L'Europa è «sotto assedio», minacciata da nazionalismi e dall'urgenza di disegnare la propria sovranità. Da Bologna, sul palco di RepIdee, l'ex commissario Ue per gli Affari economici ed ex premier Paolo Gentiloni, in dialogo con Paolo Garimberti, editorialista di Repubblica, dà una scossa agli europei, spiegando la strada da percorrere: «Serve una sveglia, invocando una federazione fondata su tre pilastri che sono politica estera e difesa comune, tesoro comune, innovazione tecnologica». Che l'Europa debba muoversi è evidente anche da un episodio che racconta e che colpisce il pubblico in sala: «Quando anni fa conobbi Trump, aveva già in antipatia l'Unione europea: mi chiese cos'era».
RepIdee26, Gentiloni: "Trump mi chiese cosa fosse l'Unione europea"
Il suo ragionamento parte da uno dei fronti più caldi, e che gli stanno più a cuore, quello dell'integrazione di Kiev. «Penso — dice — che non possiamo politicamente negare l'adesione dell'Ucraina all'Unione europea. Sarebbe moralmente inaccettabile». Anche perché, prosegue, «per un certo periodo i russi hanno detto che il loro problema era l'adesione alla Nato, ma sapevamo che il loro problema era l'adesione all'Unione, non alla Nato». E l'Ucraina vuole l'Europa. «Perché — prosegue Gentiloni — è un privilegio, per certi versi meraviglioso, essere europei. E questa cosa è più chiara ai Paesi che ancora non ne fanno parte rispetto a quelli che sono già dentro. Non possiamo dire no all'ingresso dell'Ucraina». D'altra parte, continua, è proprio il nostro modello a essere un bersaglio per le autocrazie. «L'attuale situazione geopolitica può dare una sveglia agli europei. Non c'è dubbio che siamo sotto assedio per quello che rappresentiamo. L'Europa è l'alternativa ai nazionalisti, quelli interni e d'oltre Atlantico». E anche la nostra idea di voler «mettere regole all'Intelligenza artificiale» un domani «potrebbe essere un terreno di scontro. I nemici — potremmo dire Trump, Putin, la Cina, i giganti del digitale — hanno molto chiaro quello che è l'Unione europea, gli amici, invece, ce l'hanno molto meno chiaro. Chi la vuole colpire lo dice ad alta voce mentre chi la vorrebbe difendere meno».
Servirebbe dirlo chiaramente, ripete Gentiloni. E servirebbe fare subito alcune cose, anche se «la lista sarebbe lunghissima». Intanto, «una difesa comune europea che non sarebbe un'alternativa alla Nato, ma sarebbe un modo di impadronirsi, almeno in parte, della Nato». Poi, serve un Tesoro comune: «Abbiamo fatto una grandissima operazione creando la moneta unica ma abbiamo una politica monetaria decisa a Francoforte e le politiche di bilancio decise Paese per Paese».
Lo sguardo s'allarga al Medio Oriente e alla guerra in Iran: «Dopo quattro mesi, abbiamo capito che è una guerra inutile, speriamo che finisca». Gentiloni è durissimo con Trump: «Il presidente ha fatto tutto da solo, ha stracciato l'accordo di Obama, si è fatto convincere da Netanyahu a intervenire, ha raccontato che l'intervento avrebbe provocato il cambio di regime, che avrebbe portato la libertà in Iran e ora torna a un accordo che forse sarà peggiore di quello di Obama». Questo scenario investe e coinvolge l'Italia. Gentiloni stigmatizza le ambiguità della maggioranza di centrodestra: «Il governo italiano non poteva seguire Trump in queste peripezie, è una caratteristica di prudenza anche apprezzabile, ma fa sempre fatica a prenderne le distanze seriamente. Certo, se Meloni avesse continuato a chiedere il Nobel per la pace per Trump sarebbe stato pittoresco».
Gentiloni conclude parlando del centrosinistra, anche in chiave elettorale: «Compatti mi pare un aggettivo ottimista. Certamente vedo uno sforzo per tenere in piedi questa alleanza, ma c'è tanto da fare per essere competitivi».
























