È una foto diventata meme da social in neanche 24 ore, a dare l’idea della portata promozionale e politica insieme del dj set di Charlotte de Witte che sabato sera ha portato 10mila genovesi in piazza Matteotti e milioni di visualizzazioni sulla città da tutto il mondo. È l’immagine di Silvia Salis che sorride in camera mentre sullo sfondo la dj belga fa ballare la folla, che lo staff della sindaca ha condiviso sui social e che i social hanno reso virale accostandola a uno dei meme più iconici e condivisi della rete, quello della “Disaster Girl”, la bambina che guarda il fotografo con la casa in fiamme alle spalle.
Una dinamica tutta virtuale, sui social dove con i meme del resto si fa già da tempo satira sociale, informazione, pure politica, – scrollare gli account social di Donald Trump per credere – che nel certificare il successo dell’evento ha dato ulteriore slancio al dibattito sull’eredità più concreta dell’occasione. In termini di scelte amministrative, e non solo quelle.
Gli effetti più immediati dell’investimento della città sull’evento, del resto, almeno in rete si possono già calcolare in numeri. Solo su Instagram uno tra i diversi video della serata genovese condivisi dalla stella mondiale della techno, nelle immagini la piazza piena, Palazzo Ducale, i tetti del centro storico, a ieri sera contava un milione e 200mila like, che a grandi linee corrispondono a 35, anche 40 milioni di visualizzazioni.
Un dato che moltiplicato per tutti i contenuti di diffusione simile sull’evento condivisi da de Witte come dalle testate di tutto il mondo, da El Mundo alle riviste di settore, dal Brasile alla Corea, anche senza grandi analisi di marketing si può considerare in un boom probabilmente inedito di visibilità.
Una campagna di promozione territoriale che confronti alla mano è costata «pure molto poco», rivendica Lorenzo Garzarelli, il consigliere delegato di Avs che ha ideato e portato avanti il progetto insieme a Alessandro Orlando e Nicolò Sasso, di Ops eventi: 140mila euro in tutto, «7 euro a persona».
L’altrettanto (politicamente) iconico mortaio gonfiabile che la Regione Liguria dell’ex governatore Giovanni Toti aveva fatto navigare sul Tamigi nel 2023, per dire, polemiche tante e visibilità internazionale relativamente poca, era costato più di tre volte tanto.
Ecco perché in queste ore è lo stesso Garzarelli a farne anche una questione di politica e politica amministrativa. In parte rispedendo al mittente le critiche sul nodo della sicurezza e sull’organizzazione complessa dell’evento («Non possiamo ridurre il dibattito sulla programmazione culturale a un tema di costi e sicurezza»), in parte spiegando la scelta di artista e località con vista su un futuro possibile per l’amministrazione cittadina.
«Organizzare eventi come il dj set di De Witte può anche essere una scelta politica, e non solo perché marca la differenza con le scelte del passato e la techno è il genere musicale più libero da discriminazioni di genere e barriere generazionali: – sostiene il consigliere rossoverde – Le migliori dj al mondo sono donne, è antidiscriminatorio, libero, accogliente, accessibile ed intergenerazionale, che si riprende le piazze e riqualifica spazi urbani in buona parte del mondo. Il governo lo proibisce, noi lo abbiamo portato nel cuore della città con una delle migliori dj al mondo».
«Si tratta di un modo per fare promozione della città in modo diverso, ma non solo – spiega il consigliere – anche per dare l’occasione a chi la vive di riappropriarsi dello spazio pubblico con arte, musica, cultura, al di là delle logiche del consumo a tutti i costi, e a chi deve ripensarla di cercare e trovare nuovi spazi».
Tutta politica l’impatto che la scelta azzeccata di un grande evento riuscito potrebbe avere sulle scelte che verranno in Comune («Avessimo meno problemi con i nodi ereditati dal passato, potremmo iniziare una programmazione che permetta a Genova ad alzare un po’ l’asticella: l’attrattività ce l’abbiamo, servono più soldi e soprattutto gli spazi dove organizzare eventi all’altezza, differenziare la scelta, e pensare cose davvero per tutti», sogna Garzarelli), è tutta politica anche e soprattutto il ritorno di visibilità della stessa Salis.
La portata politica dell’evento, del resto, è per forza di cose solo in parte cittadina e soprattutto nazionale. Della sindaca ritornata star dei social (ha appena superato il numero di followers di Elly Schlein, e non è un dettaglio) lo stesso Garzarelli racconta abbia detto di sì all’investimento su de Witte «in 30 secondi». Troppo ghiotta l’occasione di farne evento-modello, in fondo, e parlare ai ragazzi «della città più vecchia d’Europa».
Nel giro di una sola serata (e una miriade di post) Salis ha visto spazzare via giorni di polemiche su ambizioni nazionali e prospettive locali e si è nuovamente ritrovata investita del ruolo di anti-Meloni ideale, per i social e forse non solo. «La premier come prima mossa al governo ha fatto un decreto per chiudere i rave, – si legge in uno dei commenti alle immagini del dj set diventato già cult – l’altra ha trasformato in rave la piazza principale della città». Anche la techno, insomma, sa fare politica. La prova sta in due ore dj set, che potrebbero cambiare una città, ma pure qualcosa di più.























