


















Un terzo ospedale per l’isolamento dei casi sospetti di Ebola è stato danneggiato nella Repubblica Democratica del Congo. Domenica notte dei giovani si sono introdotti in un centro sanitario a Mongbwalu per recuperare la salma di un sacerdote morto a causa della febbre emorragica.
I cadaveri sono contagiosi e il governo ha vietato le pratiche funerarie tradizionali, che prevedono di toccare il corpo per un ultimo saluto. Solo il personale addetto, con le protezioni adeguate, può procedere alla sepoltura. Per una parte della popolazione rinunciare a questo rito è però molto doloroso. Già due centri di isolamento erano stati bruciati la scorsa settimana a Rwampara, sempre nel nordest del paese, e ancora a Mongbwalu, dove era stata distrutta una tenda di Medici Senza Frontiere, con i 18 pazienti fuggiti.
Mongbwalu è la città nel nordest della Repubblica Democratica del Congo dove Ebola è comparsa con i primi casi sospetti ad aprile. Nel centro urbano con 130mila abitanti, meta di profughi che scappano dalla guerra civile e minatori che estraggono oro, si sono sviluppati buona parte dei circa 900 contagii (fra loro 204 morti) dell’attuale epidemia, definita dal direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus, “ancora più veloce di noi” e “molto grave e difficile”.
Nella notte tra domenica e lunedì alcuni giovani si sono introdotti nell’ospedale della città per recuperare il corpo di un sacerdote cattolico. “Si trattava di una figura emblematica, un pastore molto conosciuto deceduto a causa di Ebola” ha spiegato una fonte dell’ospedale di Mongbwalu alla France Presse. I militari hanno difeso l’ospedale sparando in aria, ma il tentativo di assalto si è ripetuto quattro volte. “La notte precedente hanno tirato dei sassi anche contro la mia auto” ha spiegato l’operatore sanitario intervistato.
Per Richard Lokudu, direttore dell’ospedale di Mongbwalu, i cadaveri che gli assalitori cercavano di recuperare sono due. “L’ospedale è in stato di massima allerta” ha detto.
Di recente tre operatori della Croce Rossa Internazionale sono morti a Mongbwalu. Il loro compito era proprio comporre i cadaveri prima della sepoltura. Il loro contagio sarebbe avvenuto il 27 marzo. Anche se le prime notizie dell’epidemia di Ebola sono arrivate all’Oms il 5 maggio, con circa duecento malati già infettati, si stima che il virus sia diffuso almeno da metà marzo.
La specie di Ebola in circolazione si chiama Bundibugya, è piuttosto rara e non viene identificata dai kit per i test. Distinguere Ebola da malaria o altre malattie diffuse nella zona è quindi molto difficile, né i letti in isolamento sono sufficienti per tutti i casi sospetti. Anche per questa ragione l’Oms ha classificato il rischio per la Repubblica Democratica del Congo come “molto elevato”.
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