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Il governo ferma la riforma dei medici di famiglia. La pr...
Michele Bocci · 2026-06-11 · via Repubblica.it Politica

Doveva essere un decreto legge di dieci articoli, che tratteggiava una riforma nella quale tra l’altro si prevedeva il passaggio alla dipendenza di una piccola parte dei medici di famiglia, oggi convenzionati, per coprire i turni nelle Case di comunità. Ieri è diventato un provvedimento molto più prudente. Si cercherà infatti un accordo con i camici bianchi per modificare la loro convenzione, o si farà un emendamento, perché lavorino tutti almeno 6 ore alla settimana nei nuovi maxi ambulatori richiesti e finanziati dal Pnrr. Una marcia indietro che ha scatenato le ire della Lombardia quando ieri Marco Mattei, capo di gabinetto del ministro alla Salute Orazio Schillaci, l’ha prospettata agli assessori alla Salute, nel corso di una riunione della commissione sanità della Conferenza delle Regioni. Guido Bertolaso ha usato parole di fuoco e subito dopo ha lasciato la riunione. Ha anche detto che si dimetteva dal ruolo di vice coordinatore degli assessori (incassando il plauso di molti colleghi). «Abbiamo lavorato tre mesi sul testo, eravamo tutti d’accordo. È una vicenda avvilente. Finiamo per fare tutto quello che chiedevano i medici», è il senso delle parole dell’assessore lombardo.

Era stata la destra a proporre la riforma, è la destra ad affossarla. Mattei ha spiegato alle Regioni che intanto si rinuncia alla soluzione della dipendenza e si lavora sulle 6 ore per dare una risposta immediata ai problemi delle Case di comunità. Tra l’altro, se c’è da modificare la convenzione dei medici potrebbero comunque volerci settimane per arrivare in fondo. Più avanti, avrebbe detto il dirigente del ministero (finito nella bufera perché candidato alla Corte dei conti malgrado sia un medico e bocciato dal presidente dello stesso organismo), si lavorerà di nuovo per la riforma. Non è chiaro come sia possibile farlo, visto che c’è davanti ancora un anno di legislatura e che, soprattutto, Forza Italia è stata sempre contraria, la Lega pochi giorni fa ha preso la stessa posizione e dentro Fratelli d’Italia, a Roma, in tanti hanno lavorato contro nelle ultime settimane. Primo fra tutti il sottosegretario-farmacista di FdI Marcello Gemmato.

Sarebbe stata la stessa premier Giorgia Meloni a dire a Schillaci, a margine del consiglio dei ministri della scorsa settimana, di rallentare. Le pressioni dei sindacati dei medici di famiglia per non cambiare il proprio status, nemmeno per una piccola parte di loro, hanno avuto la meglio su ministero e Regioni.

Le grandi realtà locali di centrodestra, Lombardia in testa, ma anche Lazio e Veneto ci credevano e ci speravano. Hanno problemi a riempire le Case di comunità (al contrario di realtà come Toscana ed Emilia-Romagna) perché tanti medici di famiglia non ci vogliono andare. Da qui la rabbia di Bertolaso, che pensava di essere vicino all’obiettivo. Non è chiaro come mai si siano mosse così tardi, visto che si sa da anni che a fine giugno scade il Pnrr e le Case di comunità vanno aperte.

«Una riforma annunciata come decisiva viene ritirata perché Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega si sono fatti la guerra», dice Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, che chiede anche quando si dimetterà il ministro. Sandra Zampa, capogruppo del Pd in commissione Sanità del Senato, aggiunge: «Mai abbiamo potuto discutere le linee di quel progetto. Inammissibile che il Parlamento sia ignorato così». E il presidente dei senatori dem Francesco Boccia parla di un «fallimento» che le «persone pagheranno sulla loro pelle». Anche i 5 Stelle parlano di «ennesimo fallimento del governo».

Soddisfatti i sindacati dei medici: «Così come era, la riforma sarebbe stata un boomerang, ora siamo pronti a ragionare insieme», dice il segretario Fimmg Silvestro Scotti.