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Legge elettorale, appello di 120 costituzionalisti: forte...
repubblicaww · 2026-05-11 · via Repubblica.it Politica

Un appello, dal titolo “Torniamo alla Costituzione” e firmato da 120 costituzionalisti, contro la riforma della legge elettorale presentata dalla maggioranza di centrodestra. Tra i firmatari, ci sono anche Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Mauro Volpi, Maria Agostina Cabiddu, Enrico Grosso e Roberto Zaccaria. Ad aderire anche appartenenti al gruppo “Costituzione e Democrazia”, tra cui Gherardo Colombo, Armando Spataro, il senatore dem Dario Parrini e l'avvocato Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre.

"Noi professori di Diritto costituzionale – si sottolinea nell’appello -riteniamo necessario esprimere una forte preoccupazione per la proposta di riforma della legge elettorale attualmente all'esame della Camera dei deputati. Essa presenta rilevanti criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un'impostazione di fondo non conciliabile con i principi della democrazia rappresentativa. La legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: incide direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull'eguaglianza del voto e sull'equilibrio complessivo della forma di governo".

"È grave il fatto che ancora una volta - prosegue - si vogliano modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto e soprattutto, dopo il risultato della straordinaria partecipazione al voto referendario, e si voglia costruire un sistema elettorale che anziché combattere l'astensionismo rischia di incrementarlo, con meccanismi quali le liste bloccate e un premio abnorme, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un capo e dei suoi sostenitori".

Tre i punti critici messi in evidenza dai costituzionalisti: "Il primo - si legge ancora - riguarda il premio di governabilità o di maggioranza. La giurisprudenza della Corte costituzionale non ha escluso in assoluto la possibilità di meccanismi premiali, ma li ha sottoposti a condizioni rigorose: il premio deve essere proporzionato, deve operare in presenza di una soglia ragionevole di consenso e deve essere effettivamente idoneo a perseguire l'obiettivo della governabilità. Il pericolo maggiore sta nel fatto che il premio possa risultare eccessivo, fino a portare la lista o coalizione vincente verso il 60% dei seggi, incidendo così anche sulle 'maggioranze di garanzia' previste dall'ordinamento costituzionale. Altro aspetto fortemente critico è quello dell'incompatibilità del premio con il bicameralismo disciplinato dalla Costituzione”.

Il secondo profilo "riguarda l'aver pensato un sistema basato unicamente su liste bloccate, e che consente pluricandidature (fino a cinque collegi!). La proposta accentua i difetti principali dell'attuale sistema, affidando l'intera selezione dei parlamentari a liste bloccate e introducendo un premio potenzialmente abnorme e rigido con l'attribuzione di 70 e 35 seggi assegnati rispettivamente nelle due Camere prescindendo dall'esito del voto per le diverse liste". "Un sistema fondato integralmente su liste bloccate, aggravato da pluricandidature e da liste premiali di dimensione sostanzialmente nazionale, consegna ancora una volta la selezione dei parlamentari alle leadership di partito e svuota il rapporto tra elettori ed eletti”.

Infine, il terzo profilo “riguarda l'indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio, che contrasta con i principi che reggono nel nostro ordinamento la nomina del Governo, che dipende dagli equilibri parlamentari risultanti dalla composizione delle Camere, oltre che dall'esercizio delle prerogative del Presidente della Repubblica, ai sensi dell'articolo 92 della Costituzione e dal successivo rapporto fiduciario con il Parlamento. È proprio dalla combinazione di questi fattori che scaturisce un Premierato di fatto, prospettiva che dopo il risultato referendario sembrava ormai abbandonata”.

"Per queste ragioni - conclude l’appello -, riteniamo che la proposta di legge elettorale all'esame della Camera dei deputati sia gravemente lesiva dei valori costituzionali, aggravi il distacco tra cittadino ed istituzioni e rafforzi le preoccupazioni per la crisi del Parlamento. È nostro dovere di costituzionalisti segnalare all'opinione pubblica che questo progetto di riforma elettorale costituisce una forzatura inaccettabile delle regole democratiche e costituzionali".