Terminata la rimozione del nome di Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center, lo storico centro delle performing arts di Washington dedicato alla memoria di Jfk che il presidente Trump aveva voluto intitolato anche a suo nome con una mossa che un giudice federale ha dichiarato essere illegale ordinando entro la mezzanotte di ieri che sulla facciata tornasse la dicitura originale di "The John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts".
L'attuale dirigenza del centro, affidata a fedelissimi del tycoon, aveva tentato poco prima della mezzanotte di ottenere una proroga di 12 ore, mentre davanti al centro si formava una folla di centinaia di persone che applaudiva agli operai che montavano le impalcature per arrivare alla scritta, scandendo lo slogan "take it down”, rimuovetelo. Molte altre persone si sono collegate online per assistere alla rimozione del nome del tycoon. Ma dopo la mezzanotte gli operai hanno steso dei grandi teloni bianchi intorno all'impalcatura per oscurare la vista, provocando i fischi e proteste.
Le sentenze dei giudici
La rimozione, che arriva proprio mentre Trump si prepara ad un weekend di festeggiamenti per il suo 80mo compleanno che culmineranno con i combattimenti di arti marziali che lui ha fortemente voluto portare nei giardini della Casa Bianca, è il risultato di una serie di sentenze di giudici federali che hanno definito illegale la decisione intitolare il centro anche a Trump. A cominciare da quella con cui alla fine di maggio è stato accolto il ricorso presentato da Joyce Beatty, deputata dem ex membro del board del Kennedy Center, contro i suoi ex colleghi, dando due settimane di tempo per la rimozione.
La battaglia della deputata dem Beatty
Ore prima della scadenza della “deadline”, due diversi giudici hanno bocciato il tentativo della dirigenza del Kennedy Center di bloccare la rimozione, prima il giudice Christopher Cooper all'ora di pranzo e poi nel pomeriggio la Corte d'appello del circuito di D.C., che poco dopo le 7 di sera ha ribadito il suo no alla richiesta di un blocco dell'ordine di rimozione. "E' travolgente, ha un impatto enorme, si possono combattere le ingiustizie e vincere", ha detto alla folla al Kennedy Center Beatty, che ha anche pubblicato su Instagram un video girato all'interno del centro mentre fa il balletto che Trump ama fare ai rally sulle note di Ymca.
Il voto del Congresso nel 1964
La rimozione del nome dal centro è destinata ad essere la sconfitta più tangibile nella battaglia scatenata da Trump 15 mesi fa per assumere il controllo dello storico centro culturale, iniziata nel febbraio 2025 quando licenziò l'intero board sostituendone i membri con suoi fedelissimi e facendosi eleggere lui stesso board chair. A dicembre poi il voto dei suoi fedelissimi per rinominare il centro Trump Kennedy Center, mossa che provocò l'immediata reazione della famiglia Kennedy, che parlò di dissacrazione del memoriale dedicato al presidente assassinato.
Nel 1964, due mesi dopo la morte di Jfk, il Congresso votò la creazione del centro come "unico monumento nazionale alla sua memoria all'interno della città di Washington". E per questo il giudice Cooper ha concordato con Beatty nel considerare illegale il cambio del nome, considerando la "chiarissima" volontà espressa dal Congresso 62 anni fa.























