Elly Schlein, a Verona per il tradizionale appuntamento fieristico del Vinitaly, occasione perfetta per incrociare mondi e sensibilità diverse da quelle più politicizzate, vorrebbe seguire la linea tracciata sin da dopo la vittoria referendaria: «Ho girato quasi tutti i padiglioni, non ce n’è uno che mi abbia posto il tema della leadership della coalizione». Evitare quindi l’argomento, super politicista certamente, per concentrarsi sulle «preoccupazioni che stiamo raccogliendo e che riguardano la condizione degli italiani». Poi però in tv a In Onda su La7 le chiedono ancora lumi sulla questione e lei risponde: «Ci metteremo d’accordo con il resto della coalizione, se saranno primarie io ho dato da subito la mia disponibilità, oppure l’alternativa può essere quella scelta dalla destra con un accordo. Se farei la premier? Assolutamente sì».
Oggi la segretaria parlerà alla direzione del Pd, tornerà sull’esito del referendum sulla giustizia e di come il partito abbia contribuito, insieme agli altri partiti e alla società civile, a fermare la riforma della destra. Il Pd, dirà Schlein, è riuscito a mobilitarsi su tutti i livelli, in tutte le sue articolazioni territoriali, al massimo grado; ora l’obiettivo è continuare a battere sui temi economici sociali, nella convinzione che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni nei fatti non stia più governando, troppo impegnato a risolvere i propri guai, politici e giudiziari.
C’è ad esempio la questione dei salari («L’Istat ha certificato che dal 2021 al 2025 gli stipendi reali degli italiani si sono abbassati del 9 per cento, il costo dei beni alimentari è invece aumentato del 25») e quella collegata del superamento del patto di stabilità, oggi richiesto a gran voce dalla destra stessa: «Non abbiamo votato a favore di questo nuovo patto, che reintroduce dei criteri molto rigidi che ci riportano all’epoca dell’austerità. La domanda, per quei ministri che oggi invocano la sospensione, è: perché l’avete approvato questo patto, abbassando la testa su un accordo dove è mancato l’attivismo del governo italiano?», si chiede Schlein da Verona. Mentre la segretaria dem sarà al parlamentino del Pd, Giuseppe Conte presenterà il suo libro alla stampa, appuntamento al Tempio di Adriano, a Roma. Dopodomani ci sarà la presentazione pubblica sempre nella Capitale, in galleria Alberto Sordi; il 28 aprile invece a Milano, alla fondazione Feltrinelli. Il presidente del M5S si muove su due fronti: la sua “campagna elettorale” pre-primarie e la redazione di un programma di governo da portare al tavolo della coalizione a giugno, quando terminerà la fase di confronto interno di Nova 2.0. Tra parentesi, le proposte del Movimento per il campo largo verranno prima votate online dalla base dei 5 Stelle. L’esito è una formalità, ma servirà a dare un sigillo formale e di maggior peso al percorso.
Anche in casa Avs si pensa ad una fase programmatica congiunta tra Sinistra Italiana e Europa verde, anche se «noi vorremmo vederci urgentemente come coalizione per aprire il cantiere programmatico — dice il rossoverde Angelo Bonelli — Il dibattito sul leader adesso è ridicolo e scollegato dalla realtà. Occupiamoci dei problemi del Paese e di quello che vogliamo fare per risolverli».




















