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Repubblica.it Esteri

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Paolo Romano e l’arresto della nuova Flotilla: “Mi torna ...
di Lucia Lan · 2026-05-20 · via Repubblica.it Esteri

“In queste notti è più difficile dormire, ho ripreso a svegliarmi alle tre o alle quattro del mattino come non mi accadeva più da qualche tempo. Ho provato sulla mia pelle quello che stanno vivendo Martina e gli altri attivisti”.

Paolo Romano, consigliere regionale del Pd, è stato uno dei partecipanti alla prima Global Sumud Flotilla, partita lo scorso settembre dalla Sicilia: la sua imbarcazione è stata abbordata dalle forze militari israeliane e lei è stato portato in carcere. Cosa prova oggi, mentre la storia si sta ripetendo con l’arresto delle persone imbarcate sulla nuova Flotilla, fra cui la milanese Martina Comparelli?

“Quello che l’esperienza sulla Flotilla ha insegnato a tutti quelli che vi hanno preso parte è che il primo pensiero deve sempre andare ai gazawi, il focus deve necessariamente restare su di loro, perché sono loro le vittime di questa situazione. Però è innegabile che ci sia tanta preoccupazione per gli attivisti: continueremo a chiedere con forza l’immediato rilascio, nella speranza che non vengano trasferiti dal carcere di Ashdod a quello di massima sicurezza di Ketziot dov’ero io, perché là sono avvenute cose terribili, siamo stati privati dei diritti umani basilari”.

Subito dopo il rientro in Italia, lo scorso ottobre, lei ha scritto sul suo blog che “Le violazioni dei diritti umani sono state tante, come le violenze, fisiche e psicologiche. Cercherò una formula per riassumerlo ma, per ora, non sono in grado”. A distanza di qualche mese, se la sente di raccontare quello che ha subito?

“Una volta tornato a casa, ho seguito un percorso psicologico perché sentivo il bisogno di parlare di quello che era accaduto e ora ho ripreso a sentirne il peso addosso. In quei giorni di detenzione siamo stati privati dell’acqua potabile e costretti a bere quella del gabinetto quando la sete si faceva insopportabile, alle donne sono stati sequestrati gli assorbenti e si sono viste costrette a strappare delle porzioni di stoffa dalle loro magliette per improvvisare dei tamponi di fortuna quando avevano il ciclo. Ai diabetici e ai cardiopatici sono stati rubati i farmaci: c’era una persona diabetica in cella con me e aveva il terrore di mangiare qualunque cosa, perché non aveva più l’insulina. Durante la notte, poi, le cose andavano anche peggio”.

Perché?

“I militari israeliani entravano nelle celle ogni due o tre ore, in tenuta antisommossa e con i fucili spianati: ce li puntavano addosso e talvolta ce li infilavano addirittura in bocca. C’era un soldato in particolare che mi usava come se fossi la sua marionetta: mi aveva immobilizzato le braccia dietro la schiena e tenendomi per la collottola mi costringeva a fare su e giù obbedendo ai suoi ordini. ‘Up’ e ‘Down’ mi ripeteva in continuazione e se sbagliavo il movimento erano calci e pugni sulla testa e sulla schiena. Tutte chiare violazioni dei diritti, non dei detenuti, ma dei rapiti, perché non avevano alcun diritto di tenerci lì. Però quando oggi ripenso a quei giorni di prigionia riemergono anche dei ricordi belli”.

Quali, per esempio?

“A differenza di chi ci aveva messo lì, noi che condividevamo quelle celle non eravamo lì spinti dall’odio, ma da un desiderio di giustizia che ci accomunava tutti: ecco, in quei momenti, per quanto difficili, ho sentito chiaramente che potevamo contare sulla forza della fratellanza e della sorellanza. C’erano persone provenienti da mezzo mondo e di varie religioni, ma non percepivamo differenze fra di noi. Questo è stato molto bello”.

Alla luce di tutto ciò che ha passato, oggi ripartirebbe con la Flotilla?

“Sì, lo rifarei, ma io sono anche un politico oltre che un attivista e quindi sento innanzi tutto la responsabilità di lavorare perché nessuno debba più rifarlo, perché non sia più necessario che dei cittadini inermi si trovino a dover sopperire alle mancanze dei loro governi, il che rappresenta un fallimento della politica tutta. Lo scorso settembre sono partito con la Flotilla perché sentivo il bisogno di fare qualcosa, di ribadire che la politica del governo italiano non è portata avanti in mio nome. Sono partito perché mi vergognavo del mio governo, anche se per fortuna non del mio popolo. Adesso, a distanza di mesi, la mia paura più grande è quella per la politica del +1”.

Cosa intende?

“A settembre del 2025 ci hanno abbordato e arrestato quando eravamo a 150 miglia da Gaza, ad aprile 2026 hanno intercettato la nuova Flotilla a mille chilometri da Gaza e a maggio sono arrivati a sparare dei proiettili di gomma sugli attivisti. Un crescendo continuo. Quindi mi domando: quale sarà il prossimo +1 degli israeliani? Spareranno proiettili veri? I droni kamikaze già usati contro di noi per bruciare le vele delle barche verranno indirizzati contro gli esseri umani? E soprattutto domando a Giorgia Meloni: perché Israele può tutto? Se la Russia abbordasse delle imbarcazioni ‘armate’ solo di scatolette di tonno e medicine con a bordo anche cittadini italiani, cosa faremmo? Staremmo parlando di embargo totale nei confronti della Russia, di rischio di guerra. Perché a Israele invece tutto è concesso? Chiedo anche all’Unione europea: stiamo aspettando che vengano uccisi 10 cittadini europei, o magari mille, in modo da rendere evidente che per qualcuno le loro vite contano più di quelle degli oltre 70mila palestinesi massacrati? Qual è per noi il limite? Quando diremo basta?”.

Quello che succede a Gaza sta avendo ripercussioni anche in consiglio comunale a Milano, dove si è consumata “una frattura”, come l’ha definita il sindaco Beppe Sala, sulla questione del gemellaggio con Tel Aviv. Qual è il suo parere in merito?

“La stragrande maggioranza dei consiglieri del Pd ha votato per la sospensione del gemellaggio, con 13 voti su 16. Credo che chi non l’ha fatto si sarebbe almeno potuto presentare alla Direzione metropolitana spiegando che la pensava diversamente: mi è sembrata una mancanza di rispetto soprattutto nei confronti degli elettori del Pd. In ogni caso non bisogna dimenticare che il nemico è fuori e che Milano è sotto attacco: il governo e la Regione stanno operando continui tagli che impediscono alla nostra città di essere accessibile e inclusiva come potrebbe e dovrebbe. Per esempio sul fronte dell’emergenza abitativa e del caro affitti: proprio ieri Salvini ha parlato di un’ulteriore liberalizzazione degli affitti brevi. Come sinistra, dobbiamo pretendere che governo e Regione Lombardia facciano il loro lavoro e questo ci dà tutti i motivi per continuare a lavorare uniti e compatti”.

Se potesse mandare un messaggio a Martina Comparelli e agli altri attivisti della Flotilla arrestati, quale sarebbe?

“Direi loro che stanno rappresentando qualcosa di più grande delle loro stesse vite, sono il simbolo del coraggio dell’umanità che si oppone al cinismo imperante e alla violenza. Direi che stiamo facendo e continueremo a fare di tutto per riportarli a casa e perché il loro impegno non finisca nel nulla. E soprattutto ricorderei loro che Gaza ha ancora bisogno di tutti noi, anche di quello che stanno facendo loro con i loro corpi”.