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Tajani: “Se facciamo più figli possiamo ridurre il numero...
di Gabriella Cerami · 2026-05-22 · via Repubblica.it Politica

Scoppia la polemica per le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani al Festival del Lavoro a Roma. "Abbiamo un problema di decrescita nell'ambito demografico e dobbiamo capire se vogliamo fare più figli. E se facciamo più figli poi possiamo anche dire: bene, riduciamo il numero dei migranti regolari che vengono a lavorare nelle nostre imprese, ma se no noi non abbiamo lavoratori – ha detto il segretario di Forza Italia – Più c'è denatalità, più abbiamo bisogno nelle nostre imprese di lavoratori stranieri. E allora poi con tutto quello che ne consegue, l'integrazione, i rischi di immigrazione irregolare, sono temi poi di cui si è parlato in questi giorni, ma anche nel mondo del lavoro c'è questo problema".

Il Pd contesta le parole del vicepremier. "La questione della denatalità in Italia è complessa e non ne usciamo certo dicendo, come ha fatto il ministro Tajani, che tutto si risolverà facendo fare più figli agli italiani – osserva il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia – Se dal 2014 a oggi abbiamo perso 2 milioni di persone non è perché sono scappati tutti dall'Italia, ma perché per la prima volta c'è un saldo negativo tra nati e morti. Oggi ogni anno in Italia nascono circa 370 mila bambini e muoiono 700 mila persone. È un'emergenza demografica che non riguarda il resto del mondo, riguarda l'Italia. Servono politiche serie per sostenere le donne e i giovani e serve più Europa, anche su questo fronte. E certamente serve più immigrazione regolare – continua Boccia – Perché l'emergenza demografica porta anche problemi di occupazione e di innovazione. Sono tutte questioni per le quali il governo Meloni ha fatto poco e lo ha fatto male, perché continua a guardare il mondo dal buco della serratura dei nazionalismi, mentre noi dovremmo pensare all'Italia nei termini di un pezzo degli Stati Uniti d'Europa".

Frasi “assurde” quelle di Tajani secondo la senatrice del Pd Valeria Valente. “Mentre il rapporto annuale dell'Istat registra che nel 2026 esiste ancora in Italia una gigantesca questione femminile sotto gli occhi di tutti. Tajani forse in un modo tutto suo intendeva sostenere, contro i suoi alleati di governo, che c'è bisogno di più migranti regolari perché li chiedono le imprese. Ma la denatalità non c'entra nulla e non è certo solo una questione di volontà, ma è un fenomeno sociale con precise cause sociali – continua Valente – L'istat conferma oggi che le donne lavorano meno degli uomini, vengono pagate in media 2000 euro in meno all'anno, svolgono il 90% del lavoro domestico e di cura, pagato e non pagato, e si sobbarcano in media più di 5 ore al giorno di lavori domestici, mentre gli uomini solo 2. E la situazione è ovviamente peggiore nel mezzogiorno. Certo, si registra un lento miglioramento rispetto a qualche decina di anni fa. Ma tutto questo continua a incidere anche sulla natalità, perché 6,6 milioni di persone nel nostro paese hanno rinunciato ad avere figli o ne hanno meno di quanti vorrebbero. E il governo Meloni? Fa finta di non vedere. Ha respinto la proposta del Pd sul congedo paritario di 5 mesi retribuito al 100 per cento, ha tagliato l'obiettivo dei posti nido previsto dal Pnrr, ha incentivato il part time tra le donne, ha fatto poco e niente per le giovani donne, pur facendo propaganda per la natalità. Eppure liberare le energie delle donne e fare dell’Italia un paese per donne e per giovani costituirebbe un gigantesco volano anche per l'economia, lo sappiamo e non da ora", conclude Valente. E Cecilia d’Elia, altra senatrice del Pd, aggiunge: “L’Istat conferma oggi che l'Italia è bloccata dalla disparità di genere, che si declina nella disparità occupazionale e salariale e nella mancata condivisione del lavoro domestico e di cura. In questa situazione non servono bonus e propaganda, ma politiche serie e continuative, come il congedo paritario che abbiamo proposto e che il governo Meloni e la sua maggioranza hanno bocciato. La principale causa della denatalità nel nostro Paese sono le gravi disuguaglianze che colpiscono donne e giovani. Finché l'Italia non sarà un paese per donne e per giovani, non ci saranno le condizioni perché nascano più figli – conclude D’Elia – E forse al ministro Tajani sfugge che natalità e migrazioni non vanno per forza contrapposte, le politiche di sostegno al desiderio di diventare genitori e quelle di accoglienza nel nostro millennio, in una società globalizzata, si completano".