Si torna a parlare di legge elettorale. E, se i sondaggi continuassero a prevedere un testa a testa tra le coalizioni, è molto probabile che questa variabile possa diventare l’elemento decisivo delle prossime elezioni politiche.
Ma quanto possono incidere le regole del gioco in una competizione elettorale? Come in ogni competizione, molto.
Bisogna partire da un presupposto: considerando Futuro Nazionale e Azione fuori dai poli, le due coalizioni si trovano secondo i sondaggi in una condizione di parità assoluta. Con il Rosatellum, non certo un proporzionale puro, è difficile ottenere una maggioranza con un contesto politico simile: i collegi uninominali oggi non garantirebbero più l’effetto maggioritario netto del 2022. Invece, per il cosiddetto Stabilicum, basterebbe una manciata di voti in più per assegnare alla coalizione in vantaggio la maggioranza assoluta in entrambi i rami del parlamento.
Per Giorgia Meloni è l’unico modo per evitare l’impasse, il pareggio che aprirebbe le porte a una possibile nuova stagione di governi tecnici. In una legislatura che, tra le varie cose, dovrebbe portare all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica.
Per perseguire questa riforma, è disposta ad assumersi il rischio più grande: consegnare il governo del Paese al centrosinistra.
Tuttavia, audentes fortuna iuvat, recitava Virgilio nell’Eneide, esortando a osare, a sfidare la sorte, per venire premiati dal destino, e pare che la Presidente del Consiglio voglia seguire questo antico adagio. Magari cercando un’intesa con Vannacci e i suoi, visto che lo Stabilicum accentuerà le logiche bipolariste.
Certo, è un’audacia fortemente esposta al rischio di incostituzionalità, quella che affida le sorti della prossima legislatura a un pesante premio di maggioranza. I sostenitori di un forte premio di maggioranza legittimamente obiettano che una legge elettorale serve anche, se non prima, a garantire governabilità, e non a fotografare fedelmente gli equilibri del Paese. Ma la governabilità può diventare l’unico criterio su cui impostare la rappresentanza politica? Al di là dalle decisioni che verranno prese e della loro legittimità costituzionale, c’è un elemento di principio da considerare. Il Paese è diviso a metà: è giusto che la politica attraverso una legge elettorale imponga a tutti i costi una maggioranza in parlamento quando, nel Paese, una maggioranza non c’è?























