Forza Nuova aprirà domenica 28 una propria sede a Predappio, il paese del forlivese dove è nato ed è sepolto Benito Mussolini. La sede, come ha riportato “Il Resto del Carlino”, sarà a Villa Chiara, a 500 metri dal cimitero. L'immobile, già alloggio e pensione della famiglia di Pino Romualdi tra i fondatori del Msi, è di proprietà di Domenico Morosini, patron di Villa Carpena, che ha confermato il legame con Roberto Fiore, fondatore del movimento: «Da oltre 30 anni siamo amici». Responsabile della sede sarà Maurizio Colucci, artigiano di 49 anni, militante dal 1997.
Predappio è spesso al centro delle polemiche per i raduni di nostalgici che periodicamente si rinnovano. Nel mese di aprile Forza Nuova fu al centro di discussioni per un convegno organizzato in paese. La notizia ha sollevato la bufera, con il Pd che definisce «le mani di Forza Nuova su Predappio una vergogna e un pericolo» e chiede al sindaco Roberto Canali (eletto da una lista vicina al centrodestra) di prendere posizione. «Chiediamo al sindaco - prosegue il Pd - che ha dichiarato di non essere contento di questa apertura, di convocare le forze politiche democratiche presenti in Comune e i rappresentanti delle coalizioni di maggioranza e minoranza per stilare un documento unitario che ribadisca, in modo netto e forte, la contrarietà della comunità predappiese a questa presenza totalmente esterna, vergognosa e pericolosa».
«Andatevene, siete una presenza sgradita, divisiva e antidemocratica – continuano i rappresentanti del Pd rivolti a Forza Nuova – le mani di Forza Nuova su Predappio sono una vergogna per l'apologia di un dittatore che tante responsabilità ha avuto nelle più grandi tragedie del secolo scorso e per l'esaltazione del fascismo con il suo carico di suprematismo, razzismo e violenza che, purtroppo, sotto nuove forme, sono presenti ai giorni nostri. Forza Nuova a Predappio è una ragione di pericolo che i predappiesi non vogliono e non meritano. In molti ricordano i tempi bui, quando gruppi neofascisti italiani provenienti da altri luoghi d'Italia tentarono di impossessarsi di Predappio come simbolo del proprio progetto politico. Non ci riuscirono, ma la tensione fu drammatica.Chiediamo allora a tutte le istituzioni della Repubblica, Comune, Provincia, Regione e Governo di non permettere questa strumentalizzazione»






















