MILANO MARITTIMA – Non si vince con le beghe ma puntando sui temi. Anche avendo il coraggio e la voglia di proporne di nuovi che magari a qualcuno possono sembrare di centrosinistra. Casa, studentati, liste di attesa, livelli assistenziali. Dobbiamo essere più bravi a raccontare quello che facciamo sui territori. Perché la Lega lì è forte». Alberto Stefani, 33 anni, presidente della Regione Veneto, è appena sceso dal palco di “nexUs”, la festa della Lega giovani. Ha parlato di «giovani e politiche giovanili». Ne è titolato. In Lega da quando aveva 16 anni, a 20 è consigliere comunale, poi sindaco di Giustina in Colle (Padova), a 26 è eletto deputato e a 33 anni — a novembre 2025 — raccoglie l’eredità politica di Luca Zaia diventando il più giovane governatore in carica d’Italia e della storia della sua regione.
Vede traballare la leadership di Salvini?
«La sfida politica si vince con le proposte concrete, non con le polemiche interne. Sono cresciuto con Salvini, vuole bene alla Lega e ha una grande capacità di stare sul territorio. È troppo comodo ricordarsi o pensare al partito solo quando sei al 38%».
La fronda del nord e l’ascesa di Vannacci — su cui lei è stato molto duro — stanno logorando il segretario federale. O no?
«Un anno e mezzo fa c’è stato un congresso federale e l’unico candidato — poi confermato — era Salvini. In Lega c’è un livello di democrazia altissimo, si discute e menomale che è così. Di leadership si parla ai congressi, non sui giornali. Di congressi se ne possono fare, ma non si può nemmeno stare in un congresso permanente. Quanto a Vannacci dico: pensiamo a noi. La Lega deve pensare alla Lega».
Qualche giorno fa a Treviso doveva esserci uno stato generale dei vertici Lega e Salvini lo ha rimandato. Perché?
«C’è una cabina di regia che sta lavorando sulle migliori scelte per il partito. Lasciamo che lavori».
Che cosa pensa degli striscioni contro Salvini apparsi in Veneto e a Pontida?
«Sono libere espressioni di pensiero e di dissenso. Il peso delle cose e delle persone si misura ai congressi, non sugli striscioni».
La festa di Lega Giovani a Milano Marittima, a pochi passi dal Papeete. Che cosa è stata e quanto ha pesato l’estate del Papeete?
«Io sono qui oggi per festeggiare un gruppo giovanile meraviglioso di cui faccio parte con orgoglio da quando ho 16 anni. Rispetto al Papeete io penso che bisogna guardare avanti. Io guardo sempre avanti. Anche le Lega deve farlo. Il tratto distintivo di un gruppo giovanile è guardare in prospettiva, elaborare politiche per i prossimi 20-25 anni, progetti a lungo termine».
Zaia nuovo leader della Lega è un tema?
«Non mi risulta che Zaia voglia fare il segretario della Lega. Lo conosco bene e ho una grande ammirazione per lui. Zaia è il motivo per il quale a 16 anni sono entrato nella Lega. È una figura di altissime capacità e certamente merita di avere un ruolo di rilievo nel partito».
Lei dice che in Lega c’è un alto tasso di democrazia e che si discute vivacemente. Però i risultati, i numeri e i sondaggi dicono che la Lega non se la sta passando bene.
«È da quando sono diventato segretario regionale della Lega — era il 2021 — che ci sono discussioni anche vivaci dentro il partito. Ci siamo abituati, non vedo problemi. Io ho il privilegio e la responsabilità di amministrare il Veneto, una regione straordinaria: abbiamo 161 sindaci, 1.200 amministratori, governiamo in maggioranza oltre 400 Comuni. La nostra prima e unica prospettiva è quella di essere sempre più attenti ai bisogni dei cittadini. Per il resto, ripeto, ci sono i congressi».
Lei è il più giovane governatore d’Italia, si vede come segretario federale del partito in futuro?
«Penso solo e unicamente a governare il Veneto cercando di farlo al meglio».
Camicia bianca e cravatta scura, sotto il palco Stefani è accolto con entusiasmo dai giovani leghisti: selfie, chiacchiere, pacche sulle spalle. È il più applaudito tra gli ospiti del sabato. Anche il più giovane. Forse anche questo è un segno.

























