di assedio

L’assedio è iniziato lo scorso agosto. La città è stata circondata dai droni, che l’hanno resa una “kill zone”: un campo di morte esteso fino a venti chilometri di distanza. Non ci sono mai stati assalti frontali. Nelle rare occasioni in cui i russi hanno mandato avanti tank e cingolati, gli ucraini li hanno distrutti dopo poche centinaia di metri. Intanto però dal ventre dei blindati sono uscite pattuglie che si sono infilate tra le rovine. Hanno piazzato antenne per prolungare il raggio d’azione delle bombe volanti e segnalato bersagli. La maggior parte delle incursioni avvengono di notte, con uomini che strisciano attraverso le postazioni e cercano di sopravvivere. Le immagini mostrano la presenza di anziani male equipaggiati ma anche di forze speciali.

Non sono tanti. I rapporti parlano di trecento russi asserragliati in città mentre il comandante del 19° corpo d’armata ucraino, Oleksandr Bakulin, reputa che siano meno della metà. Contano però non solo sulla copertura dei droni: ogni loro mossa viene accompagnata dal tiro di mortai, razzi, artiglieria. Quando localizzano un nucleo di difesa o una centrale dei droni nascosti nelle cantine, gli invasori radono al suolo l’edificio soprastante e seppelliscono vivi i difensori. Un incubo.

Questa tattica gli ha permesso di individuare i punti deboli. Sono partiti da sud-ovest. Con perdite umane enormi si sono trincerati nei quartieri di Illinivka e Berestok. Da lì si sono addentrati verso il centro, nella fabbrica Kmz e nella cittadella Staryi Pieter. Ora stanno piazzando le loro pedine nel lato nord, in modo da sbarrare l’unico collegamento con le retrovie.

La superiorità numerica russa

Il problema è sempre lo stesso: la superiorità numerica russa. Ondate umane scaraventate nella mischia, senza dare peso ai sacrifici. Nelle prossime ore il comando di Kiev dovrà decidere se mandare altri rinforzi nel carnaio o ordinare la ritirata della guarnigione, concedendo a Putin una vittoria preziosa da sbandierare in un momento nero per la sua credibilità interna e internazionale.

Dal punto di vista militare, anche osservatori acuti come il collettivo ucraino Deep State ritengono che non ci siano speranze di riscossa. L’operazione condotta in queste settimane per soffocare le linee di rifornimento russe finora non ha avuto effetti su questa battaglia. Perché il Cremlino la considera fondamentale e l’alimenta utilizzando strade secondarie del Lugansk.

I piani di Mosca sono chiari. Ha già spinto avanguardie oltre la città: marciano su Druzhkivka, che sarà il prossimo obiettivo e li condurrà alle porte di Kramatorsk, la capitale del Donbass ucraino. Ogni passo in avanti ha un costo più alto, ma non si fermano. E’ chiaro: qualsiasi avanzata ha tempi lunghissimi. Per incenerire Pokrovsk, senza neppure occuparla completamente, ci hanno messo più di due anni. A Kostiantynivka i combattimenti casa per casa proseguono da agosto. Espugnare il resto del Donetsk impegnerà le truppe russe per l’intero 2027. Una previsione da brivido, che forse potrebbe spingere Putin a cercare un compromesso.