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Repubblica.it Politica

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Il cardinale Camillo Ruini è morto: teologo anticomunista...
Iacopo Scaramuzzi · 2026-06-17 · via Repubblica.it Politica

Ha incarnato un’era ecclesiale. Ha dominato la vita della Chiesa italiana per un ventennio con enorme influenza anche sulla scena politica del Paese. Il cardinale Camillo Ruini, morto oggi all’età di 95 anni, ha preso la guida dei vescovi italiani sul tramonto della Democrazia cristiana, trasformando la Conferenza episcopale in un soggetto capace di intervenire in politica senza intermediazioni, con una strategia, imperniata su battaglie della bioetica e della famiglia (l’astensione al referendum sulla procreazione medicalmente assistita, il no ai “dico” e il Family day, il divieto di funerali a Piergiorgio Welby), collaterale all’esperienza politica di Silvio Berlusconi e in rotta di collisione con il Partito democratico del suo ex amico Romano Prodi.

Insegnante di filosofia e teologia

Nato a Sassuolo, provincia di Modena, il 19 febbraio 1931, Ruini, licenziato in filosofia e teologia alla Pontificia università Gregoriana negli anni che hanno preceduto il Concilio Vaticano II, è stato ordinato sacerdote nel 1954. Dopo diversi incarichi pastorali e dopo avere insegnato filosofia e teologia, nel 1983 è stato nominato vescovo ausiliare di Reggio Emilia da papa Giovanni Paolo II, che già nei primi anni di pontificato aveva posato l’occhio su questo giovane sacerdote brillante, efficiente e che, in una delle regioni più rosse d’Italia, non nascondeva un profondo anti-comunismo.

L’ascesa inarrestabile

Quella di “don Camillo”, come è stato soprannominato sovrapponendo la sua figura a quella del sacerdote uscito dalla penna di Giovannino Guareschi, è stata un’ascesa inarrestabile: segretario generale della Cei nel 1986, Karol Wojtyla nel 1991 lo nomina vicario generale per la diocesi di Roma, lo crea cardinale e lo promuove presidente della Conferenza episcopale italiana. Una posizione che ricopre fino all’era di Benedetto XVI: nel 2006 lascia infatti la guida della Cei al cardinale Angelo Bagnasco, l’anno dopo gli succede alla guida del Vicariato il cardinale Agostino Vallini.

L’avvio della seconda Repubblica

Gli anni ruggenti sono quelli che coincidono con l’avvio della seconda Repubblica, la discesa in campo di Berlusconi, la nascita del Pd. Camillo Ruini intuisce che, morta la Dc, è il momento, per la Chiesa italiana, di giocare in prima persona.

"Il partito di Dio”

“Il partito di Dio”, lo ribattezzerà Marco Damilano. Il porporato, che pure aveva un antico rapporto di amicizia con Romano Prodi (aveva celebrato il matrimonio con Flavia nel 1969), fa una scelta di campo. Formalmente tiene la Cei equidistante dai partiti, e, anzi, riesce a “impollinare” di candidati cattolici “doc” le formazioni dei due schieramenti (Paola Binetti, dell’Opus Dei, entra nel Pd con il favore del cardinale), ma, di fatto, avvicina la Chiesa al centrodestra. Se Berlusconi è uno dei pochi politici per il quale è stato coniato anche l’aggettivo berlusconiano, lo stesso vale per Ruini: ruiniano in quegli anni è uno stile ecclesiale, un marchio di appartenenza, una strategia di egemonia culturale.

I carabinieri uccisi a Nassiriya

Celebra i funerali dei carabinieri uccisi a Nassiriya, esprime posizioni critiche nei confronti dell’islam, boccia l’idea di un partito, il Pd, nato dalla fusione della cultura cattolica con quella comunista. Per il centrodestra, un punto di riferimento, per il centro-sinistra uno spauracchio.

Le scelte dirompenti

Una strategia, non priva di successi, che passa da scelte a volta dirompenti: schiera la Cei per l’astensione in occasione del referendum sulla procreazione medicalmente assistita (2005), quando nel 2006 Piergiorgio Welby sceglie di morire, con l’aiuto dei radicali, il cardinale gli vieta i funerali religiosi, nel 2007 mobilita in piazza San Giovanni in Laterano il primo Family Day, raduno di tutte le sigle cattoliche contro il progetto di una legge per regolarizzare le coppie dello stesso sesso: di lì a poco cade il governo Prodi, promotore delle legge (i Dico) con le ministre Barbara Pollastrini e Rosy Bindi (altra cattolica che più volte si è scontrata con il cardinale).

Il dissenso impossibile

Ruini guida la Chiesa italiana con abilità e piglio. Forte degli introiti consistenti dell’otto per mille, e affiancato dal fedele Dino Boffo, potenzia l’apparato comunicativo della Conferenza episcopale italiana: il quotidiano Avvenire si impone nel dibattito politico, nasce la televisione dei vescovi, Sat2000 (oggi Tv2000). Promuove il “progetto culturale”, una piattaforma di idee e iniziative che fissano nei “valori non negoziabili” (vita, famiglia, educazione cattolica) la cartina di tornasole di cattolicità. Il dissenso interno, nella Cei, nell’associazionismo, nel clero, viene piegato. Ruini interpreta alla perfezione la linea di Giovanni Paolo II, che sin dall’incontro della Cei a Loreto, nel 1985, accantona una posizione più evangelica (la cosiddetta scelta religiosa, portata avanti in quegli anni da Azione cattolica), e impone un approccio più arrembante (la linea della “presenza”, in sintonia in particolare con Comunione e liberazione). Nel Conclave del 2005 si vocifera che sarebbe Ruini il nome che spunterebbe in caso di stallo tra Joseph Ratzinger e i progressisti che votando il cardinale gesuita Carlo Maria Martini, ma alla fine la fumata bianca è per Benedetto XVI.

“Meglio contestati che irrilevanti”

Le polemiche non mancano, né il fuoco amico. Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga lo prende di mira, lo definisce “un discreto segretario provinciale della Democrazia cristiana”. Il mondo cattolico-democratico lo sopporta a fatica. Quello berlusconiano inizia a considerarlo una sorta di oracolo. Tra i suoi fan più accesi, Giuliano Ferrara, “ateo devoto”, vede in Ruini il pilastro di un uomo di Chiesa che sa contrapporsi alle derive della secolarizzazione. Il porporato, in privato uomo cortese e dotato di senso dell’umorismo, attentissimo a cosa scrivono i giornali, in pubblico governa senza esitazioni. Tacita sacerdoti e vescovi espressione del cattolicesimo sociale come don Luigi di Liegro a Roma o don Tonino Bello, vescovo profetico e pacifista. Il suo refrain, di fronte alle critiche, è: “Meglio contestati che irrilevanti”.

“Il metodo Boffo”

Gli ultimi anni al potere sono, però, anche amari. Nel declino del berlusconismo, Dino Boffo, forse il collaboratore più stretto del cardinale, viene attaccato dal Giornale diretto da Vittorio Feltri (anche qui un neologismo, “il metodo Boffo”), e alla fine, su decisione di Benedetto XVI, lascia la direzione di Avvenire. Lo stesso Joseph Ratzinger chiama al suo fianco, come Segretario di Stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone: e se già i rapporti con il predecessore, il cardinale Angelo Sodano, non erano facili (a Ruini venne scippato, per dire, l’annuncio della morte di Giovanni Paolo II, che secondo il protocollo spetta al Vicario del Papa), con il salesiano è scontro aperto. In una lettera pubblica Bertone avoca a sé i rapporti con la politica italiana, emarginandolo – o almeno provandoci.

Le novità di Bergoglio

Le dimissioni di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco nel 2013 sono, per Ruini, che ha ormai 82 anni, un colpo. Accoglie la notizia della rinuncia di Ratzinger con una breve nota dalla quale traspare tutto il suo disappunto. E seppure non esprime mai pubblicamente critiche nei confronti del Papa argentino, almeno fino alla morte, in privato confida di non sentirsi a suo agio di fronte alle novità portate da Bergoglio. Il quale liquida velocemente il concetto di “valori non negoziabili” – “Un’espressione che non ho mai capito” – e si concentra su tematiche care al cattolicesimo sociale. Le sue battaglie storiche, peraltro, non lasciano il segno: il governo di Matteo Renzi approva, con l’avallo della Cei guidata allora dal cardinale Gualtiero Bassetti, una legge sulla convivenza delle coppie dello stesso sesso; il nuovo segretario generale della Cei, il bergogliano Nunzio Galantino, toglie il sostegno della Cei ai nuovi Family Day; la corte costituzionale smonta diversi pezzi della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita; spuntano proposte di depenalizzare il suicidio assistito. Quando viene eletto Leone XIV, che lo riceve all’inizio del pontificato, Ruini esulta, credendo di intravedere nel nuovo Pontefice – in realtà su svariati fronti in continuità col predecessore – un ritorno allo stile precedente Francesco. "Ha compiuto una specie di miracolo ecclesiologico, riportando subito, con la sua elezione, pace e serenità nella Chiesa”, ha dichiarato Ruini al Foglio nel novembre 2025: “Resta da vedere se questo è un fenomeno destinato a durare e a consolidarsi, come mi auguro di tutto cuore, o se invece è esposto a logorarsi e a venir meno man mano che il nuovo Pontefice dovrà affrontare le questioni che lo attendono”.

I meriti storici per l’Italia di Berlusconi

Politico raffinato, quando va in pensione, nel 2007, ammette, in una nota di commiato, di aver forse trascurato un po’ la preghiera nei suoi anni alla guida della Chiesa italiana. Si ritira nella sua abitazione vicina al Vaticano, assistito dalla sua fedele perpetua, esce sempre meno. Quando viene eletto alla guida della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, va a trovarlo. Ruini continua a ricevere giornalisti e politici, soprattutto dell’area di centro-destra, e, nel corso degli anni, esprime apprezzamento e incoraggiamento, in particolare, per Matteo Salvini e, sempre più, Giorgia Meloni, che definisce “davvero molto brava”. Quando muore Silvio Berlusconi lo ricorda così al Corriere della Sera: “Sono stato uno dei suoi amici. E sono molto addolorato per la sua morte. Era persona di grande intelligenza e generosità. Ha avuto meriti storici per l’Italia, soprattutto avendo impedito al partito ex comunista di andare al potere nel 1994. E anche per l’instaurazione del bipolarismo nel nostro Paese”. Più volte negli ultimi anni si era confrontato col tema della morte, che sentiva avvicinarsi.