Caos in aula, i banchi del governo occupati dalle opposizioni mentre il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi appena tornato sulla scena dello scontro, resta seduto e calmo a pochi centimetri dalla sinistra che gli dà le spalle, schierata in segno di protesta. Gridando vergogna, chiedendo trasparenza. Fino a che Fabio Rampelli, che presiede l'assemblea nella fase più acuta della discussione sul Dl Sicurezza, espelle dopo due richiami il deputato Pd Arturo Scotto, che si è appoggiato e dà la schiena per sedere sugli scranni dell'esecutivo. Poi Rampelli sospende la seduta. Giocoforza, la maggioranza deve cedere e dare l'ok alla conferenza di capigruppo che la sinistra aveva chiesto, invano, fin da mattino.
Il decreto "della vergogna", come lo ha ribattezzato il fronte compatto dell'opposizione dopo il braccio di ferro aperto con il Quirinale, continua a seminare scintille e problemi procedurali: per un provvedimento che, tra l'altro, deve ricevere il definitivo sì entro poche ore, visto che la scadenza per la conversione è fissata nella data (involontariamente significativa) del 25 aprile.
Dopo una notte di polemiche e annunci poi sconfessati, come quello dell'emendamento fantasma che mai arriverà a Montecitorio scoppia la bagarre al quarto piano della Camera - dov'erano riunite le commissioni Giustizia e Affari Costituzionali. E in mattinata si sposta in aula.
"Hanno creato un cortocircuito istituzionale, stanno creando un grave vulnus. Ci sono dei precedenti ma i precedenti riguardano leggi finanziarie, dove si andava al rischio dell'esercizio provvisorio, dove un correttivo non comportava la sostituzione di una norma incostituzionale", dice il leader M5S Giuseppe Conte intercettato in Transatlantico a margine dei lavori sul decreto Sicurezza.





















