Il presidente della Repubblica e l’archistar. Sergio Mattarella e Renzo Piano. Dialogo sulla bellezza. “Questi giovani mi piacciono molto”, dice Sergio Mattarella a proposito dei ventenni di oggi. “Bisogna trasmettere loro valori di convivenza, non modelli di comportamento”, è l’ammonimento del Capo dello Stato.
“Andate nei posti!” invita Renzo Piano i 24 futuri architetti riuniti nel suo minuscolo ufficio alla Fondazione Piano, una stanza dentro la facoltà di architettura al Politecnico, a Milano, “la mia classroom”, dice Piano, e prende Mattarella sottobraccio nel corridoio.
I due sono amici. Quasi coetanei: 84 Mattarella, 88 Piano. Si frequentano. E si danno del tu. Mattarella è a Milano per gli 80 anni dal primo concerto dopo la ricostruzione alla Scala, ma prima ha voluto fare un passaggio qui: da professore universitario ha sempre amato il contatto con gli studenti.
Nella saletta ci sono anche il sindaco Sala e il governatore Fontana, la moglie di Piano e la figlia, che l’architetto ringrazia, con riconoscenza. Alle pareti articoli giornali che riproducono i mille progetti, palazzi, musei, ospedali, costruiti in giro per il mondo. In Uganda, a Istanbul, prime pagine del New York Times.
“Sergio non sono capace di insegnare”, gli dice Piano.
“Non è vero” lo interrompe Mattarella.
Piano dice di avere invitato gli studenti a scoprire l’errore. Vanno nei posti, per capire eventuali mancanze. “E loro le scoprono, e così cade il muro di soggezione. Un tempo mi sarei arrabbiato, oggi ne sono contento. Anche io faccio errori, anche i professori sbagliano”.
“So che anche tu ce l’hai questo tema dentro di te” dice a Mattarella.
“Senza la passione non si entra nel cuore delle cose. Si rimane superficiali. Serve ostinazione. Ma come si trasferisce la conoscenza, la passione?” domanda Piano. “Me lo chiedo perché noi siamo nell’età grande” dice Piano.
“Ampiamente!” lo interrompe Mattarella.
Gli studenti ridono.
“Le scoperte migliori sono partite da errori” ricorda Mattarella. “Da cose non previste. Da presupposti non calcolati. Quindi sbagliare è prezioso. La passione questa generazione ce l’ha, più delle generazioni precedenti. Mi piace molto. Noi non possiamo imporre loro dei modelli di comportamenti, quelli li devono trovare da soli, sono figli di questo tempo, no, noi al massimo possiamo proporre valori di convivenza”.
E comunque aggiunge: “Io sono soltanto il presidente della Repubblica, non un maestro”.
Piano dice che l’ispirazione si trova andando nei posti. Andare sul terreno.
Mattarella prende appunti.
Ed è importante il silenzio. La riflessione, aggiunge Piano. Che cita a proposito il cinema neorealista.
Vale anche per la politica.
Molti progetti sono nelle periferie del mondo.
“Nelle ex periferie c’è bisogno di bellezza”, dice l’architetto.
“La gente pensa che sia una cosa frivola la bellezza, ma non è vero.
“La bellezza è il parametro della vita” osserva Mattarella, che si sente come in una bottega rinascimentale, “qui il maestro lavora con gli allievi”.
“C’è una bella differenza tra un brutto progetto e uno bello”, dice Mattarella, a proposito della politica. Un monito a fare bene. “E gli anziani non sono tutti saggi. Io trovo la saggezza spesso nei bambini o nei ragazzi”.
Ecco, ma come si può insegnare l’arte dell’ascolto, chiede Piano.
“Dovrebbe essere naturale, ascoltare, ma è un’arte incomprensibilmente difficile. Da ragazzo ho letto un romanzo francese in cui c’era una frase che non ho dimenticato: “L’orgoglio è il più nero dei peccati”. La presunzione ne è la figlia prediletta”, sottolinea il presidente.
Mattarella rimanda ai social ai luoghi nei quali questa presunzione si esplica. “Ho incontrato tante persone, di varie estrazioni, nella mia vita, ma spesso quello che il senso comune ritiene trascurabili, o modeste, mi hanno dato lezioni di vita, di civiltà sapienziale. Dovrebbe essere così anche nella vita pubblica. Nella direzione della pace. Se solo ci si ascoltasse di più. Ascoltare tutti sempre non è una cortesia, ma un arricchimento indispensabile. Ascoltare è la strada per la pace. Anche nella dimensione internazionale se tutti ascoltassero un po’ di più ne avremmo un grande vantaggio”.
Poi Mattarella elogia il dubbio. “La necessità di sottoporsi al dubbio, fare continue verifiche, coltivare il dubbio aiuta a trovare la strada migliore. Non c’è peggio della presunzione di andare avanti in maniera ottusa”.
Ci vuole una bussola interna, conclude Piano.
“So che tu ce l’hai”, dice a Mattarella.























