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Repubblica.it Esteri

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Libia, sanzioni fino ad agosto 2027. L’Onu: “Gli Stati ri...
di Alessia C · 2026-04-22 · via Repubblica.it Esteri

Non ci sono le condizioni per sospendere le sanzioni contro la Libia, le misure contro le esportazioni illecite di petrolio e l’embargo sulle armi continueranno fino all’agosto 2027 e la comunità internazionale tutta – si sottolinea con forza nel rapporto – “è caldamente invitata a collaborare”. Con una nuova risoluzione, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato le misure contro la Libia. Il testo, approvato all’unanimità, non è però solo un messaggio chiaro e diretto ai due governi che si contendono il Paese, ma anche agli Stati, Italia inclusa, che quelle misure – denuncia il rapporto del panel of experts, anticipato settimane fa da Repubblica – più di una volta avrebbe tentato di aggirarle.

Un Paese instabile in mano alle milizie

Dal documento viene fuori un ritratto delle due Libie – la Cirenaica di Haftar e la Tripolitania di Dbeibeh, l’unico governo internazionalmente riconosciuto – a tinte fosche. Ovunque, scrivono gli esperti: l’instabilità regna sovrana, le milizie continuano ad avere ruolo da protagonista, i diritti umani vengono calpestati e persino i massimi vertici degli apparati che si contendono il Paese sono coinvolti in attività illegali, dal blitz che ha portato all’omicidio di Al Kikli, all’epoca potentissimo capo della Ssa in Tripolitania, per il quale gli esperti chiamano in causa direttamente il presidente Dbeibeh, al contrabbando di greggio, che "ha raggiunto livelli senza precedenti”.

Contrabbando di greggio in mano a governi e gruppi armati

Nello specifico, i nomi di riferimento sono due. Ibrahim Dbeibah, nipote del premier di Tripoli Abdulhamid, e il figlio del leader della Cirenaica, Saddam Haftar, erede designato del padre Khalifa. Secondo il panel of experts sarebbero stati loro a fornire “un ombrello di impunità” a singoli individui e milizie, permettendo loro di “operare all’interno e attorno alle istituzioni statali, utilizzando accordi commerciali, contratti di servizio ed esportazioni per generare flussi finanziari fuori controllo”. E non si tratta di spicci: all’appello mancano circa 8 miliardi di dollari.

Ipoteca sul futuro

Un’ipoteca pesante sul futuro della Libia, in cui da anni le istituzioni internazionali tentano di supervisionare i poco convinti tentativi di riunificazione del Paese, anche perché a rappresentare gli interessi della Cirenaica di Haftar e della Tripolitania del governo Dbeibeh, sarebbero proprio i due uomini identificati come al vertice del sistema illecito di vendita di greggio. Nel settembre scorso, i due si sono visti a Roma, durante un incontro mediato dall'inviato speciale Usa per l'Africa, Massad Boulos, che nella stessa giornata ha incontrato il vicepremier Tajani, mentre funzionari di entrambe le delegazioni avrebbero avuto – è filtrato all’epoca – contatti con tecnici della Farnesina.

Le contestazioni all’Italia

Al vertice non si fa cenno nel rapporto, ma all’Italia gli esperti Onu sì qualche “rimostranza” l’hanno fatta. Primo, per la riconsegna di Almasri, il comandante libico che la Corte penale internazionale avrebbe voluto in manette e l’Italia ha liberato e portato in Libia, una mossa che “ha contribuito alla diffusa percezione, tra vittime e avvocati, che i meccanismi internazionali di responsabilità siano stati inefficaci e irrilevanti”. Il suo potere in Tripolitania – si segnala nel rapporto – è tutt’altro che eroso. Secondo, per il silenzio con cui Roma ha risposto alle richieste di chiarimento su una quarantina di voli militari Misurata, Tripoli e Bengasi la cui natura non è stata mai dichiarata, ma soprattutto su una serie di training militari che costituirebbero una violazione dell’embargo sulle armi.

La Farnesina: “Le nostre attività in regola”

Accuse respinte dalla Farnesina, che sostiene di aver chiarito a tempo debito che “l’attività di addestramento a beneficio delle Forze Armate libiche” sarebbe stata condotta “senza fornitura di armamenti” e “in linea con la roadmap delle Nazioni Unite". Anzi, si sottolinea in una nota, il panel riconosce lo spirito di collaborazione mostrato in occasione di un’attività ispettiva al porto di Gioia Tauro, da dove – si legge nel rapporto – sarebbe transitata una nave cinese con droni e materiali dual use.

Insomma, Roma si dice certa del “concreto rispetto dell'impianto sanzionatorio da parte dell'Italia, anche considerando che le più recenti risoluzioni dell'Onu introducono delle misure di esenzione per le attività addestrative”. Peccato che le esenzioni, assai circoscritte, siano state previste solo con l’ultima risoluzione, che permette “l'assistenza tecnica e la formazione per la riunificazione della sicurezza libica”, approvata dopo il deposito della relazione del panel of experts.

"Nessuna risposta fino al 7 febbraio”

Il documento parla chiaro. Al 7 febbraio "la data ultima entro cui inviare le risposte che potevano essere incluse nella versione finale del rapporto” dall’Italia non è arrivato nulla. E di sollecitazioni per lettera ne sono state inviate tre. Ecco perché a pagina 173, sui voli militari gli experts mettono nero su bianco: “A causa delle informazioni insufficienti fornite dalla Federazione Russa, dalla Turchia e dal Regno Unito, e della mancata risposta di Italia e Stati Uniti, il gruppo di esperti ha ritenuto che questi cinque Stati membri non abbiano rispettato i paragrafi 24 e 25 della risoluzione 2769”. E sui training militari confermano: “Non è stata ricevuta alcuna risposta”.

"Gli Stati collaborino con il panel”

E forse non a caso nell’ultima risoluzione approvata all’unanimità il Consiglio di sicurezza “esorta tutti gli Stati, gli organi competenti delle Nazioni Unite, inclusa la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), e le altre parti interessate, a cooperare pienamente con il Comitato e il Panel, in particolare fornendo qualsiasi informazione a loro disposizione sull'attuazione delle misure” decise in tutte le risoluzioni approvate, “in particolare – si sottolinea - per quanto riguarda gli episodi di non compliance”. A partire dalle mancate risposte alle richieste di chiarimento.