“Inquietante” per Pd e M5S l'inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto. Chiedono al governo “di fermare i lavori” perché la situazione “è sempre più opaca”. Per Giuseppe Conte conferma che "non solo il progetto era fallato, non solo c'è stata una forzatura, addirittura contro la Corte dei Conti, ma adesso si scopre anche l'ombra della corruzione su questo progetto. L'ennesimo fallimento del governo Meloni, non ne azzeccano una. Recuperiamo subito quei 13 miliardi e mezzo, servono per le famiglie e per la sanità, per le imprese, per i nostri giovani. Questa è l'urgenza del paese", afferma il leader del Movimento 5 Stelle.
Resta cauto il sindaco di Messina, Federico Basile, di Sud chiama Nord: che chiede “chiarezza sui fatti” vista l’importanza dell’opera e che “il confronto sul futuro di quest'opera continui a svilupparsi sulla base di elementi concreti e accertati".
Per Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, le notizie che arrivano da Roma “sono inquietanti e raccontano bene il metodo con cui questa vicenda è stata gestita. Mentre i cittadini calabresi e siciliani viaggiano ancora a passo d'uomo su linee ferroviarie ottocentesche, scopriamo che l'unica 'alta velocità' studiata a tavolino dai signori del Ponte era quella promessa alle carriere di magistrati contabili in quiescenza, pur di blindare un'opera fantasma", sottolinea l'esponente pentastellato”. Tridico, infine, ricorda a Salvini e Meloni che “se pochi mesi fa la Corte dei Conti ha clamorosamente sbarrato la strada a questo ecomostro, negando il visto di legittimità alla delibera Cipess, il merito è stato anche del nostro lavoro al Parlamento europeo. Abbiamo evidenziato i dubbi, la Corte li ha tradotti in una bocciatura clamorosa. Quei 13,5 miliardi di euro stanziati dal Cdm devono essere dirottati sulle vere emergenze del Mezzogiorno", conclude l’eurodeputato 5S.
Alla carica anche il Partito democratico. "Siamo di fronte ad una inchiesta della magistratura per corruzione. Vedremo come andrà l'indagine della Procura di Roma. Ma è del tutto evidente che intorno alla vicenda del Ponte sullo Stretto si addensano nuvole e c'è un alone di forzature del governo che spesso si traducono in opacità – sottolinea il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia – Fare chiarezza diventa sempre più urgente. Dietro l'ennesima bandiera di propaganda di questo governo proliferano situazioni equivoche su cui bisogna assolutamente far luce. Per accelerare i tempi dell'opera, nel frattempo, così come abbiamo sempre denunciato, in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. È il caso che il governo fermi i lavori per questa opera e venga al più presto in aula a riferire su quanto sta accadendo, perché la situazione sta diventando insostenibile".
"Dal progetto all'inchiesta, il ponte sullo Stretto non regge da nessuna parte – fa notare la capogruppo Pd alla Camera dei deputati, Chiara Braga – Se le notizie emerse dall'inchiesta fossero confermate, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita: presunte pressioni sulla Corte dei Conti per favorire il via libera. Serve la massima trasparenza. Poiché è un progetto che sta a cuore al vice premier Salvini è la stessa Meloni che dovrebbe chiarire se esiste un sistema costruito per aggirare controlli e regole. I cittadini meritano risposte, trasparenza e investimenti nelle vere priorità del Paese, non una corsa a qualsiasi costo verso un'opera che continua a sollevare dubbi, interrogativi e ora anche inchieste".
Dice di non essere “affatto stupito dall’inchiesta Carlo Calenda, perché “sono ormai anni che dico che quel meccanismo per come è stato concepito è un meccanismo che non sta funzionando. Il problema è che hanno bloccato un enorme quantità di risorse su un progetto che non esiste quando la Sicilia e la Calabria sono in condizioni disastrose per le strade e le ferrovie”.
Angelo Bonelli di Avs parla di "gravità inaudita" e chiede di fermare immediatamente il progetto: "Vogliamo sapere se siamo davanti a un singolo episodio o al rischio di un fenomeno corruttivo più ampio". Ancora critiche da Alleanza verdi e sinistra. Nicola Fratoianni invita alla prudenza ma sottolinea che "sarebbe un fatto clamoroso" se venissero confermati i tentativi di condizionamento della Corte dei Conti.
Dalla maggioranza si fa sentire il viceministro al Mit, il leghista Edoardo Rixi, che taglia corto: “Non ho nulla da dire”. Interviene per FdI il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli: “Mi rifiuto di pensare che certa magistratura intenda intralciare il naturale corso delle grandi opere con gli strumenti di cui dispone. Sono certo che la società saprà dimostrare la propria estraneità e comunque deve essere ben distinta la responsabilità di singoli professionisti rispetto al valore dell'infrastruttura che, con urgenza, si deve realizzare perché porterà un beneficio oggettivo a tutta Italia, a cominciare dal Mezzogiorno. Basta intralci e scuse”.






















