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Repubblica.it Politica

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Salvini e l’usato sicuro dell’“emergenza Islam”, le pregh...
Matteo Macor · 2026-05-28 · via Repubblica.it Politica

Una ventina di anni fa, in moschea, ci andava persino a fare campagna elettorale. Fino alla scorsa settimana, al netto della corsa a definirla “una scelta locale”, il suo partito candidava esponenti della comunità musulmana al voto della tornata amministrativa.

Per il segretario leghista e vicepremier Matteo Salvini, però, la chiamata all’“emergenza islamizzazione” nel Paese vale una puntata sull’usato sicuro, soprattutto quando i sondaggi calano, a maggior ragione di questi tempi di arrembaggi vannacciani alla Lega. Ecco perché un suo post sulla preghiera della comunità musulmana di Cornigliano, a Genova, con tanto di didascalia acchiappa commenti (“Kabul? No, Genova, 2026”), ha scatenato un caso politico in Liguria come sui social.

Come la preghiera all’aperto a Cornigliano ripostata dal vicepremier, del resto, con l’arrivo del caldo le comunità islamiche della città si ritrovano già da giorni all’aperto, in zona Darsena come a Villa Rossi a Sestri Ponente, in Valpolcevera e in centro storico. Una visibilità ritrovata finita nel mirino dei partiti del centrodestra locale, in particolare, Lega e FdI per primi.

“Genova Cornigliano ieri sembrava Baghdad o Marrakech: il rispetto non può trasformarsi in sostituzione identitaria – scrivono i consiglieri regionali di FdI Lilli Lauro e Gianmarco Medusei, poi ripresi dai consigliere comunali del partito – Le immagini viste ieri a Cornigliano, a Genova, hanno colpito profondamente molti cittadini. Il rispetto delle religioni altrui è sacrosanto e nessuno mette in discussione la libertà religiosa, ma l’integrazione non può trasformarsi in una progressiva sostituzione dell’identità culturale e religiosa italiana".

"L’Italia non è uno Stato islamico e non può diventare una nazione dove le nostre tradizioni, la nostra cultura e la nostra identità vengono messe in secondo piano”, è il pensiero di fondo in quota FdI.

“Io mi indigno con chi ha deciso di abbandonare ciò che siamo in favore dell’estremo non voler vedere che stiamo perdendo ogni riferimento a ciò che la nostra storia ci ha condotti ad essere – è invece la posizione dell’ex assessora leghista Francesca Corso - Una società che smette di valorizzare i propri simboli, le proprie feste e il proprio modo di vivere, per paura di "offendere" o per eccesso di tolleranza, rischia una lenta e inesorabile decostruzione culturale”.

"L'accoglienza, che dovrebbe necessariamente passare per l’integrazione, non dovrebbe mai tradursi in una rinuncia silenziosa a ciò che siamo”, l’affondo leghista.

La reazione, da sinistra, è arrivata per prima dalla Lista Civica Silvia Salis Sindaca in Comune. “È grave che si utilizzi espressioni costruite per evocare paura, sospetto e ostilità verso una religione e verso chi la professa”, denunciano Laura Sicignano, Filippo Bruzzone, Sara Tassara ed Erika Venturini.

“La nostra Costituzione riconosce pari dignità a tutte le confessioni religiose e garantisce a ogni cittadino il diritto di partecipare pienamente alla vita democratica indipendentemente dalla propria fede religiosa. È un principio che chi ricopre incarichi istituzionali dovrebbe sempre rispettare".

"Chi svolge un ruolo pubblico dovrebbe contribuire ad abbassare i toni, non ad alimentare paure collettive e tensioni sociali attraverso parole studiate per dividere. La politica dovrebbe costruire convivenza civile e senso della comunità, non cercare consenso attraverso la paura e l’individuazione di un nemico”.