Centinaia di detenuti hanno preso il controllo di un carcere a Barinas, nel Venezuela occidentale, denunciando "torture" e chiedendo la rimozione del direttore dell'istituto. I detenuti si sono radunati sul tetto della struttura e hanno appeso striscioni, con su scritto "Sos" o "Siamo torturati". "Basta torture, basta torture", hanno scandito all'unisono, molti con il volto coperto.
Dense colonne di fumo si levavano dal Centro di internamento giudiziario di Barinas (Injuba), roccaforte dell'ex presidente Hugo Chàvez, a circa 500 km da Caracas. I detenuti hanno dato fuoco a materassi e lenzuola.
"La situazione nel carcere di Barinas è allarmante. Chiediamo che la Procura e l'Ufficio del difensore civico intervengano con urgenza per tutelare la vita e il benessere dei ristretti, in conformità con le 'regole Nelson Mandela' delle Nazioni Unite e la Costituzione nazionale", scrive l'Ong Provea, citando l'Osservatorio venezuelano delle carceri che ha confermato la rivolta e segnalato la presenza di 'alcuni feriti' tra i detenuti in protesta contro i maltrattamenti subiti e contro il divieto di visite familiari.
L'Osservatorio ha diffuso immagini e video di detenuti incappucciati sui tetti del carcere, intenti a bruciare materassi: secondo Provea, un gruppo della Guardia nazionale sarebbe entrato nella struttura e lanciato lacrimogeni, colpendo anche le donne rinchiuse nel braccio femminile.
Una precedente rivolta nel carcere di Yare, nello stato di Miranda (nel nord del Paese), il 21 aprile, aveva provocato cinque morti.




















